Skip to content

MORBID ANGEL – Illud Divinum Insanus (Season Of Mist)

14 giugno 2011

I come Infangare per sempre il nome di una delle più grandi band della storia del death metal. I come Ira funesta dei fan che magari avevano pure prenotato l’edizione deluxe sbrilluccicante con scappellamento a destra e ora cercano un volo low cost per Tampa così da aspettare il gruppo sotto casa con una mazza da baseball. I come Imbarazzo per Trey Azagthoth che si è prestato a una simile puttanata quando poteva tranquillamente tenersi Steve Tucker e lasciare che la band invecchiasse dignitosamente, non dico con una striscia positiva che manco gli Ac/Dc come i Cannibal Corpse ma almeno mantenendosi su standard tra il “molto carino” e il quasi accettabile” e conservando il rispetto della comunità come Deicide e Obituary. I come I meglio mortacci di David Vincent che poteva restare a cazzeggiare con sua moglie nei Genitorturers lasciandoci perlomeno un buon ricordo. I come Illud Divinum Insanus, più che un disco una barzelletta di cattivo gusto raccontata pure male.

“…E poi c’era David Vincent che confezionava l’anfetamina”

Mi ero approcciato a questo cd da uomo avvisato. Non solo perché avevo buttato un occhio alle recensioni altrui ma perché sapevo benissimo che con il ritorno di Vincent non avrei potuto aspettarmi un lavoro canonico e tradizionalista. L’anima nera dei Morbid Angel era sempre stata lui. Con il suo abbandono, dopo lo spettacolare Domination, l’act floridiano smarrì la sua vena più oscura e sperimentale e, reclutato Tucker, pubblicò tre platter accademici e prevedibili quanto volete (un discorso a parte andrebbe però fatto per l’oscurissimo e oppressivo Gateways To Annihilation) ma qualitativamente inattaccabili. Non saranno stati dei capolavori rivoluzionari come i primi quattro full, ma avercene di album come Formulas Fatal To The Flesh e Heretic, basati più che sul semplice mestiere su una classe inarrivabile. Ero perfettamente conscio del fatto che le fisse di Vincent per l’industrial fossero condivise da Azagthoth e che ci si sarebbe mossi su questa scia. Ma una cosa è andare dietro ai Laibach (che remixarono, all’epoca, God Of Emptiness e Sworn To The Black), un’altra è andare dietro ai Deathstars, se non a Marylin Manson. Perché il problema non è che il distacco dal death metal tout-court sia stato così radicale, ben vengano le sperimentazioni quando portano a qualcosa di buono. Il problema non è manco che Illud faccia chissà quanto schifo. Qua e là si fa pure ascoltare, fosse stato l’esordio di quattro ventenni tedeschi con l’eyeliner, le extension e il piercing sullo scroto si sarebbe pure potuto beccare un sei di incoraggiamento in pagella. Più che un brutto disco, è un disco stupido. Non è Indegno in quanto Ignominioso ma in quanto Inutile e Insulso. E poi, che cazzo, se proprio volete utilizzare un titolo in latino sinceratevi almeno che sia corretto, maledetti peracottari, qua siamo ai livelli dei Dominion Caligula, il progetto solista del cantante dei Dark Funeral (già per conto loro piuttosto impegnati nel far rivoltare Cicerone nella tomba) sul cui esordio c’era un pezzo che si chiamava Fellatio Me Scrotum.

A Yog-Sothoth non piacciono i metrosexual

Si parte con un’intro pomposa che si chiama Omni Potens. Altro titolo in latino sbagliato. Me lo aveste chiesto, ve lo avrei prestato io il Castiglioni-Mariotti che avevo al liceo. E’ pieno di pentacoli e croci rovesciate e credo ci sia pure il vostro logo disegnato da qualche parte. L’opener Too Extreme! (eh?) ti fa capire subito che aria tirerà per 56 interminabili minuti. Ritmi ossessivi spezzati da beat, chitarre stoppate, effettistica un tanto al chilo, Vincent che si cimenta in uno pseudo screaming filtrato da harsh EBM e ci delizia pure con alcuni versi cantati in spagnolo. Forse aveva trascorso gli ultimi anni a Ibiza a vendere le anfetamine ai turisti italiani fuori dalle discoteche, chissà. Sembra di trovarsi di fronte a uno scarto di registrazione dei Project Hate, a voler essere buoni. La maggior parte dei brani, come la successiva Existo Vulgoré o la già nota Nevermore (che dal vivo sembrava pure carina), vedono prevalere gli elementi death metal ma i suoni iperartificiali e l’impostazione caciarona sono più o meno quelli. La struttura immediata e, almeno nelle intenzioni, catchy delle canzoni limita la noia ma mette in evidenza in modo ancora più spietato la povertà di idee imperante. A uscirne sacrificato, come ovvio, è l’estro di Azaghtoth, coadiuvato da Thor Anders Myhren dei Myrkskog, che deve essersi trovato piuttosto a suo agio. Il riffing prova infatti a rileggere il classico Morbid Angel sound in un’ottica più fredda ed elementare e il risultato è che nei momenti migliori più che gli autori di Altars Of Madness sembra di ascoltare dei loro emuli nordeuropei, tipo gli Zyklon (dove ha militato in passato lo stesso Myhren). Al death rancido e risaputo di una Beauty Meets Beast preferisco però l’autocelebrativa I Am Morbid che, con i suoi cori da stadio e il suo andamento marziale e rammsteiniano, è pure divertente.

