Skip to content

Il folk metal è una cosa seria: intervista ai DORDEDUH

11 dicembre 2012

dordeduh

A scoprirli da queste parti fu Charles (instancabile radar responsabile, insieme a Matteo Ferri, di aver reso Metal Skunk la fonte d’informazione più autorevole sul folk black metal dell’Europa dell’Est), che ne recensì l’ep d’esordio Valea Omului, uscito per ironia del destino quasi in contemporanea a Vîrstele Pamîntului, il primo album pubblicato dai Negură Bunget dopo l’addio di Hupogrammos e Sol Faur, le due menti dietro i Dordeduh. Secondo gli accordi, quello che è stato probabilmente il miglior gruppo metal mai uscito dalla Romania, autore di ineffabili discese nelle tenebre come ‘n Crugu Bradului e Om, avrebbe dovuto sciogliersi dopo Măiestrit. Ma l’altro membro fondatore, il batterista Negru, si tenne il marchio e lo portò avanti con altri musicisti (e risultati, peraltro, apprezzabili). Uno split sofferto che non ha però portato a una mitosi. I “nuovi” Negură e i Dordeduh esplorano infatti lati differenti di un discorso un tempo unitario. Dar De Duh (del quale abbiamo parlato qua ) ne recupera le tinte più progressive, epiche e ancestrali, in un affresco fascinoso e avvincente che continua a svelare nuove sfumature anche dopo numerosi ascolti. Ne parlo con Hupogrammos, che incontro insieme a Sol Faur nello studio della band, a a Timișoara…

Su Valea Omului ci sono idee che erano state inizialmente concepite per i Negură Bunget?

Alcune cose le avevamo scritte quando eravamo ancora nei Negură, ma non nella forma attuale. Il suono di quella band era nato anche da me e da Sol, quindi è normale che ci siano componenti che erano presenti già allora.

La separazione ha avuto ragioni artistiche o personali?

Niente di artistico, questioni molto terra terra che erano arrivate a un livello non più accettabile e delle quali decidemmo di non essere più parte. È per questo che avevamo cercato di sciogliere la band piuttosto che andarcene. Avevamo preso molto sul serio la separazione, ci siamo detti: ok, se questa cosa non funziona, che ognuno vada per conto suo. Non sapevamo che avrebbero continuato, non sapevamo che Negru avesse intenzione di prendersi il nome ma il karma è il suo, la scelta è stata sua. Non fu un accordo su carta ma fu un accordo tra amici, basato su quel buon senso che lui evidentemente non ha. Non so cosa stiano facendo ora, non ho sentito il loro ultimo disco.

dordeduh_2Mi hanno colpito molto i suoni del primo pezzo, Jind de tronuri. I toni bassi hanno molto spazio nel mix, non è una scelta comune per una band che suona questo genere, creano un’atmosfera molto particolare…

È stata una scelta voluta: quel brano ha le basse frequenze così spinte perché parla di Saturno che, anche come entità planetaria, ha una sua vibrazione che su ottave più alte non è possibile sentire. Se parla di Saturno, che sia saturnina, quindi piena di bassi! Mi fa piacere che te ne sia accorto, vuol dire che sta funzionando.

Avete problemi a riprodurre i brani dal vivo? Fate un largo uso di strumenti tradizionali…

Sul palco siamo cinque, in casi del genere devi essere creativo. E troppi strati rischiano di annoiare l’ascoltatore. Dal vivo riusciamo a riprodurre quasi tutto, ci manca ancora un flautista ma non siamo riusciti a trovare qualcuno che faccia al caso nostro, che sia in grado di essere coinvolto nel concept del gruppo. Purtroppo in molti pensano solo ai soldi, al successo e roba così. I tour però sono andati sorprendentemente bene. Non ci hanno dimenticato, è venuta a vederci molta gente e anche sul tour bus c’erano buone vibrazioni. È stato un segnale importante. I Dordeduh sono partiti dal nulla, con il vecchio gruppo non ero io a occuparmi della parte economica ma hanno creduto in noi. Prima ancora che Valea Omului uscisse la Prophecy ci aveva fatto un contratto senza aver mai ascoltato una nota. Siamo riusciti anche a suonare a un paio di festival prima ancora di aver pubblicato qualcosa. Uno fu una rassegna folk in Francia… Beh, non eravamo esattamente il genere di folk al quale erano abituati!

