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Avere vent’anni: SLO BURN – Amusing The Amazing

28 aprile 2017


Il mio amico Michele ha una casa a Gallipoli, sul mare, dove in gioventù andavo spesso a bivaccare durante i mesi estivi nella vana speranza che settembre non arrivasse mai. Il mio amico Michele ha anche un fratello, più grande di noi di un paio d’anni ma entrato in contatto col sacro fuoco del rock ‘n’ roll assai precocemente. La sua conoscenza di un universo che ci appariva ancora piuttosto oscuro lo faceva apparire ai nostri occhi come una sorte di stregone sapiente, custode di antichi segreti a cui un giorno, forse, saremmo stati introdotti. All’epoca ascoltavo praticamente solo power metal crucco, e la cosa mi rendeva anche piuttosto fiero. Diciamo che quando a 15 anni senti Blind Guardian e Grave Digger dalla mattina alla sera, il mondo prende inevitabilmente una piega abbastanza particolare: inizi a guardare i compagni di scuola come se tu fossi un Elfo silvano e loro dei nani di Moria, trattando chi ha gusti musicali diversi dai tuoi col medesimo spirito caritatevole adoperato da Legolas nei confronti degli Uruk-hai.

Un pomeriggio ce ne stavamo tutti e tre in veranda, io e Michele ciondolando sull’amaca cullati dal rumore delle onde e suo fratello sbracato sotto la tettoia di casa, a smanettare col computer. Ricordo ancora nitidamente il momento in cui sentii provenire dalle casse del suo pc il suono grasso e distorto di una chitarra che pareva sul punto di esplodere. Non avevo mai ascoltato nulla di simile e mi avvicinai incuriosito. “Che ne dici, Enrì? È una roba abbastanza diversa da quella che ti piace, ma magari può interessarti. Loro sono i Kyuss, un gruppo californiano, e questa canzone si chiama Gardenia”. Rimasi letteralmente folgorato. Sì, per carità, conoscevo e già apprezzavo i Black Sabbath, ma più per una forma di devozione eteroimposta che per la sincera adorazione che sarebbe arrivata in seguito, con la maturità. Fino ad allora mi erano bastati spadoni, mutande di pelle e CD coi draghi in copertina. Quel riff, quel giro di basso ipnotico, quell’atmosfera alterata e viscerale cambiò tutto. Chiesi subito al fratello di Michele una lista di album in qualche misura simili a quanto avevo appena sentito e di cui non potevo proprio ignorare l’esistenza. Lui mi stilò un elenco che conservo ancora gelosamente, nel quale figuravano tutti quei dischi che sarebbero poi diventati i miei album preferiti, da In Search Of… dei Fu Manchu a Holy Mountain degli Sleep, passando per Songs For The Deaf dei Queens of the Stone Age e Dopes To Infinity dei Monster Magnet.

Curiosamente, in cima alla lista c’era l’EP di un gruppo dal nome bizzarro e accattivante, gli Slo Burn. “Fidati, è una bomba”, mi rassicurò il fratello di Michele, “ci canta John Garcia, il tizio che hai sentito sbraitare prima”. E allora, in doveroso ossequio alle direttive del mio mentore, iniziai a procurarmi e a sentire quei dischi seguendo rigorosamente l’ordine in cui me li aveva consigliati. Fu così che, per questa serie di fortunati eventi, Amusing The Amazing divenne il primo album stoner che io abbia mai ascoltato. In quelle quattro tracce, costruite su continui saliscendi emotivi ed esplosioni di furia selvaggia, è racchiusa l’essenza stessa dello stoner e la ragione prima del mio amore per un tipo di musica che ancora oggi occupa la gran parte del mio cuore, dei miei scaffali e dei miei ascolti quotidiani.

Tre lustri dopo, il fratello di Michele vive in California e qualche giorno fa ha coronato il nostro sogno di partecipare al Desert Generator, festival organizzato in mezzo al deserto nello stile dei leggendari generator party e durante il quale si sono esibiti tra gli altri Earthless e Brant Bjork. Io invece scrivo queste righe mentre mi dirigo verso l’Electric Ballroom di Londra, dove tra qualche ora, a vent’anni di distanza dall’ultimo concerto, suoneranno gli Slo Burn. Il Dio del Rock ha voluto bene a entrambi.

2 commenti leave one →
  1. Matteo permalink
    28 aprile 2017 22:42

    Bellissimo.

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Trackbacks

  1. Roadburn Festival 2017: 20-23 aprile, Tilburg, Olanda | Metal Skunk

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