Les radikult sont là pour rester: The CNK

Il concetto di hardcore radikult introdotto dai Morbid Angel con la celebre hit dell’estate presente in quel capolavoro della stramadonna di Illud Divinum Insanus, disco che noi tutti, vinte le iniziali perplessità, abbiamo imparato ad amare, in un primo momento era parso simile a un noumeno kantiano: il nostro cervello provava a renderlo pensabile pur non essendo in grado di afferrarlo. Dopo mesi di cogitazioni, possiamo dire di aver raggiunto una sintesi gnoseologica sufficiente a consentirci di definire come hardcore radikult ogni produzione culturale che:

a) sia più o meno universalmente considerata una chiavica

b) apra nuove frontiere del brutto in modo così eclatante da non poter essere ignorata

c) venga strenuamente difesa dagli autori con una capacità di non arrendersi all’evidenza degna di un addetto stampa della Società della Terra Piatta

d) sia accompagnata da un contorno estetico tale da suscitare nel volgo derisione e sghignazzi

e) abbia, nonostante tutto, un suo perverso fascino che spinga a reiterare la fruizione nel vano tentativo di cercare un senso in ciò che senso non ha e non può avere

Fatta questa necessaria premessa, ecco a voi una band che non può essere definitiva altrimenti se non hardcore radikult. Mesdames et messieurs, da Parigi con furore, ecco a voi i mirabolanti The Cnk:

the_cnk

Il bel tomo che si copre le pudenda con un ritratto di Snowy Shaw è nientemeno che RMS Hreidmarr, ex cantante degli oggi inattivi, ma mai ufficialmente defunti, Anorexia Nervosa, che peraltro erano un gruppo rispettabilissimo. Gli altri si nascondono – non certo per pudore, sentimento a costoro palesemente estraneo – dietro nomignoli da mentecatti come Heinrich von Baalberith e Volponi (Volponi?), ma trattasi sempre di figuri transitati in formazioni di un certo peso (il bassista, tale Zoé von Herrschaft, suona addirittura dal vivo con gli Alcest). L’immaginario nazigay viscontiano fa il resto. Perché c’è cattivo gusto e cattivo gusto. Quando a farla fuori dal vaso è, per esempio, una band tedesca, il risultato tende a essere caciarone e malaccorto in modo quasi simpatico, un po’ come il prozio pensionato che sostiene di saper reggere l’alcol ma poi finisce per vomitare sul tavolo già agli antipasti del cenone di Natale, dopo aver toccato il culo alla vostra ragazza e aver rischiato di venire alle mani con il marito di vostra sorella per banali divergenze calcistiche. Tutta un altra faccenda è se dei transalpini si mettono in testa di épater la bourgeoisie con espedienti originali e coraggiosissimi come l’ambiguità sessuale e ideologica (l’ultimo disco si chiama Revisionnisme) e, non contenti, per non farsi mancare davvero nulla, chiamano pure Snowy Shaw. Che poi, abbiate pazienza, agli occhi del suddetto volgo (noi di Metal Skunk siamo un sito veltroniano, oltre che contro la droga, e a favore di tutte le minoranze, compresi coprofagi, pastafariani e interisti), dei francesi che si mettono a giocare sui sottintesi omo se la vanno proprio a cercare con il lanternino. È un po’ come se i Dordeduh scrivessero testi che parlano di furti di rame e rapine in villa e dal vivo facessero suonare gli strumenti folk a zingarelli che durante l’assolo di batteria si infiltrano tra il pubblico per fare razzia di portafogli. E non vi ho ancora detto che il nome del gruppo è l’acronimo di Cosa Nostra Klub, che come spirito di provocazione è paragonabile solo alle magliette 69 de puta madre che andavano di moda tra i coatti qualche anno fa.

