Musica di un certo livello #25: SKUGGSJA, MOGWAI

skuggsja_coverSe ne è parlato in varie occasione su questi schermi, ma mai è stato dato il giusto merito al lavoro di Bjornson e Selvik, non avendo riscontrato il favore dei miei colleghi che li hanno visti al Roadburn o in altri contesti. Per essere un disco su commissione trovo che l’operazione Skuggsja sia veramente ben fatta. A parte il fatto che un Governo, per celebrare i duecento anni della Costituzione, chiami questi due signori, genitori di Enslaved e Wardruna, è un evento che per un norvegese può pure rientrare nelle cose giuste e scontate da fare ma per me, italiano, resta ancora un evento degno di nota, perché è immediato fare il confronto rispetto a quanto potrebbe accadere qui da noi in un’occasione similare. Del resto parliamo di un Paese in cui il black metal è materia di studio per aspiranti diplomatici. Nello specifico, i pezzi sono ormai vecchiotti, risalendo ad un paio di anni fa, quando furono eseguiti per la prima volta all’Eidsivablot festival in Eidsvoll e oggi trovano la loro dimensione finale in un album che mi sento di consigliare agli amanti del folk. La parola Skuggsja dovrebbe corrispondere al latino speculum, quindi allegoricamente si fa un generale rimando alla ricerca, del divino, dell’io, della conoscenza scientifica e così via. Tra le due ovvie catene di DNA di riferimento, qui mi sembra predominante quella dei Wardruna ma il tutto appare, dopo un attento ascolto, comunque ben congegnato e ben amalgamato. Nulla di innovativo, anche perché l’obiettivo qui era celebrare il passato. Non c’è niente che non funzioni, insomma. Non ho trovato nessun senso di autocompiacimento o un utilizzo troppo cervellotico dei riferimenti musicali e culturali, degli strumenti tradizionali, dei cori, etc. Non è un album né macchinoso né noioso, che potevano essere i due errori più semplici da commettere in un’occasione del genere. Mi sembrava giusto concedere a Skuggsja un’altra chance.

Mogwai-AtomicMogwai, Mogwai. Miei cari Mogwai. Non riuscireste a sbagliare un album neanche se vi legassero mani e piedi. Come per Skuggsja anche qui si parla di musica su commissione e ancora una volta si parla di un ottimo disco. Atomic è praticamente una colonna sonora, o meglio, del materiale di una colonna sonora per un documentario BBC su Hiroshima (che quest’anno sono 70 gli anni dal lancio della Fat Man), opportunamente rimaneggiato e confezionato per la nostra gioia e per diventare un album a tutti gli effetti. Questa dovrebbe essere la terza colonna sonora che producono i Mogwai ai quali, presumo, ne verrà sicuramente chiesta un’altra in futuro visto ciò di cui sono capaci. Del resto, come ben sappiamo, da sempre la musica dei Mogwai ha in sé il potere delle immagini. È la band più cinematografica che mi viene in mente al momento. Dopo un Rave Tapes, che da queste parti aveva riscosso unanime favore, segnaliamo un’altra perla da conservare e tirare fuori nei momenti di relax, quando ci si vuole estraniare un po’ da tutto o quando si è in effusioni con la tipa, fate voi. Non ho visto ancora il documentario in questione (non è proprio il mio genere di svago preferito) ma ci scommetto quello che volete che immagini e suoni si fondano alla perfezione. La migliore soundtrack che mi sia capitata sotto mano dai tempi di The Social Network e di Into the Wild. (Charles)

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