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Avere vent’anni: GRAVE DIGGER – Tunes Of War

30 agosto 2016

Grave_Digger-Tunes-Of-War-1996

 

Charles: Tunes of War, coi suoi Brave, Bruce e Rebellion, è l’inno power-epic per antonomasia; è anche l’inno al crauto, alla birra e allo stinco di maiale, nonché, cosa più importante per chi vi scrive, la colonna sonora delle millemila riunioni redazionali di Metal Skunk, fedele compagna di innumerevoli sbronze allegre, momenti di amicizia sincera e sano cazzeggio. Tunes of War è un inno alla vita e al saperla prendere per il verso giusto. In quanto a capacità di fomento delle masse qui siamo ai livelli dei Manowar e a volte anche oltre, quindi volerne parlarne in modo razionale e ragionevole non ha alcun senso, come non ha alcun senso starvi a spiegare le proprietà organolettiche della salsiccia al forno con le patate. E dunque, cari amici e soprattuttamente amiche della salsiccia, ribadiamo ancora una volta che Tunes of War è il miglior disco dei Grave Digger e che i Grave Digger sono il miglior gruppo della storia dell’heavy metal e che l’heavy metal è la cosa più bella del mondo dopo la fregna.

Piero Tola: Funesti ricordi evoca in me questo epico album. Proprio nei giorni in cui uscì e lo ordinai al volo su uno scrausissimo mailorder crucco, mi beccai un virus intestinale. Che dico: IL virus intestinale par exellence, quello che ti fa piegare in due dal dolore e ti impedisce di stare in posizione eretta perché non puoi distendere stomaco e intestini (cit. Enciclopedia Medica Italiana). 
In preda agli atroci tormenti e alle evacuazioni più dolorose mi accinsi dunque a consolarmi con un po’ di metallo tetesco, sperando che dopo due album come The Reaper (il loro disco migliore di sempre) e Heart of Darkness (clamoroso anch’esso), azzeccassero la serie dei tre dischi di fila anche negli anni novanta. Conosciamo tutti le vicissitudini che nel decennio precedente li spinsero, in preda alla frustrazione dettata dal fallimento commerciale, a cambiare nome in Digger e ad incidere Stronger Than Ever, album dal suono più radio friendly ma che si rivelò anche meno redditizio di quanto ci si aspettasse.
Negli anni ottanta la triade Heavy Metal Breakdown, Witch Hunter e War Games esprimeva un suono classicamente speed metal come in voga all’epoca tra le band tetesche. Il ritorno a quelle sonorità avvenne appunto nei primi anni novanta e dopo circa un lustro ci consegnò, appunto, Tunes of War. Che dire? I pilloloni rossi e gialli di qualche potente analgesico prescrittomi all’epoca non ottenebrarono la mia mente al punto tale da non accorgermi che il disco era ancora una volta notevole. Ancora oggi quando ascolto l’intro The Brave, che riprende la tradizionale marcia da cornamusa Scotland The Brave rielaborandola in epic speed metal da birreria e rutti, non posso evitare di sventolare il mestolo in aria (la ascolto prevalentemente quando cucino) come fosse una mazza da guerra o uno spadone medioevale.
William Wallace o The Bruce, qualunque pezzo prendiate (funzione shuffle nel lettore) vi darà come risultato un inno epico e travolgente. All’epoca il cd versione digipak era ampliato da alcune bonus track che poi finirono sull’ep The Dark of the Sun, contenente alcuni classici degli eighties in versione rielaborata, oltre che alla track omonima.

Trainspotting: L’attacco è da antologia: The Brave in versione ultracoatta seguita da riffone iniziale di Scotland United, urlaccio di Boltendahl e doppio pedale da far tremare i vetri. Dopodiché è una smitragliata di inni da birreria, uno meglio dell’altro, con l’ovvio apice in Rebellion, diventato sin quasi da subito l’inno ufficiale del metallaro tetesco al festival estivo. I Grave Digger sono uno dei pochi gruppi crucchi a non aver mantenuto una quantomeno discreta media qualitativa sulla lunga distanza, ma anche solo per Tunes of War meritano quello che hanno ottenuto. Se penso alla classica atmosfera da festival estivo sul pratone, con la birra annacquata nel bicchiere di plastica e il panino con salamella e maionese, Tunes of War è una delle primissime cose che mi vengono in mente. So che ora nella vostra testa state canticchiando il coro di Rebellion, quindi tantovale che la rimettiate nello stereo e alziate il volume, fino a quando il vostro vicino verrà a bussare con una mazza da baseball o, magari, con uno stinco di maiale con le patate da condividere nel nome del metallo. Poi per il track-by-track potete sempre andare qui.

8 commenti leave one →
  1. 30 agosto 2016 20:28

    Disco di heavy metal con le palle quadrate, senza scordare la toccante The Ballad of Mary (Queen of Scots). Ancora una volta avere vent’anni e non sentirli minimamente.

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  2. weareblind permalink
    1 settembre 2016 23:21

    Che album a cazzo dritto.

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  3. SimonFenix permalink
    3 settembre 2016 23:13

    Caspita, che album mi avete fatto scoprire!!!

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