PosterNei testi utilizzate un lessico che attinge dal rumeno più arcaico. Nella lingua moderna non trovate parole che vi permettano di esprimere alcune sensazioni in modo adeguato?

In effetti i nostri testi sarebbero piuttosto difficili da comprendere per un rumeno moderno, certe espressioni e certe parole non sono sicuramente più nella lingua di uso comune, ma non è una cosa che abbiamo fatto di proposito. Sarebbe esagerato dire che non avremmo potuto esprimere questi concetti in un altro modo, semplicemente quelle parole erano un bel modo per esprimerlo. Se vuoi trasmettere un concetto potente, con un linguaggio non comune spesso funziona meglio, perché stai già catturando l’attenzione con parole che, anche se non conosci, ti incuriosiscono, vai a controllare cosa significhino e quindi recepisci il messaggio.

Un messaggio spontaneo o preordinato?

Lavoriamo seriamente sul nostro background concettuale ma non abbiamo mai avuto intenzione di lanciare un messaggio ideologico o intellettualizzare la nostra musica. Quello che trasmettiamo vogliamo comunicarlo a livello spirituale. Se non lo senti, non lo senti. E non tutti dovrebbero sentirlo… Ci sono lati spontanei e altri intenzionali. L’intenzionalità è un fattore molto importante. Nel black metal di solito si prende il nome di un demone a caso ma è gente che non sa cos’è l’inferno, altrimenti non vi si identificherebbe. Noi cerchiamo di affrontare le tematiche esoteriche in modo serio ma non intendiamo lanciare un messaggio, se ispiriamo qualcuno ne siamo felici, ma mi considero una persona abbastanza umile, non sono certo a un livello tale da poter dare consigli a qualcuno.

Come si è evoluto il tuo interesse per la storia della tradizione rumena?

La storia di per sè non ci interessa più di tanto, la vediamo soprattutto come una serie di eventi che alcune persone hanno voluto mostrarci, la storia è soprattutto politica, guerra e leadership, una sorta di gara a chi ce l’ha più grosso dal punto di vista militare. Siamo più interessati ad aspetti che nel modo tradizionale di raccontare la storia non sono il punto principale ma sono considerati un effetto collaterale, come i cambiamenti sociali e culturali o, nel mio caso personale, l’esoterismo.

DorDeDuh 1In che modo ti sei avvicinato a queste tematiche?

È un qualcosa che è iniziato da bambino. Da un lato è una sorta di predisposizione, dall’altro sono cose latenti in ogni essere umano. Sono laureato in antropologia ma nel mondo accademico queste materie vengono prese sul serio solo fino a un certo punto. Ora però anche alcuni settori della scienza iniziano ad avvicinarsi a una dimensione metafisica, come all’epoca dell’alchimia. Pensa alla fisica quantistica, che si è evoluta in modo assolutamente imprevedibile rispetto alle discipline scientifiche classiche. Se non lo tocchi non esiste non è più un valore. Restando in campo esoterico, possiamo riferirci all’era dell’Acquario, che ha iniziato a essere percepita nel mondo come un cambiamento a partire dagli anni ’70. Secondo me andrà sempre oltre. Molte cose allora avevano iniziato a focalizzarsi verso l’unità, con l’abbattimento delle categorie e delle divisioni. Le particolarità possono dar vita a qualcosa di totalmente unico ma non bisogna dimenticare da dove siamo partiti, ovvero dall’unità, e le dinamiche stanno andando in quella direzione. Pensa a certe branche della psicologia, dove la schizofrenia non è più etichettata come un male ma come una visione diversa di ciò che ci circonda, o alla cultura psichedelica, che ha avuto grande impatto nello sviluppare una nuova percezione della realtà. Le cose stanno cambiando.

