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KAMPFAR / NEGURA BUNGET / SELVANS @Traffic, Roma, 10.11.2016

16 novembre 2016

kampfarÈ una fredda serata novembrina (e non poteva essere altrimenti) quella che si appresta ad ospitare la prima calata romana in assoluto dei Kampfar, evento che a quanto pare era parecchio atteso a giudicare dal nutrito gruppo di persone presente all’interno del Traffic quando fanno il loro ingresso sul palco i SELVANS, band abruzzese formatasi appena due anni fa dalle ceneri dei disciolti Draugr. Avendo letteralmente consumato il loro debutto Lupercalia ero proprio curioso di vederli in sede live, e devo dire che questi ragazzi non hanno affatto tradito le attese: il loro atmospheric pagan black metal dal vivo riesce a far rivivere le appieno le suggestioni presenti su disco, e nonostante la poca esperienza i Selvans dimostrano di saper tenere il palco con maestria e sicurezza, sciorinando senza sosta e proclami vari (il gruppo non ha detto mezza parola per tutto lo show) i brani dell’ep Clangores Plenilunio e ovviamente di Lupercalia tra cui la splendida “O Clitumne”, senza dubbio il momento più alto del loro concerto. Il tempo purtroppo è poco, e i Selvans lasciano il palco tra gli applausi convinti del pubblico dopo una quarantina di minuti di ottima musica, per una band che ha tutte le carte in regola per sfondare anche fuori dai confini nazionali.

Purtroppo per i NEGURA BUNGET non posso fare lo stesso discorso, anzi, devo dire che il concerto della band romena capitanata da Negru (unico membro originale rimasto) mi ha lasciato piuttosto perplesso. Ammetto infatti di apprezzare molto di più la prima parte di carriera dei Negura (quella fino ad Om) rispetto all’ultima, e l’idea di incentrare quasi esclusivamente l’intera scaletta sugli ultimi lavori rispetto ai primi non ha deposto a loro favore (ignorare completamente un capolavoro comeN Crugu Bradului è per me incomprensibile). Probabilmente ciò è legato il fatto che i membri che hanno suonato su quei dischi sono stati tutti fatti fuori o se ne sono andati e di conseguenza Negru abbia deciso di insistere sul materiale composto dalla nuova line-up, dove in realtà di black metal rimane ben poco in favore di un progressive folk etnico che dal vivo dopo un po’ tende a diventare piuttosto noioso. C’è chi comunque apprezza, e devo ammettere che l’idea di mostrare sul soffitto del locale immagini di paesaggi transilvani in accompagnamento alla musica pone un punto a loro favore, anche se le perplessità di fondo rimangono.

forest

L’attesa, inutile negarlo, è tutta per i KAMPFAR, la temperatura comincia a calare sensibilmente e sulla inquietante intro di “Valgarderkvad” fanno ingresso i membri della band (tra cui il bassista Jon Bakker che non aveva invece partecipato alla prima parte del tour) seguiti dall’istrionico Dolk, da sempre il mastermind in tutto e per tutto della creatura norvegese. Dopo un iniziale tributo all’ultimo album Profan con “Gloria Ablaze”, i Kampfar decidono di riportare indietro le lancette del tempo dedicando praticamente tutta la prima parte del concerto ai vecchi cavalli di battaglia, con sommo godimento del sottoscritto. Si comincia con “Ravenheart” dall’ottimo Kvass, il disco che segnò la resurrezione della band di Fredrikstad dopo un lunghissimo silenzio durato quasi una decade, per poi passare all’inconfondibile intro di didgeridoo che anticipa l’onnipresente “Troll, Død Og Trolldom”, altra perla di puro northern black metal novantiano dal mai troppo considerato Fra Underverdenen. A completare questo tuffo negli anni ’90 ovviamente non può mancare il tributo al capolavoro Mellom Skogkledde Aaser con la deliziosa cantilena di “Hymne”, un po’ il brano simbolo dei Kampfar che scatena il vero e proprio putiferio in sala, con un Dolk a petto nudo che se la prende con i social network e incita a più riprese la folla, mostrando uno stato di forma invidiabile (incredibile come sia letteralmente identico rispetto a una quindicina di anni fa).
Dopo una breve pausa c’è ancora spazio per un estratto da Kvass con il medley “Lyktemenn – Til Siste Mann” per poi mano a mano salire di discografia con “Vettekult”, “Altergang” (che vede alla voce il batterista Ask) “Tonekratt” e il bis finale con la doppietta “Mylder” e “Our Hounds, Our Legion” tratte dall’ottimo Djevelmakt. Ascoltando in sede live i brani tratti dagli ultimi lavori non si può non notare come sia cambiato lo stile dei Kampfar nel corso degli anni, che ha visto sempre mettere più da parte la componente pagan/folk (complice soprattutto l’abbandono dello storico chitarrista Thomas all’indomani di Kvass) in favore di un sound black metal di matrice moderna caratterizzato da produzioni sempre più limpide e pulite, che sicuramente ha portato nuovi avventori alla causa di Dolk e co. ma che forse ha fatto perdere il tipico marchio distintivo dei nostri. A parte questa piccola digressione, la serata è stata un successo e conferma ancora una volta come i Kampfar dal vivo abbiano ben pochi rivali, in attesa di rivederli presto a calcare di nuovo le lande italiche.

3 commenti leave one →
  1. ANDREA permalink
    16 novembre 2016 11:30

    E si, dal vivo i kampfar sono una certezza..

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  2. hyperion permalink
    16 novembre 2016 12:13

    Ma non ho capito se i Negura hanno suonato male / non sono stati bravi, o semplicemente non ti piaceva la scaletta?

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  3. Cattivone permalink
    16 novembre 2016 12:16

    Nonostante abbia giá visto i Kampfar dal vivo numerose volte, ogni volta che suonano e me li perdo rosico.

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