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Le ultime prove in studio (e dal vivo) di PROCESSION ed EPITAPH

7 dicembre 2017

Tutto è partito da Doom Decimation, ultimo disco in studio dei cileni Procession, che ho ascoltato poco prima di una loro data dal vivo a pochi chilometri da casa mia. A dire il vero il disco non mi ha fatto proprio impazzire: Destroyers Of The Faith era più coinvolgente ma soprattutto non si erano ancora spinti a realizzare una copertina tremenda come l’ultima. Parenti, amici e grafici dovrebbero stringersi attorno a te quando hai un’idea del genere, a costo di dirti che la miglior cosa da ottenere è un artwork minimalista, nero e con il logo appena visibile che scimmiotta cose di successo del 1991. L’album scorre piacevole ma gli manca qualche vero e proprio picco, e nonostante l’apripista sia sufficientemente aggressiva e bissata da una buona hit centrale come Amidts The Bowels Of Earth, si arriva in fondo senza avvertire particolari sussulti. Suonano doom, di quello tradizionale, ma senza rinunciare a una pesantezza di fondo che risiede nell’heavy metal classico degli anni ’80. Ma solo ritrovandoseli davanti si capisce quanto siano legati a quel tipo di estetica e, soprattutto, quanto ci credano realmente: cartucciere in vista sui pantaloni, pelle dappertutto e le magliette giuste, a simboleggiare questa sorta di gemellaggio con il nostro paese. 

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Esattamente come loro, anche gli italiani Epitaph hanno un omonimo attivo intorno ai Settanta, ma anche in questo caso non si va dalle parti del progressive. Pure i veneti sono una band storica, attiva dagli Ottanta, ma che è però riuscita a tirar fuori due album solo di recente – fra cui Claws proprio quest’anno. Mezza redazione mi aveva messo in guardia su quanto spaccassero il culo in sede live, e sebbene fossi andato al Circus più per il baffo estremo di Felipe Plaza e quel mezzo sosia di Tom Araya che è il bassista dei Procession, alla fine la mia attenzione si è spostata da tutt’altra parte: la loro. La band di spalla, in un locale ahimè semivuoto rispetto a come lo avevo trovato lo scorso anno per i Sabotage, è letteralmente salita in cattedra col suo doom meno metallico, più settantiano, teatrale e orrorifico e dominato dalla voce di Emiliano Cioffi. Quest’ultimo è letteralmente un folle: agita teschi, interagisce col pubblico scendendo dal palco, poi risale e simula lo strangolamento del chitarrista. Ma soprattutto ha un timbro che gli consente di recitare un po’ in scia del dark degli eighties e di governare le canzoni come egli meglio crede, senza impantanarsi in cliché o forme ripetitive. E il palco lo tengono bene un po’ tutti, ma ne riparleremo fra un po’.

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Il concerto è iniziato alle 22.30 quasi per dovere di cronaca, mentre degustavo Jack Daniel’s rendendomi conto di quanto sia un pessimo whisky, e che i presenti erano davvero fin troppo pochi. Il metallaro ha il vizio di comparire ai concerti quando pare a lui: se l’apertura dei cancelli è fissata per le 21.30, egli – matematicamente – snobberà con tutta probabilità chiunque apra le danze e poi ficcherà il naso dentro al locale quasi sorpreso dall’essersi perso l’inizio. Lo dico semplicemente perché è così, arriviamo sempre tardi e di conseguenza a vedere gli Epitaph c’era un pubblico numericamente ingrato. C’è anche da dire che lo show non inizia poi così tardi, come quegli eventi che partono praticamente a ridosso della mezzanotte e che porteranno all’estinzione sistematica di tutti quei metallari fra i 30 e i 50 (il 95% dei totali) che la mattina hanno cose come la sveglia anche nel weekend, il vetro della macchina da sghiacciare e il tragitto verso i colleghi. Le cose sono andate meglio – in termini di pubblico – con i doomster cileni, e benone in generale per quanto riguardava suoni e mixaggio. Il Circus si riconferma uno dei miei locali fiorentini preferiti: piccolo ma ben distribuito, con buone luci ed effetti e quel palco basso che ti immerge nel contesto. Con gli Epitaph è stato letteralmente un piacere essere travolti da ogni singola e violenta plettrata di basso, con un Nicola Murari espressivo e totalmente coinvolto dallo show. E non è una cosa banale, perché lo stai facendo davanti a quattro gatti. La mia preoccupazione riguardo il gruppo di Claws era più che altro relativa al disco: ho avuto furia di ascoltarlo, constatando invece che con buona probabilità lo infilerò nella top ten del 2017 insieme al nuovo Progenie Terrestre Pura. Considerando anche il nuovo Ufomammut e non solo, direi che quest’anno abbiamo fatto centro col chilometro zero: bravi! (Marco Belardi)

Photo © Marco Belardi per Metal Skunk

 

One Comment leave one →
  1. weareblind permalink
    7 dicembre 2017 20:52

    Devo dire che a Milano ore 20.00 si parte. Europe mercoledì, Alice Cooper giovedì alle 22.30 finiti.

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