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Tesi di laurea: PROGENIE TERRESTRE PURA – oltreLuna

18 novembre 2017


Sono cinque mesi che praticamente non ascolto altro. Probabilmente sono particolarmente lento di comprendonio. Resta il fatto che questo secondo full dei veneti Progenie Terrestre Pura non è per niente un disco facile e sarei un bugiardo se provassi a sostenere che non si tratta di un lavoro per pochi. Ero anche indeciso se fosse il caso di scriverne o meno, perché uno si può fare un’idea rapida su un vago concetto di bello/brutto ma se devi scrivere a proposito di un gruppo italiano ritengo sia meglio che tu abbia le idee ben chiare, cioè bisognerebbe averle sempre chiare ma quando si parla di gruppi italiani di più. Ho provato anche a lasciar correre e non parlarne proprio, perché non riuscivo a capire da quale punto di vista dovessi attaccare l’argomento, ma sarebbe stato scorretto, per il semplice fatto che oltreLuna è un album impeccabile, inattaccabile; e quando un gruppo metal nostrano tira fuori una roba di questo livello, non parlarne è reato. Il pippone iniziale è finito, sereni.

Da queste parti li seguiamo con attenzione dai tempi del primo full, U.M.A. e personalmente mi hanno sempre lasciato col dubbio, lo dico senza mezzi termini, che ci stessero prendendo un po’ per i fondelli. Non si offenda nessuno perché è una considerazione che faccio adesso per la prima volta, ora che i fatti mi hanno smentito. I fatti sono quelli di oltreLuna: oggettivamente, un album quadratissimo, da qualsiasi lato lo si voglia guardare. Provo ad argomentare la frase ad effetto di cui poco sopra. Onestamente, a prescindere dal fatto che abbiano o no raccolto quanto meritano, mi faceva strano tutto questo hype (si dice ancora così?) intorno al nome dei PTP; mi sembrava, cioè, la conseguenza del classico e inespresso desiderio che abbiamo più o meno tutti di alzare sugli scudi, per meriti, una band italiana a caso; cosa che non avviene più da eoni. Voglia di riscossa rispetto al metal internazionale. Da qui la (da me) percepita superficialità nel diffuso elargire buoni commenti ed elogi (dagli altri) che cozzavano con la realtà di un disco, quello di esordio, sicuramente originale rispetto al contesto italiota e sicuramente coraggioso, a cui mancava un qualcosa a cui paroloni (nei testi), riferimenti culturali e il marcato uso dell’elettronica sembravano in qualche modo voler supplire. Quel qualcosa che non riuscivo a cogliere e che, adesso che la lacuna è stata colmata, ho finalmente inquadrato: la potenza

Proviamo a capirci meglio: le fasi hard & soft, loud & quiet, abbastanza tipiche dell’avantgarde metal (qualsiasi cosa si voglia includere in questa categoria), quando mancano di continuità e amalgama, possono risultare barocche, ridondanti, ornamentali. Vuote. Non trovavo, dunque, la coerenza che ritrovo oggi espressa in tutta la sua compiutezza. È un equilibrio delicato e difficile da descrivere (figuriamoci da rendere in note) che quando non si realizza e lascia aperta la porta al dubbio, non è così improbabile pensare che dietro l’apparente esercizio di stile vi sia una precisa volontà di stupire, di toccare certi nervi scoperti, diciamo certe corde intellettuali, per generare l’effeto wow nell’ascoltatore medio/distratto e raccogliere facili consensi. Non è così adesso, come non lo era nel caso di U.M.A. e dell’EP tutto elettronico Asteroidi. Le fasi up & down di cui sopra, ancora presentissime nel loro divagare e navigare abilmente e con credibilità tra generi e influenze più originali (appositamente non faccio menzione ad etichette e riferimenti per non banalizzare), mi risultano più chiare nel loro intento di condurre l’ascoltatore verso un climax, nel punto in cui tutto diventa tagliente pandemonio elettronico e furia black metal. Le parti down non mi distraggono più, quelle up non sono più confusione. In oltreLuna si realizza pienamente la crescita, l’evoluzione e la maturità di una band e, finalmente, si raggiunge quel fragile equilibrio avanguardista che separa i filosofanti da bar dello sport di provincia dai gruppi dall’elevato peso specifico e che possono uscire vincenti dal qualsiasi confronto internazionale. Il tutto, poi, vale doppio quando i testi sono in italiano, come nel loro caso. Bravi e avanti così. (Charles)

3 commenti leave one →
  1. weareblind permalink
    18 novembre 2017 14:50

    Sempre bello avere segnalazioni. In ascolto ora.

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  2. 18 novembre 2017 19:31

    Ah si, a me erano già piaciuti agli inizi, sopratutto momenti come “Sovrarobotizzazione”. Non avevo tanto capito “Asteroidi”, che infatti ho anche dimenticato, invece quest’ultimo è proprio una bella evoluzione. Da seguire, perché il metal è anche questo.

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