The_CNK_3_small

E spieghiamo finalmente che diavolo di musica facciano questi signori. Loro si definiscono martial industrial/electronic black metal, che già a ‘sto punto uno si butterebbe sui Semargl, che almeno sono divertenti e fanno vedere le suore ucraine che si slinguazzano. I primi due dischi, Ultraviolence Über Alles e L’Hymne à la Joie (me cojoni), risalenti rispettivamente al 2002 e al 2007, contengono composizioni originali, e mi perdonerete se non ho troppa voglia di approfondire (anche se, così a occhio e croce, ho l’impressione che a Charles potrebbero garbare dimolto). Le recensioni di Metal Archives assegnano loro voti elevati, ma credo sia superfluo sottolineare che, pur essendo un contenitore di informazioni prezioso e fondamentale per tutti noi umili pennivendoli del Demonio, si parla pur sempre di un sito che dà voce a mocciosi alle prime polluzioni i quali asseriscono che Scream Bloody Gore e Altars Of Madness non sono in fondo ‘sto granché perché suonano datati e la produzione non è abbastanza pulita.

Ma sto divagando. Spariamo quindi subito il carico da novanta:

Ed è solo una delle undici perle regalateci da Revisionnisme, una raccolta di cover gothic/black da quattro del mattino in un locale darkettone di second’ordine al quarto doppio whisky (e i momenti più agghiaccianti sono proprio quelli più tunzi e rammsteiniani, con gli stessi teutonici omaggiati da una rilettura iperbuzzurra di Weißes Fleisch nella quale, per soprammercato, suona pure Snowy Shaw) che si apre con un medley, attenzione, di Gary Glitter e prosegue con una scaletta entropica che di black ha soprattutto la determinazione sadiana nel voler fornire prove lampanti dell’inesistenza di Dio e il totale disprezzo nei confronti della razza umana che traspare da un’operazione consimile. Non viene risparmiato nessuno, dai Beastie Boys (Sabotage) a Nick Cave (Where The Wild Roses Grow), dai Guns’n’Roses all’innocente Leonard Cohen (Everybody Knows), fino ad arrivare a Impaled Nazarene ed Emperor, che qua al posto loro ci starei attento, ché i primi hanno scritto una canzone dove se la prendono con gli omosessuali (ribadiamo sempre ai più distratti che noi siamo con Walter e non approviamo cotali becere discriminazioni) e il primo batterista dei secondi ne ha pure accoppato uno. Che ne sapete, magari, appurato che pochi anni in una prigione norvegese equivalgono a una vacanza pagata dai contribuenti, Bard Faust potrebbe pure pensare che il giuoco valga la candela e lavare col sangue un oltraggio come questo:

TUE UN FLIC! Mi raccomando, ragazzi, continuate a vivere hardcore radikult. (Ciccio Russo)

9 commenti

  • Nunzio Lamonaca

    GRUPPO DELL’ANNO

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    • Gruppo dell’ano forse. Magari nell’immediato il loro è un suono che può piacere, ma secondo me i dischi sopra sono la classica roba che non regge la prova del tempo.

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  • la cover di season fa davvero schifo

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  • l’impegno c’è: se gli anorexia nervosa erano mediocri, qui lo schifo è raggiunto e centrato in pieno. però se permettete, il vero radikult è quello che oltre a tutto quello che avete descritto sa distruggere in un attimo i precedenti 20 anni di carriera e di rispettabilità… i morbid angel sono ancora über alles!

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  • madonna, la cover degli slayer faceva anche ridere, ma “I am the black wizards” istiga veramente a compiere atti criminali

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  • va beh dai, pensavo peggio.

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  • “TUE UN FLIC!” Mi sto ancora sganasciando!!!
    Metal Archives è anche il sito che non accetta i Rammstein perché secondo loro non sono abbastanza metal (evidentemente sono rimasti ai tempi di “Sehnsucht”), quindi lascia un po’ il tempo che trova.
    E comunque, Ciccio Russo è sempre più il Montanelli del giornalismo metal!

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  • sergente kabukiman

    non per sminuire l’articolo che è spettacolare..ma come ho letto volponi ripreso da ciccio sono morto dalle risate ahahaha stay radikult!

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  • Alla vostra ‘sintesi gnoseologica’ mi permettere di aggiungere un ulteriore punto: l’opera deve perdurare nel tempo all’interno del proprio statuto. Ovvero non deve, dopo una decina di anni ad esempio, essere considerata un capolavoro. Ma forse questo è già compreso all’interno del primo punto (universalità, dunque, non solo spaziale, ma anche temporale).

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