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La classifica 2017 di Metal Skunk

23 dicembre 2017

Cari amici e conoscenti del vero metal, anche quest’anno è finito ed è il momento di tirare le somme. Tra gli incommentabili tizi di Metal Skunk c’è stata una grandissima dispersione di voti, addirittura più del solito, quindi – a parte la vetta del podio, condivisa tra Manilla Road e la sorpresa Scuorn – abbiamo deciso di riunire i dischi più votati e citarli tutti quanti, in modo tale da facilitare l’operazione di recupero da parte di chi tra di voi si è perso qualcosa delle uscite del 2017. Un discorso che vale ancora di più per i dischi italiani, per i quali, anche qui, abbiamo deciso di compilare una raccolta di citazioni per non rischiare di tenere da parte nessuno; anche perché di fronte a cose sorprendenti come Enisum, Tunonna o Progenie Terrestre Pura non si può fare finta di niente – e dal canto loro gente come gli Ufomammut continua imperterrita a spaccare come se non ci fosse un domani. (barg)

PRIMO POSTO (ex aequo)

To Kill a King è l’album delle chitarre dei Manilla Road, in cui tutto ruota intorno alle chitarre e dove sono le chitarre a raccontare la storia. C’è una quantità di assoli e riff che potrebbero uscirci altri due dischi, ma per questo motivo non risulta affatto un album più complesso rispetto agli altri, anzi, a me è apparso addirittura discorsivo, naturale e primitivo”. (Charles)

“Un’operazione concettuale come questa è talmente grandiosa e autentica da valere di per sé. L’unico precedente sul suono italiano credo sia quello di Agghiastru, ma Parthenope degli Scuorn è forse migliore di qualsiasi disco mai partorito dalla Mediterranean Scene. Per quanto mi riguarda questo non è solo uno dei dischi dell’anno, ma è una delle migliori cose uscite dal nostro Paese nell’ambito culturale degli ultimi anni”. (Trainspotting)

GLI ALTRI DISCHI DELL’ANNO (in ordine alfabetico)

“Se All We Love dei Converge mi piacque parecchio, probabilmente The Dusk in Us è pure meglio. Oscuro, nostalgico e pessimista, sia nelle parti più tirate che in quelle lente”. (Luca Bonetta)

“Con questo album gli Enslaved non si sono evoluti, ma si sono affinati; e tutto ciò, sia detto chiaramente, senza l’ombra di accademia o mestiere. La sensazione è che E suoni a grandi linee identico ad In Times perché loro non hanno ancora esaurito questo tipo di ispirazione; e che, quando questo stile inizierà a venir loro a noia, lo cambieranno, come del resto hanno sempre fatto”. (Trainspotting)

Atonement, oltre ad essere il decimo full length dei miei newyorkesi preferiti è anche l’ennesimo discone. È probabilmente il disco più accessibile che gli Immolation abbiano mai composto. Non fraintendete: il loro stile, fatto di giri intricati a bestia che si fatica a capire dove finiscano, è rimasto invariato, ma in più di un’occasione ti piazzano lì il riffone da scapocciamento violento capace di stamparsi in testa e restare lì per ore e ore”. (Luca Bonetta)

“Il nuovo Profane Nexus degli Incantation ha un suono più pieno del predecessore, sfrutta meglio le influenze doom senza farne a tutti i costi un vanto, e risulta meno monolitico e di conseguenza più accessibile ai fruitori di death metal che con gli Incantation hanno qualche difficoltà di carattere digestivo”. (Marco Belardi)

“Mi sembra di capire che questo Emperor of Sand abbia fatto cacare più o meno a chiunque o alla maggior parte delle persone che segue i Mastodon da sempre. La verità è che dei Mastodon abbiamo veramente un gran bisogno. Perché di grossi gruppi mainstream, o sulla strada del vero mainstream ma pur sempre di qualità, di quelli che iniziano molti ragazzini alle gioie del metal e che li spingono ad approfondire, a riunirsi in un garage per suonare, ad interpretare, inventare qualcosa di nuovo e magari diventare i prossimi qualcuno, oltre ai Mastodon, potenzialmente, non ne vedo”. (Charles)

“È incredibile come ogni volta che esca un disco nuovo degli scozzesi Mogwai io sia così immediatamente pronto a definirlo come il mio preferito. Eppure anche Every Country’s Sun, come il precedente Rave Tapes, riesce a fondere in modo talmente equilibrato il loro amore per la sperimentazione elettronica alla calda e accogliente coperta dell’intimismo acustico più puro”. (Charles)

“Tu ascolti Black Drapes For Tomorrow e non diresti mai che sono italiani; e sia inteso in senso positivo, almeno stavolta, perché si sa che nei gruppi metal italiani l’evocatività è spesso adombrata da un alone pecoreccio riconoscibile da chilometri di distanza. Invece gli Shores of Null sono sempre credibilissimi, non scadono mai nel gotico pipparolo da rock club del venerdì pomeriggio e soprattutto riescono a trasmetterti esattamente quello che vorrebbero trasmettere. Nell’Anno Domini 2017 non saprei proprio cos’altro chiedere di più”. (Trainspotting)

MENZIONE SPECIALE (un certain regard)

Far From Light dei Lunar Shadow è comunque il classico disco che non soffre di nemmeno un minimo calo di tensione, a parte la ballata Gone Astray, che non serve nemmeno per aggiustare il minutaggio visto che il disco sfiora i sessanta minuti di durata. Si nota un certo andamento progressivo con lo scorrere delle canzoni, nel senso che l’influenza Warlord tende poi a fare spazio  a una certa sensibilità svedese, o per meglio dire danswanesca, fino a includere sporadiche parti in growl e melodie di chitarre in stile Edge of Sanity”. (Trainspotting)

CIOFECA DELL’ANNO

Gods of Violence è il disco più brutto mai inciso dai Kreator. Petrozza, dopo Coma of Souls, è diventato un paraculo che cerca di volta in volta di rincorrere la tendenza del momento. Tipo Robb Flynn. Il problema è che le tendenze di oggi fanno schifo ai cani. Certi riff sono da death svedese di serie C. È il classico metallo da festival generalista fatto per piacere ai blogger americani più decorticati”. (Ciccio Russo)

L’ITALIA MIGLIORE

ENISUM – Seasons of Desolation

“Esattamente il tipo di album che vi aspettereste dall’Avantgarde Music degli ultimi anni. Un gruppo che ha fatto giganteschi passi avanti a ogni uscita recente”. (Edoardo Giardina)

PROGENIE TERRESTRE PURA – oltreLuna

“Si raggiunge quel fragile equilibrio avanguardista che separa i filosofanti da bar dello sport di provincia dai gruppi dall’elevato peso specifico”. (Charles)

TUNONNA – Buono

“L’epifania del quotidiano del trentenne romano di periferia, cresciuto tra serate scazzate a base di Peroni da 66 con una mitologia urbana formata dalle vecchie cassettine dei Prophilax e l’appuntamento settimanale con le strisce di Zerocalcare”. (Trainspotting)

UFOMAMMUT – 8

“Album ferale e ispirato di un terzetto che sembra non volersi assolutamente fermare. Zodiac, con le sue atmosfere orrorifiche, dovrebbe rappresentare il punto di partenza per un discorso futuro.” (Marco Belardi)

EPITAPH – Claws

“Una band storica, attiva dagli ottanta, che è però riuscita a tirar fuori due album solo di recente – fra cui Claws proprio quest’anno. Mezza redazione mi aveva messo in guardia su quanto spaccassero il culo in sede live”. (Marco Belardi)

CONCERTO DELL’ANNO 

“Non voglio menarla troppo, né fare il sentimentale, ma credetemi, durante il concerto ho versato un paio di lacrime e sono sicuro di essere stato in ottima compagnia. Il mare di sensazioni è proprio quello proverbialmente indescrivibile. Tutto è stato perfetto, meraviglioso e triste allo stesso tempo”. (Charles)

12 commenti leave one →
  1. 23 dicembre 2017 10:55

    Se continuano così i Kreator saranno ciofeca dell’anno per molti anni.