State già lavorando a un nuovo album?

No, però abbiamo del materiale che fu composto durante la lavorazione di Dar De Duh e fu accantonato, canzoni che non erano coerenti con il concept dell’album. Non abbiamo ancora iniziato a scrivere brani nuovi. Questo è il primo periodo di calma dopo due anni di battaglie. Il disco è uscito, i tour sono finiti, ora ci concentreremo maggiormente sul nostro side-project, i Sunset In The 12th House,  per recuperare energie. C’è già un disco registrato per metà, speriamo di terminarlo entro la fine dell’anno. È una cosa tra amici, non ha molto in comune con i Dordeduh o con il metal, è più un post rock psichedelico (e, a proposito di post rock psichedelico, vi consiglio di dare un’ascoltatina ai concittadini The Egocentrics, che ho visto dal vivo per puro caso l’ultima notte a Timișoara, nda). Anche qua c’è della musica folk ma non solo rumena, anche balcanica e orientale. Abbiamo già fatto un paio di show e il pubblico ha risposto bene. Il batteristà è un italiano, Sergio, stava negli Ephel Duath, lo conoscemmo quando andammo in tour con loro. Suona anche le percussioni nei Dor De Duh.

14 commenti leave one →
  1. lukasbrunner permalink
    11 dicembre 2012 16:10

    Sei riuscito a tornare da Timișoara con il fegato ancora funzionante?

    Mi piace

    • 11 dicembre 2012 16:14

      No, l’ho dovuto lasciare là, si era ingrossato così tanto che WizzAir voleva farmi pagare la franchigia

      Mi piace

      • lukasbrunner permalink
        12 dicembre 2012 20:28

        Romania: per gente di un certo livello (etilico nel sangue)

        Mi piace

      • 12 dicembre 2012 20:47

        Da quelle parti l’alcol costa poco anche per il tasso di cambio e i redditi locali. Ho conosciuto gente che affermava serissima che lo Stato manteneva le tasse sugli alcolici basse apposta per mantenere il popolo nell’oblio.

        Mi piace

  2. 29 dicembre 2012 21:43

    Vergogna, vergogna, questa volta, lo scrivo io, facendo un tifo pazzo per quelle ruspe. Che possano abbattere quanto prima quei 400 immobili. Senza nessuna pietà. E’ un appello che lancio a chi – in questo momento – vuole interrompere l’abbattimento delle case abitate. Anche quelle che – fino a ieri – erano disabitate ma che, magicamente, oggi hanno un occupante. Giù senza calcoli, caro Vitello, perché i chiagni e futti della ‘ndrangheta sono sempre un passo avanti rispetto allo Stato. O si sta dalla parte della legalità o si sta – asserragliati, gridando mafiosi alle Forze dell’Ordine – dall’altra parte. Tertium non datur.

    Liked by 1 persona

Trackbacks

  1. Les radikult sont là pour rester: The CNK « Metal Skunk
  2. FINNTROLL – Blodsvept (Century Media) | Metal Skunk
  3. Skunk Jukebox: to serve man | Metal Skunk
  4. NEGURA BUNGET – Tău (Lupus Lounge) | Metal Skunk
  5. NEGURA BUNGET @Closer, Roma, 28.05.2015 | Metal Skunk
  6. KAMPFAR / NEGURA BUNGET / SELVANS @Traffic, Roma, 10.11.2016 | Metal Skunk
  7. Make Pescara great again: TUBE CULT FEST 2016 | Metal Skunk
  8. Alla pugna: BLODIGA SKALD – Ruhn | Metal Skunk

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: