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Musica da camera ardente #14

19 ottobre 2017

Ovvero: musica per fare all’ammore.

Non per fare sesso, badate bene, ma per fare l’amore con la donna, o con le donne, che ami. Per esempio, Every Country’s Sun sarebbe il disco perfetto per amare una donna di razza superiore come Natalie Portman. Per ricreare il miglior contesto possibile per un atto così carico di sacralità non potresti che affidarti ai MOGWAI i quali, anche con quest’ultimo disco, riescono a rasentare la perfezione. È incredibile come ogni volta che esca un disco nuovo degli scozzesi sia così immediatamente pronto a definirlo come il mio preferito. Sono veramente una bandieruola al vento. Eppure anche Every Country’s Sun, come il precedente Rave Tapes, riesce a fondere in modo talmente equilibrato il loro amore per la sperimentazione elettronica alla calda e accogliente coperta dell’intimismo acustico più puro. L’intimismo Mogwai, vero e proprio marchio di fabbrica. Manca all’appello John Cummings, andato via già all’epoca della notevolissima colonna sonora Atomic, ma pare che alla vostra affezionatissima bandieruola neanche questa carenza abbia procurato grandi scompensi. Io credo che Natalie Portman sarebbe ben felice di fare all’amore con me mentre alle nostre spalle lo stereo diffonde nell’aria le note perfette e sublimi dei Mogwai. Come potrebbe resistere? 

Invece, se dovesse capitarmi a tiro un altro splendido esemplare di mammifero come la Scarlett Johansson non potrei esimermi dal pigiare nel lettore il bellissimo ultimo ed omonimo album dei rinnovati e riformati geni dello shoegaze: gli SLOWDIVE. Ho sempre amato questa band ma l’ho scoperta un attimo primo che si sciogliesse, con Pygmalion. Quello, ovviamente, resta il mio disco preferito da loro inciso ma non posso non riconoscere a Souvlaki un primato nell’aver inanellato una serie di pezzi immortali. Oggi è band mainstream, sputtanatissima, commercialissima, tutto quello che volete, ma resta una band fenomenale. Voglio esagerare: se non avessi sentimenti o un minimo di senso della storia della musica, direi tranquillamente che questo Slowdive è addirittura il più bel disco che abbiano mai fatto. Ed è un’affermazione della quale potrei anche non dovermene pentire in futuro. Quello con la Johansson non può che essere un amore a due facce: una contemplativa ed una carnale, un amore sicuramente non platonico, attenzione. Sarebbe un atto a metà tra la passione più sfrenata e il romanticismo più stucchevole, come è, del resto, questo spettacolare album, contemporaneamente sexy e dolce.

Un’altra reunion di cui c’era bisogno, un’altra band che esce dalla naftalina degli anni ’90, un’altra band che ho scoperto un attimo prima che si sciogliesse: THE JESUS AND MARY CHAIN. Loro, veri alfieri dello shoegaze, del post-rock o di come lo si voglia chiamare, e band senza pari, superiori addirittura ai – oggi, non all’epoca – a volte pure troppo osannati Slowdive, sono stati capaci di tirar fuori nel corso della loro carriera dei dischi eccezionali. Vi invito a recuperarli tutti. Io amai inizialmente Munki alla follia ma ben presto mi resi conto che si trattava della loro opera minore e, fidatevi, Munki era veramente avanti coi tempi. Quel sound così particolare, quella costante sensazione di malessere, quel muro di chitarre e feedback, quei momenti dove invece tutto sembrava facile e sereno, tutto ciò se lo sono portato dietro dall’oltretomba ed oggi, che è uscito Damage and Joy, oggi che non se lo aspettava più nessuno dopo anni di annunci al vento, sembra che per gli scozzesi il tempo sia rimasto fermo. Una catapulta indietro nel tempo, negli anni ’90. Gli ’80 sono finiti: lo stacco netto di stile che ci fu tra uno Psychocandy e un Darklands è un ceffone in faccia che non riceveremo mai più ma potremo comunque riassaporare le sensazioni di Automatic o di Honey’s Dead in un album più leggero ma che di sottofondo conserva sempre quel senso di sporco. Asia: un amore schizofrenico, insolente, caotico, dolce, narcotico, violento. (Charles)

7 commenti leave one →
  1. 19 ottobre 2017 09:34

    Grazie caro, adesso però mi interesserebbero i 10 migliori dischi per farsi le seghe, che al momento lo vedo più affine alla mia situescion…

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  2. Fanta permalink
    19 ottobre 2017 09:38

    Non ricordo se ne avete già parlato all’interno del contenitore in oggetto, mi permetto comunque di segnalarvi Another Fall from Grace di una band fin troppo sottovalutata e che non ha comunque bisogno di presentazioni: i Mission di Wayne Hussey. È uscito l’anno scorso e a parte una traccia trascurabile inanella una serie di brani all’altezza del loro fulgido esordio.

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    • Charles permalink
      19 ottobre 2017 10:13

      i The Mission hanno avuto, a mio parere, una carriera troppo altalenante, alternando dischi meravigliosi ad altri abbastanza noiosi, e quindi non li seguo con la stessa attenzione. credo anche di averlo ascoltato AFFG quando uscì e se non mi ha lasciato nulla vuol dire che lo avrò etichettato idealmente nella seconda categoria.

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      • Fanta permalink
        19 ottobre 2017 12:13

        Stato in fissa micidiale per Carved in Sand, poi uscì Masquerade o come diavolo si chiamava e fu uno shock. Faceva veramente cagare. Dì lì in poi solo merda, ma recuperai a ritroso God’s own medicine (bellissimo) e il secondo, bellino ma molto meno di Carved. Poi lessi in giro che si erano riacchiappati alla grande con l’ultimo e, ripeto, per me è un gran disco. Dagli un’altra chance.

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  3. Fanta permalink
    19 ottobre 2017 12:22

    P.s. Belloccio forte pure l’ultimo Grave Pleasures, spin off dei (migliori, senza dubbio) Beastmilk.

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