The root of all evil: speciale COVEN

I Coven… Ovvero, una band che fa sembrare i Deicide e qualunque altra truce e satanica death metal band dei teneri micini appena nati. Qua non si scherza, ragazzi. In un sotterraneo o in qualche grotta, celata agli occhi dei non adepti, si consumano riti orgiastici e messe nere più della fuliggine del vostro vecchio caminetto. Tra massoneria, esoterismo e rituali magici, andremo a scoprire qualcosa in più su una band talmente controversa che è stata addirittura bandita, durante gli anni settanta, da alcune delle maggiori città americane.

Piccola premessa. L’Ordo Templi Orientis nasce intorno alla fine dell’Ottocento ad opera di un capitano d’industria austriaco di nome Karl Kellner e del celebre occultista Theodor Reuss, che alla morte di Kellner gli succedette al comando della loggia/setta. Setta di cui fece parte anche Aleister Crowley, che venne introdotto alla stessa proprio da Reuss nel 1910. La setta si espanse fin oltre l’Oceano Atlantico, arrivando negli Stati Uniti. Ora che sappiamo qual’è il contesto in cui i nostri agiscono, è bene identificare la figura chiave che contraddistingue questo oscuro combo degli anni 60/70, ovvero la bellissima Jinx Dawson, sacerdotessa dell’occulto, discendente diretta di alcuni membri della sopraccitata setta e del famigerato Ordine degli Illuminati che tanto diede da pensare ai potenti di tutta Europa e ai primi presidenti degli Stati Uniti tra il XVIII  e il XIX secolo.

Alcuni suoi avi erano fuggiti dalla città di Salem, nei secoli precedenti, a causa della ben nota persecuzione di cui ancora oggi si tratta in film dell’orrore e romanzi vari. Sopravvissuta ad un difficile parto gemellare, in cui la sorella morì, Jinx crebbe tra letture occulte e le cure di una tata haitiana, fino a mostrare un talento innato per il canto che stupiva tutti gli insegnanti della Butler University School of Music di Indianapolis. Ciò avveniva a causa di una sorprendente capacità di modulare la propria voce che spesso la portava ad essere utilizzata dai professori come esempio per gli studenti più grandi di lei. Tuttavia, Jinx rimase ben presto affascinata dal rock’n’roll, diventando così “la pecora nera” della famiglia. 

Nel 1968 lei e i suoi compagni di avventura nei Coven, ovvero Oz Osborne e Steve Ross, firmarono un contratto con la Mercury utilizzando il loro sangue (pura verità!), ed iniziarono le registrazioni di quel Witchcraft Destroys Minds & Reaps Souls (1969) che tanta influenza ebbe su tutto il gothic/occult rock che venne dopo (Black Sabbath compresi!). Come testimoniato da un pezzo del noto giornalista Lester Bangs, apparso su Rolling Stone nel 1970, in cui la band di Tony Iommi veniva definita “la risposta britannica ai Coven”. Furono i nostri, infatti, ad introdurre il famoso “sign of the horns”, e non Ronnie James Dio come molti invece credono. Loro portarono le prime croci capovolte nell’immaginario musicale. E furono i primi ad inserire una messa nera tra i solchi di un vinile, in quella pietra miliare che è Witchcraft… Possiamo infatti sentire una giovanissima Jinx recitare la parte della nuova adepta che viene introdotta ai rituali orgiastici nella traccia più lunga del disco, intitolata appunto Satanic Mass.

Registrato e prodotto a Chicago, il disco ebbe vita breve nei circuiti di distribuzione, in quanto le preoccupazioni sollevate dalla solita America puritana e bigotta fecero sì che esso venisse bandito dopo poco tempo da tutti i negozi. Stessa sorte toccò alla band, che si vide annullare e negare qualsiasi show avrebbero dovuto tenere a Philadelphia, Boston, Detroit, Cincinnati, San Francisco e Miami. L’album è un capolavoro assoluto, Jinx pare proprio la gemella malvagia di Grace Slick dei Jefferson Airplane, e i pezzi sono davvero da brivido. A partire dall’opener Black Sabbath, in cui le invocazioni al Principe delle Tenebre affinché scenda per divorare le anime e le carni di teneri infanti fanno letteralmente gelare il sangue. Oppure White Witch of Rose Hall, che trae spunto dalla leggenda di Annie Palmer, maestra di voodoo di origine haitiana vissuta in Giamaica nel XIX secolo, che si diceva essere una strega lussuriosa che attirava, grazie alla magia, decine di uomini nel suo letto che poi uccideva senza pietà dopo aver consumato l’amplesso. O ancora, l’inquietante Coven in Charing Cross:

“Thirteen cultists held a secret meeting,

Bringing powers of the darkness upon those who opposed them.

The chief of the circle, known as Malchius

Drank the blood of a young baby offered unto him.

They danced ecstatically, they orgied frantically.

The demon had arisen from the circle on the floor.

The chanting was much louder and more piercing than before…”

Si prosegue con inni alla lussuria e alla blasfemia come For Unlawful Carnal Knowledge e Pact With Lucifer, fino ad arrivare alla evocativa Choke, Thirst, Die, che le sorprendenti qualità canore della bella Jinx rendono uno dei pezzi più riusciti di quest’opera. Il lato B si apre con la stupenda Wicked Woman, in cui la nostra eroina fa il verso appunto a Grace Slick, ed ecco che la famosa “summer of love” diventa piuttosto una “summer of hate” (se mi perdonate la freddura), in cui i vaneggi sul libero amore e altre menate hippie si trasformano  in disperazione assoluta e sottomissione verso una donna malvagia. Le belle Dignitaries of Hell e Portrait introducono appunto alla già citata Satanic Mass, che chiude il disco con bestiali invocazioni e oscuri canti dedicati a coloro che preferirono regnare all’inferno piuttosto che servire nel regno dei cieli. L’artwork è corredato da alcune foto in cui i componenti della band si mostrano in procinto di eseguire qualche sacrificio o rituale, con la bella Jinx stesa nuda sull’altare. L’album ebbe comunque una discreta pubblicità, grazie anche a Charles Manson, che si fece fotografare con una copia del disco sottobraccio. Jinx e i Coven hanno comunque e sempre negato ogni legame col famoso assassino. A questo punto i nostri erano considerati una seria minaccia all’ordine pubblico, e tra intercettazioni e pedinamenti da parte dell’FBI, vennero attribuiti a Jinx Dawson perfino alcuni flirt con superstar quali Mick Jagger, Frank Zappa o addirittura Charlie Chaplin!

I Coven ebbero tuttavia una buona chance di arrivare al successo commerciale alcuni anni dopo, esattamente nel 1972, anno in cui vide la luce il loro album omonimo, che contiene una versione dell’inno antimilitarista One Tin Soldier (The Legend of Billy Jack), originariamente incisa dalla band canadese Original Caste. Ma la magia, seppur nera, era ormai finita… Le vette del primo album non verranno mai più ripercorse, e i nostri si assestarono su un più normale rock stile seventies con accenti blues e southern, sempre contraddistinti dalla bella voce di Jinx, ma senza quella malvagità che rendeva la sua performance sul primo album davvero unica. Gli episodi meno riusciti del disco risultano essere infatti i pezzi in cui la presenza della nostra fascinosa sacerdotessa si limita alle contro-voci.

Nel 1974, tuttavia, si ha un parziale ritorno alle tematiche occulte con l’album Blood on The Snow, a partire dalla copertina. C’è però da dire che anche questo risulta essere nettamente inferiore al debutto, con alcuni spunti interessanti, concentrati soprattutto nella seconda parte dell’album, con tracce come l’onirica Blood on The Snow o la notevole Lost Without a Trace. A questa uscita discografica seguì un pluridecennale silenzio, in cui Jinx si cimentò anche in ruoli cinematografici, in pellicole semisconosciute come Heaven Can Help, o comunque minori come Cool World (noto in Italia come “Fuga dal mondo dei sogni”). Nel 2007, tramite il suo MySpace, Jinx Dawson annuncia il ritorno dei Coven sulle scene. Ma si tratta solo di vecchio materiale raccolto in un album intitolato Metal Goth Queen – Out of the Vault, che vedrà la luce nel 2008. Il materiale contenuto nella raccolta spazia tra i decenni di carriera della band e contiene alcune registrazioni in cui sono presenti ex membri di Steppenwolf, Jethro Tull e perfino il geniale Tommy Bolin (R.I.P.), immortalato in alcune delle sue ultime performance in studio. Da allora, più nulla si è saputo dei Coven, così sottovalutati eppure così fondamentali per le sorti della nostra amata musica. (Piero Tola)

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