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Alla pugna: BLODIGA SKALD – Ruhn

8 ottobre 2017

Il folk metal è una cosa seria: è un concetto che cerchiamo di ribadire appena ne capita l’occasione. E cavoli se anche il folk metal italiano, grazie a band come i Blodiga Skald (o i Lou Quinse, per fare un altro nome a me caro), non lo è parimenti. Qui non siamo dalle parti del folk raffinato alla Folkstone, ma di quello fracassone alla Finntroll, e infatti potremmo serenamente definire i romani come “i Finntroll italiani”. E questo è il miglior complimento che si possa fare loro. Reduci da una estate di date in giro per l’Europa (come al Celtic Festival in Transilvania e al Folk & Metal Fest a Bucarest con gli Arkona), hanno suonato a Roma questo venerdì al Traffic di spalla ai Furor Gallico e (lasciatemi pure essere politicamente scorretto) io avrei tranquillamente invertito l’ordine del bill.

Mentre raccoglievo informazioni sulla band romana mi sono imbattuto nel loro primo EP, Tefaccioseccomerda, che già dal titolo senti sapore di casa. Mi sono definitivamente infatuato di loro dopo aver visto il videoclip della cover La isla bonita/La Colegiala. Come dicono quelli che sanno scrivere di musica, lo stile della band in Ruhn risulta più maturo ed evoluto rispetto all’esordio. Ok, ci sta, ma il mio auspicio è che lo stile non si evolva o maturi troppo perché va già bene così, ha il giusto livello di attitudine, amalgama dei vari strumenti utilizzati, tra “fisarmonichella”, flauto e violino, capacità tecnica e qualità della produzione. Per “essere credibili” quando si suona questa roba bisogna “sentirsi poco credibili”, non so se mi sono spiegato bene, ma penso di sì. Il prendersi sul serio ammazza il folk metal, o meglio: il prendersi troppo sul serio, quando cioè si perde di vista l’etimologia della parola folclore. Ed è per questo motivo che siamo di fronte al più bell’ossimoro che il metal abbia mai creato.

Mi sarebbe piaciuto se i troll miei concittadini avessero scritto testi anche in italiano (sai che ficata se rifacessero uno stornello romanesco in versione trollesca?), oltre che in inglese e russo, perché ok l’internazionalità ma ciò che rende il folk più “caratteristico” e unico è proprio il suo substrato regionale e locale, che, infatti, nel caso dell’uso della lingua del cantante moldavo è rispettato appieno e caratterizza in positivo la band. Per esempio, quando ho realizzato che Epicavendemmia (titolo che spacca non poco) non era cantato in italiano ci sono rimasto un pelino deluso, ma il brano ha un bel tiro a prescindere da tutto. Sulle altre svettano la riuscitissima title track e la combo PanapiirI Don’t Understand, che potrebbero essere facilmente scambiate per le sbracatissime hum-ppa hum-ppa dei più famosi finlandesi.

I Blodiga Skald non hanno ancora inciso la loro Trollhammaren, ma secondo me non manca molto. Rimanete buzzurri. (Charles)

4 commenti leave one →
  1. weareblind permalink
    8 ottobre 2017 12:48

    Anche io me l’aspettavo in italiano! Grazie della scoperta, sempre utile al sociale MS.

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  2. Trollallero Trollallà permalink
    8 ottobre 2017 20:11

    che bravi sti orchi! ma eri al concerto?

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  3. cattivone permalink
    8 ottobre 2017 22:21

    Sono appassionato di Folk Metal ma questi non li conoscevo affatto. La canzone non è affatto male, recupererò il disco. Comunque concordo: avrei preferito cantassero nella loro lingua.

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