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SOLEFALD: fare schifo come preciso dovere morale

20 febbraio 2015

cornelius_jakhelln

Non posso dire di conoscere i Solefald. Mi ricordo solo che il primo non mi dispiacque – poi tanto buio – e che nell’ultimo ci stavano due pezzi belli e che il resto era fondamentalmente noioso. Allora, quand’è così, non ci badi più di tanto. Li ficchi nel calderone dei gruppi che sì, mo’ che c’ho un attimo di tempo (cioè mai) mi vado a recuperare le cose più vecchie, per cultura personale e buona lì. Chi può dire di conoscerli? Giuliano D’Amico può dire di conoscerli, perché lui è veramente amico di Cornelius. Giuliano, sto per parlare malissimo delle fatiche dei tuoi amici, sappilo. Lo so che dai tempi di Nunzio ad oggi Google è migliorato tantissimo e traduce che è una bomba, e so anche che, forse, l’amico tuo starà leggendo queste mie righe, cionondimeno se non la dico potrei sentirmi male. Veniamo a noi. Per descrivere l’ultimo disco dei Solefald, dirimente è stata la scelta del metodo. Pensavo di buttarla sulla metafora, raccontare una storia di schifo e vergogna per fare un facile parallelismo; ho pensato anche a formule alternative ma poi la scelta è caduta sul classico, fidato, incorruttibile track by track. E allora, vai:

1. World Music with Black Edges. Al minuto 0.53 ho distintamente sentito un ‘Uuuuuh’, giuro, uno di quelli che cantanti dall’ambigua identità sessuale usano per infarcire le canzoni che finiscono nelle compilation allegate al numero estivo di TV Sorrisi e Canzoni. Non faccio in tempo a metabolizzare questa cosa che mi ha fatto male come quando da piccolo hai la febbre e la mamma ti ficca una supposta di tachipirina senza avvertirti del momento preciso in cui te l’avrebbe ficcata, che al minuto 2.07 parte una base tunz tunz tipo quelle delle musiche tetesche tradizionali rivisitate in chiave dance per mettere a loro agio i clienti delle baite tirolesi e motivarli nell’arduo compito di mandar giù knackwurst ripieni di fontina e ricoperti di speck.

2. The Germanic Entity. Dai, ammettetelo, state pensando a lui, sì proprio a lui… Certe volte uno si augura che alcune personalità del passato escano dalla tomba per compiere immondi atti di violenza sulle persone che ti fanno del male (vedi sopra). Su questo pezzo non c’è molto da dire a parte il fatto che a un certo punto (mentre il Cornelio recita qualcosa in un modo parecchio simile al modo di esprimersi di quella personalità alla quale stavate pensando poco fa) parte uno xilofono e io mi chiedo ancora pecché? Volevo mollare tutto e skippare avanti, ma arrivo fino al minuto 6.40 (e fatemi i complimenti, cazzo). Mi devo fermare un attimo a prendere fiato, perché non riparte la base tunz di prima, no, ma una specie di EBM da club fetoso della periferia di Berlino.

cover-art3. Bububu Bad Beuys. Annichilito e sconvolto, subisco impotente lo scorrere del tempo, che parte la terza traccia (nessun refuso, è scritta proprio così, Bububu)… E niente, amici miei, vi ho voluto bene. Voglio morire, anzi, sto morendo. Come spiegarvela in due parole? Mmh, diciamo che sembra una via di mezzo tra gli Impaled Northern Moonforest e Mike Patton dei tempi delle sperimentazioni vocali con Zu, ma in preda all’epilessia mentre viene sodomizzato a turno dall’intera squadra di calcio del Camerun, il tutto in versione aggrotech. Allora, uno pensa di essere diventato pazzo, dunque la faccio ascoltare ai miei compari di blog, così, per uscire dall’incubo e avere il conforto di qualcuno che ti capisce, e il pio Luca Bonetta mi fa dio c*** è mezz’ora che rido da solo come un ritardato, cristo, pare che l’abbiano registrato in un manicomio criminale.

 4. Future Universal Histories. Sono a pezzi e l’attacco della quarta traccia non mi è affatto di aiuto. Vocine stridule, riff alla cazzo di cane. Poi un cacofonico spoken word con l’eco che mi porta la mente a questa mattina e al rumeno che, sotto casa mia, se ne stava infilato a capa sotto nel cassonetto fino alla cintola a ravanare nella monnezza mentre da dentro chiamava il suo compare.

5. Le Soleil. Penso ai rumeni, alla morte e alla fine di tutti i mali che riparte lo xilofono alla Monkey Island. E qui una bestemmia forte e garrula ci sta tutta, ma mannaggia, guarda. Titolo in francese, testi in francese. Quindi, ricapitolo per i duri di comprendonio: testi in francese e xilofono alla Monkey Island. Ma che è?

 6. 2011, or a Knight of the Fail. Il brano di prima non riesco a finirlo e, sull’ennesima nota di xilofono, skippo. Qui si reppa. Sì, amici del vero metallo e non di questa merda di musica di merda, qui parte il rap. Ok, vado a pisciare.

 7. String the Bow of Sorrow. (scusate, sono ancora al bagno)

8. Oslo Melancholy. Mentre sto tornando in stanza sento le ultime note del pezzo di prima e per la prima volta in vita mia ringrazio la Madonna (che è finito). Poi niente, arriva Richelieu, mi distraggo, mi metto a giocare con lui e gli faccio Bububù! Bububù! Tolgo questa roba e per farlo contento metto su Fallen, che al mio cane è piaciuto tanto. (Charles)

 

28 commenti leave one →
  1. 20 febbraio 2015 10:46

    Non sono per niente d’accordo, per me il disco è pura Avanguardia, la recensione sembra scritta dal metallaro medio che se non sente le solite sonorità TRVE alla prima traccia butta il disco nel cesso, da voi mi aspettavo un pò piu di apertura mentale.

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    • 20 febbraio 2015 11:59

      se scrivi queste cose di noi, e di carlo in particolare, probabilmente non ci conosci. quindi non so come fai ad aspettarti qualcosa di specifico da qualcuno che non conosci. a volte succede che chi la pensa in maniera diversa da te non è un imbecille, un troglodita o uno con la mente chiusa; è semplicemente qualcuno che la pensa in maniera diversa da te.

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      • 20 febbraio 2015 12:24

        In verità è da un pò che vi seguo e so che molto spesso non avete mezze misure nel recensire gli album, ma questa rece mi ha stupito. Tutto qui. Poi la frase era una metafora, non ho mica detto che siete dei metallari medi, non sia mai ferire il vostro orgoglio da “noi ne capiamo a frotte e i coglioni che commentano non capiscono un cazzo” da ora in poi la penserò come voi così non vi incazzate.

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      • 20 febbraio 2015 12:48

        perdonami, ma se qualcuno non la pensa come noi non lo consideriamo un coglione. lo consideriamo semplicemente qualcuno che non la pensa come noi. nel tuo commento precedente hai scritto che il giudizio sul disco dei solefald deriva da una ‘scarsa apertura mentale’, sottintendendo che tu hai più apertura mentale di noi e di carlo nello specifico; quindi, se c’è qualcuno che se la prende a male per un’opinione diversa dalla propria, questo non è di sicuro carlo. il dare per scontato che noi consideriamo ‘coglioni’ chi la pensa in maniera diversa da noi, forse, tradisce un meccanismo insito nella testa di chi muove questa stessa critica: e ti invito a dirmi se, nel mio commento precedente, c’è qualcosa che giustifichi sia questo tuo pensiero.

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  2. Luca Bonetta permalink
    20 febbraio 2015 10:52

    “Bububu Bad Beuys” è la nuova Radikult

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    • yukluk permalink
      20 febbraio 2015 13:57

      Non mi considero né un metallaro d’avanguardia né un purista tvue… c’è sono musica che mi piace e altra no, per me questa è monnezza e sono libero di pensarlo e dirlo, come a chi piace è libero di apprezzarla e dirlo.. senza tirare per forza fuori la menata dell’ integralismo metallaro…

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      • Luca Bonetta permalink
        20 febbraio 2015 14:21

        Ma ci mancherebbe qua di integralista non c’è nessuno. Ma sono del parere che il metal è un genere talmente saturo che ormai qualunque variazione sul tema, anche la più assurda e concettualmente inutile, va apprezzata a priori perché è “una novità”. Io ‘sto disco l’ho ascoltato più di una volta e lo trovo genuinamente brutto.

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  3. bonzo79 permalink
    20 febbraio 2015 14:38

    …però Sun I call è un pezzo pazzesco

    meraviglioso tutto, testo, arrangiamenti, vocals, e lo stacco tirato mi spazza via

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    • 20 febbraio 2015 14:50

      i vecchi solefald spaccavano, altroché. quindici anni fa bisticciavo con quelli che dicevano che erano morti dopo il primo disco, ed erano parecchi. su MS misi anche un voto altissimo a ‘in harmonia universali’, che però non ascolto da tanto. penso che questa deriva attuale sia l’esempio lampante di quanto sia pericoloso prendersi troppo sul serio, specialmente se sei un po’ un soggetto da paese, diciamo.

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  4. Luca permalink
    20 febbraio 2015 17:10

    il tipico prodotto discografico di borghesotti finto-sangue-blu occidentali(sti) figli di papa. Catellani gioca a stecca con cornelius

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  5. weareblind permalink
    20 febbraio 2015 19:14

    “Bububu Bad Beuys. Annichilito e sconvolto, subisco impotente lo scorrere del tempo, che parte la terza traccia (nessun refuso, è scritta proprio così, Bububu)… E niente, amici miei, vi ho voluto bene. Voglio morire, anzi, sto morendo. ”
    Sto male. Pensavo scherzaste. Sono andato su Metal Archives.

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  6. Breuer permalink
    20 febbraio 2015 19:57

    E pensare che io Norron Livskunst l’ho consumato, e solitamente le cose “sperimentali”, “d’avanguardia”, “progressive” ecc. mi dicono meno di zero. Magari invece di Fallen torno a sentirmi Belus che sono rimasto indietro, ma la sostanza è quella: perciò mi ha stupito Norron, l’ho adorato, e perciò attendevo con ansia il nuovo. Quindi da un lato qualche speranza in questo nuovo la ripongo ancora (perché a Charles non è piaciuto granchè manco lo scorso), dall’altro la recensione mette tanta paura! Prima o poi lo sentirò, ma penso molto più tardi di quanto sarebbe successo se non ne avessi letto un ritratto così impietoso

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    • Charles permalink
      20 febbraio 2015 20:05

      aspe’, ho detto che Norron due o tre pezzi belli ce li aveva e che il resto era noioso, però può starci benissimo che ti sia piaciuto nel complesso, lì son gusti. comunque bububu anche a te

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      • Breuer permalink
        20 febbraio 2015 21:08

        Hahaha bububu! Nel frattempo l’ho sentita, unica reazione possibile è “DAFUQ??”
        Però in fondo al mio cuoricino piccolo piccolo conservo ancora qualche speranza, avrei avuto la medesima reazione se avessi sentito Tittentattenteksti di Norron isolata dal “contesto” (quella in cui una pazza grida RATTATA RATTATA), poi per qualche motivo che non mi spiego ha acquistato il suo senso nell’andamento del disco.
        A proposito di Google Translate: uno dei due, non ricordo chi, sa l’italiano, credo abbia vissuto del tempo in Italia. Quando ho tentato di vederli al Colony di Travagliato, che quella sera veniva sequestrato per la 160ma volta senza motivo mentre stava per cominciare il concerto (ah, i sindaci illuminati del bresciano), lui fungeva da interprete tra la polizia, che non sapeva mezza parola di inglese, l’altro Solefald e i Vreid.

        Liked by 1 persona

      • Charles permalink
        20 febbraio 2015 21:28

        BUBUBU is the new RATTATA RATTATA RATTATATATATATATATATATATATAT!

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  7. 21 febbraio 2015 10:03

    Ma Rattata nel senso del pokémon?

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  8. sergente kabukiman permalink
    21 febbraio 2015 10:50

    per curiosità mi sono andato a sentire sta bububu e…dai ma seriamente che cazzo è?c’è davvero gente che ha speso soldi per registrare sta cosa nella speranza che qualcun’altro spenda i suoi soldi per ascoltarla?

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  9. weareblind permalink
    21 febbraio 2015 12:29

    Spotify. Diosantissimo. C’è su Spotify. Sto ascoltando Bububu. Non potete capire. C’è gente si che ha pagato per produrre ciò. La metto come suoneria del cell. Basta con We Shall Destroy.

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  10. MorphineChild permalink
    24 febbraio 2015 10:16

    a quanto pare non sono l’unico cui l’ascolto di bububu ha causato grasse risate… peccato, una volta i neurodeliri tipo Coco Chanel welcome to hell o Backpacka Baba avevano senso, questa è proprio una stronzata gratuita. Rattata usa attacco rapido!

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  11. blackwolf permalink
    9 aprile 2017 16:56

    dai oh ma porca miseria…. sta cosa è veramente una stronzata… non è una questione di avanguardia o no, è proprio una questione che se davo dell’ecstasy a un gallo cedrone e suonavo sotto un riff che pretendeva di essere qualche cosa tipo black metal, ottenevo lo stesso effetto… ho sentito di meglio dai suonatori di djembè a Milano, alle 3 di notte in colonne il sabato sera, quando ormai sono sfatti persi..
    Detto ciò, visto che Trainspotting ha avuto un battibecco su questa cosa, in ritardo, ma voglio dire anch’io la mia: basta con questa stronzata concettuale nata negli ultimi anni, che tutto ciò che suona nuovo è una figata, solo perché nuovo… basta, veramente BASTA!!! Non c’è niente di male a provare a sperimentare e fare roba che suoni nuova o diversa, per carità.. Però bisogna esserne capaci!! Ormai tutta la musica è piena di pattumiera e la giustificazione è sempre la stessa: eh però suona nuovo, ha un suono nuovo… E chi se ne frega!!! Basta giustificare gli scarsi o gente che fa schifezze, solo perchè suonano nuovi, perché questa cosa sta uccidendo la musica in generale, non solo il metal e fa sentire autorizzati milioni di scarsi o bolliti come questi, a registrare i propri peti e spacciarli per avanguardia e questa cosa del far sentire tutti quanti capaci di suonare musica e di capire la musica (perché, ahimè, tutti ormai sono intenditori, dentro le loro piccole testoline..) sta diventando un cancro inarrestabile…

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