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50 sfumature di nero: ENISUM – Seasons of Desolation

12 dicembre 2017

C’è poco da discutere, l’Avantgarde Music è il fiore all’occhiello delle etichette discografiche metal italiane. Ricordiamoci soltanto, a titolo di esempio, che nei suoi primi anni di attività pubblicò Stream from the Heavens dei Thergothon, Brave Murder Day dei Katatonia e The Linear Scaffold dei Solefald. Tutti gruppi immensi che dimostrano il grande fiuto per il talento di Roberto Mammarella. Volendo fare un paragone calcistico, l’Avantgarde è una di quelle squadre tipo l’Ajax: settore giovanile e osservatori strepitosi che sfornano talenti a non finire, i quali l’hanno portata in finale di Europa League col Manchester United. La finale però l’hanno persa e poi hanno cercato di vendersi mezza squadra per ricavare dalle plusvalenze.

Purtroppo, nel mondo del metal non guadagni alcuna plusvalenza se un gruppo che aveva firmato per te passa ad un’etichetta più grande. Se poi una volta le sue pubblicazioni erano veramente all’avanguardia, col tempo i gusti del fondatore si sono standardizzati. Tra le formazioni più acclamate (solo del nostro Paese) che al momento si trovano sotto la sua egida abbiamo Downfall of Nur, Selvans e Progenie Terrestre Pura. Se avete ascoltato anche solo due di queste band, capirete cosa intendo. E cioè che, ormai, per fare parte del roster dell’Avantgarde “basta” avere due elementi essenziali: il black metal e l’atmosfera. Qualche volta uno dei due può mancare, ma l’altro deve comunque essere presente.

Quando ancora non facevo parte della ciurma di Metal Skunk recensii Arpitanian Lands di certi Enisum e mi meravigliai del fatto che non fosse uscito per l’etichetta milanese. Manco a farlo apposta, due anni più tardi pubblicano il terzo disco per l’Avantgarde. Questa recensione arriva anche con tremendo ritardo, ma dovevo assolutamente recuperarla: il listone di fine anno si avvicina e io ho bisogno del link da inserire in corrispondenza del loro nome. Il quale è latino quanto potrebbero esserlo quelli delle leggi elettorali dell’ultimo quarto di secolo. Infatti Lys, leader del gruppo, ha semplicemente preso ispirazione dalla sua terra, la Val di Susa, e ha invertito le lettere del nome del monte Musinè. 

a3602054609_10Per quanto riguarda la musica (che dovrebbe essere ciò che interessa a noi), i due paragrafi iniziali di sproloquio non erano totalmente a caso, perché Seasons of Desolation è esattamente il tipo di album che vi aspettereste dall’Avantgarde Music degli ultimi anni. Addirittura anche la copertina ricorda un po’ quelle di altre uscite recenti – vedi per esempio Earth I degli Earth and Pillars e Torri del silenzio del Movimento d’avanguardia Ermetico. Inoltre, quando si legge qualcosa sugli Enisum non si possono non trovare le parole cascadian black metal. A me è un’etichetta che dà un po’ fastidio, ad essere sinceri; soprattutto se usata al di fuori del contesto in cui è nata. Ciononostante, per darvi comunque qualche riferimento, si parla ovviamente di black metal atmosferico e di Agalloch, le influenze dei quali sono chiarissime nelle parti acustiche di Autumn of Desolation e Nameless Sadness. Negli album passati si trovava anche qualche traccia di blackgaze, che qua ha però lasciato spazio ad un black metal di stampo più nordeuropeo.

Seasons of Desolation non ha nulla di innovativo e non è all’avanguardia, ma la qualità è innegabile. E gli Enisum sono un gruppo che, grazie alla fiducia di due etichette diverse, ha fatto giganteschi passi in avanti ad ogni uscita recente. (Edoardo Giardina)

7 commenti leave one →
  1. vito lomonaco permalink
    12 dicembre 2017 15:45

    nel video postato non si sente la voce,e’voluto o un problema tecnico?

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    • Edoardo Giardina permalink
      12 dicembre 2017 17:22

      Io sento tutto, anche se è bassa. Forse è un problema di mixaggio del concerto e, per quanto di buona qualità, il video è amatoriale.

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  2. 12 dicembre 2017 21:00

    Beh, che il passaggio di uno dei suoi gruppi ad un’etichetta più grande sia finanziariamente indifferente per un’etichetta piccola e indipendente è vero forse , forse, solo adesso che di soldi per la discografia non ce ne sono più. Ma in caso del genere la Sub Pop, per non fare che un nome, qualche differenza finanziaria l’ha sentita eccome. Ennesima conferma che, al giorno d’oggi, sia incidere sia pubblicare dischi è sostanzialmente un atto di fede, in se stessi e nella musica.

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  3. weareblind permalink
    13 dicembre 2017 08:23

    Io leggo Solefald e penso Bububu.

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