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  2. vito lomonaco permalink
    23 dicembre 2017 12:38

    per me la sorpresa dell’anno sono gli “scuorn”, pur non essendo proprio malato di black metal mi sono garbati parecchio.

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  3. weareblind permalink
    23 dicembre 2017 14:25

    Non me ne piace nemmeno uno dei citati, forte questa cosa. Confermo Kreator ciofeca.

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    • Fredrik permalink
      23 dicembre 2017 16:30

      Anch’io in comune con la spett. redazione ho poco e niente, solo i lunar shadow

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  4. sergente kabukiman permalink
    23 dicembre 2017 16:43

    kreator aborto totale, per il resto ho ascoltato poco di queste uscite, giusto i mastodon che hanno tirato fuori un ottimo disco, a naso direi che il disco che mi ha entusiasmato di più è stato quello dei mutoid man. non l’avete ascoltato? molto male! Ufomammut devastanti come sempre. Penso d’essere un po’ innamorato di tunonna.

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    • Cure_Eclipse permalink
      26 dicembre 2017 21:31

      Grandi i Mutoid Man! Forse non disco dell’anno per me (perché è uscito il nuovo Converge che spazza via quasi tutto) ma sicuramente da top 5.

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  5. 24 dicembre 2017 08:37

    Kreator persino presi usati e rivenduti due giorni dopo. Damnatio ad metalla.
    Del resto, a parte un po’ di Manila Road, che comunque non sono il mio gruppo preferito, non ho ascoltato nulla. Immagino sia il bello di essere tutti we e tutti not as others.
    Ciao a tutti

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  6. Ayrton 2112 permalink
    24 dicembre 2017 15:13

    Ormai ho un po’ mollato il colpo con le nuove uscite in ambito metal, seguo molto di più il prog, che per i miei gusti è un genere più vitale e vario.
    Comunque non posso che dire bene del nuovo Enslaved, e ricordare il debutto dei Witherfall, davvero ben fatto ed emozionante.
    Buon marciume natalizio!

    Liked by 1 persona

  7. zac permalink
    24 dicembre 2017 17:49

    …. ok ok ma l’ultimo degli Elder?
    Personalmente è da anni che non mi sentivo così fomentato da un disco!

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  8. 24 dicembre 2017 18:06

    Disco dell’anno “Down In The Dark” dei Blazon Stone.

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  9. ignis permalink
    25 dicembre 2017 10:31

    Enisum immensi!

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  10. 26 dicembre 2017 22:27

    Carissimi di Metal Skunk, lo sapete che vi leggo sempre, che ascolto i vostri consigli e che, tutto sommato, vi voglio bene. Questa classifica è in buona parte condivisibile, anche se si nota la vostra ammirazione per certe cose.
    Ad esempio, io cerco di ascoltare gli Incantation dal 1991, ma dopo la seconda o terza canzone di solito inizio a distrarmi e poi me ne dimentico, fino all’uscita del disco successivo, quando ci riprovo e torna a capitare la stessa scena.
    I Manilla Road sono bravissimi, ma hanno una certa tendenza alla prolissità e alla lagna, in pratica sono un po’ noiosi. Stesso discorso si può applicare ai Lunar Shadow, i quali però hanno forse qualche mossa in più e mi sono durati un po’ di più.
    Interessanti e godibili gli Scuorn, massimo rispetto per il progetto, ma il suono mi risulta già sentito (come qualcuno di voi ha già detto, mi pare).
    Avrebbero meritato molto più spazio i Progenie Terrestre Pura, che hanno una proposta nuova, parecchia carica e anche un’immagine interessante.
    Quanto al concerto dell’anno, non posso che unirmi al cordoglio.

    Perdonate queste note da metallaro senile.

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