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Tom Araya is our Elvis

6 giugno 2010

In teoria  da questo lato dell’Atlantico dovremmo parlare di INTERNATIONAL Day of Slayer, ma ci piace pensare che quel “national” non si riferisca agli Usa bensì al popolo metal tutto, il quale, a ben vedere, possiede molti dei requisiti della nazione: identità di cultura,  di codici comunicativi (le metal horns, tipo) eccetera. Io, in  fondo, il National Day of Slayer lo festeggio pressochè tutti i giorni. E’ veramente raro che trascorra più di 24 ore senza ascoltare almeno un brano di Araya e compagni. Per me, come per altre schiere di metallari sparsi per il globo terracqueo, everyday is a Slayer day. Un’adesione che non è volontaria ma ha i caratteri del riflesso condizionato, della compulsione. Aristotelicamente, è nella mia natura ascoltare gli Slayer.

Ci sono periodi lunghi mesi nei quali ascolto “Reign In Blood” ogni mattina, appena alzato, tra caffettiera e rasoio. Ne ho tre copie. Il vinile lo presi in chissà quale bugigattolo berlinese. La prima stampa in cd non si sente più, sicuramente perché consumata da anni di ascolti indefessi, quindi sono stato costretto a comprare l’Expanded Edition, che tengo sempre sulla mia scrivania. Il mio primo gesto dopo il risveglio diventa quindi automatico: far partire “Angel Of Death” e iniziare la giornata con l’urlo lancinante di Tom.

Il mio primo impatto con il Male Assoluto fu “Divine Intervention”. Quando uscì avevo tredici anni e mi barcamenavo ancora tra Maiden e Guns. Un compagno di classe mi registrò su cassetta una compilation thrash metal che includeva “Dittohead”. Rimasi annichilito. Non avevo mai sentito nulla di così genuinamente cattivo. Fu quella la mia vera iniziazione all’estremo. Passare, subito dopo, a Carcass e Morbid Angel fu naturale. Recuperai in breve tutta la discografia. Il mio preferito era, e resta, “Seasons In The Abyss”, che per oltre un anno ascolterò quattro volte al giorno, durante i viaggi in pullman da casa a scuola e viceversa. “Undisputed Attitude” arrivò in un momento nel quale il mainstream rockettaro era l’hardcore-punk pop di Green Day e Offspring e noi, che ci sentivamo sempre e comunque i più true di tutti, ne traemmo argomenti per guardare con sprezzo i coetanei con i capelli verdi e la t-shirt dei Nofx. Perchè noi sì che avevamo capito cos’era il vero HC: TSOL e Minor Threat, mica quelle puttanate da ragazzine che vi ascoltate voialtri.

“Diabolus In Musica”, acquistato durante una gita scolastica a Praga (quando Piazza Venceslao pullulava ancora di birrerie dalla postsovietica grazia e mefitici baracchini che vendevano formaggio fritto, e non di immondi alberghi di lusso e sbrilluccicanti insegne di banche nemiche del popolo), mi piacque talmente poco che non lo ascoltai più per intero per anni. Con gli album successivi si è invece ripetuto un bizzarro copione che la dice lunga sullo smodato livello di ossessione che tuttora conservo per questa band: di primo acchito provavo una delusione enorme, a causa delle gigantesche aspettative che un soldato della Slaytanic Wehrmacht nutre per ogni nuova epifania degli emissari del Male Assoluto. “God Hates Us All” all’inizio lo odiai, “Disciple” si rivelò subito come uno dei migliori pezzi della storia ma “Cast Down” e “Threshold” mi sembravano nu metal. Stessa cosa per “Christ Illusion”: mi suonò piatto e senza idee, ero quasi disperato. Però al nuovo disco degli Slayer dai fiducia per principio, e te lo spari comunque fino allo spasimo finchè, dopo qualche giorno, non ti appare come un capolavoro e non riesci più a toglierlo dal lettore. Con “World Painted Blood” è accaduto di nuovo. All’inizio mi apparve come quello che probabilmente è: un disco nato male, scritto in fretta su pressione della casa discografica. Ma che, in poco tempo, si è anch’esso impadronito delle mie orecchie, impedendomi di ascoltare altro per settimane.

Si dice che ciascuno di noi abbia dei sosia, degli alter ego, dei doppelganger, quel che vi pare, in giro per il mondo. Se penso a questi ipotetici Franceschi Russi alternativi, li posso immaginare diversi nella nazionalità, nell’aspetto fisico, nel carattere, nei gusti, nei sogni, nelle ambizioni, nelle aspettative. Ma di una cosa sono sicuro: hanno tutti “Reign In Blood” sulla scrivania.

Buon National Day of Slayer a tutti.

E ora, forza, cantate con me.

(Ciccio Russo)

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