Gli episodi più virati sull’industrial spinto sono invece i più grotteschi. L’ormai mitica Radikult, principale pietra dello scandalo e tormentone dell’estate ufficiale di Metal Shock (quello dell’anno scorso era 25 Escort di Immanuel Casto), sembra in tutto e per tutto un singolo di Rob Zombie ma il venerdì sera in una discoteca goth, con l’Mdma in circolo e la mano tra i prosciutti di una darkettona obesa, potrebbe pure fare il suo sporco lavoro. Azagthoth, in un’intervista a Decibel, si è giustificato dicendo che la band voleva guardare avanti. Ho capito, ma così non guardate avanti manco per il cazzo, questa è musica che stava smettendo di andare di moda già dieci anni fa. Dove credevano di andare a parare con spazzatura come Destructos Vs. The Earth/Attack? A questo punto uno si ascolta direttamente i Combichrist (autori del remix sul singolo di Nevermore) che almeno l’EBM la sanno fare. Convincersi di essere moderni e innovativi con ‘sta roba è un atteggiamento paragonabile a quello delle ultracinquantenni che si conciano come le ragazzine per sembrare più giovani e finiscono solo per imbruttirsi e rendersi ridicole.

L’unico che ne esce bene è Pete Sandoval, dato che non è stato coinvolto per via dei suoi problemi alla schiena. Sul suo sostituto Tim Yeung non ho francamente nulla di troppo acuto da dire se non che facevano prima a usare direttamente una drum machine. Se avevate messo venti sacchi da parte per acquistare questo album trovate un altro modo per spenderli. Comprate il nuovo degli Autopsy, se non l’avete già fatto. Pigliatevi dell’erba. Fatevi un paio di Lagavulin. Offrite una pizza a un amico. Portate una ragazza al cinema, pure a vedere The Tree Of Life, quella chiavica che ha vinto a Cannes (pare che in una sala bolognese avessero invertito i rulli del primo e del secondo tempo senza che se ne accorgesse nessuno), sarà sempre più costruttivo di Illud Divinum Insanus, che ascolterete a scrocco giusto per poterne parlare male. Quanto a me, proverò a inventarmi una meravigliosa realtà parallela dove i Morbid Angel si sono sciolti dopo Heretic, Trey Azagthoth prospera felicemente gestendo una fumetteria a Miami, Pete Sandoval, dedicatosi con successo alla produzione di insaccati, ha messo su un gruppo country & western e David Vincent è morto in un incidente stradale nel 1996. (Ciccio Russo)

P.S. Non mancate, soprattutto se l’avete presa molto male, di farvi un giro sulla paginaTumblr Morbid Fails, che contiene una galleria di fotomontaggi a tema davvero esilaranti (è lo stesso tizio del gruppo facebook Rip Morbid Angel ma lì quel fascista di Zuckerberg lo ha costretto a rimuovere un sacco di roba).

72 commenti leave one →
  1. Giancarlo permalink
    14 giugno 2011 11:37

    Come rovinarsi la carriera, Azagtoth ha pure avuto 8 anni per crearsi un suo progetto solista industrial…consoliamoci con Entity degli Origin e coi Nader Sadek.

    Mi piace

  2. Kharja permalink
    14 giugno 2011 11:59

    daje de ucronia porz !

    morto di incidente stradale ascoltando formulas fatal to the flesh …

    Mi piace

  3. jesus win frankenstein permalink
    14 giugno 2011 12:35

    probabilmente il giudizio più vicino al mio tra quelli che ho leto, i pezzi death old style sono talmente brutti e scontati da far brillare la mitica radikult. kill a cop!

    Mi piace

  4. Arise permalink
    14 giugno 2011 14:08

    “Nevermore” a parte, gli unici brani che mi sono piaciuti sono proprio quelli sperimentali, tipo “Too extreme!” o “Destructos…”, che per il suo andazzo mistico mitteleuropeo ricorda i Labach. Anche “Radikult” non è male, pur sembrando un pezzo di Marilyn Manson cantato da Phil Anselmo. Forse dovevano fare un album completamente sperimentale, evitando di riempire il disco con gli scarti di “Heretic” giusto per tenere il piede in due scarpe, per paura di perdere i vecchi fan.

    Mi piace

  5. funambolo permalink
    14 giugno 2011 14:18

    il video di Hitler è fantastico, come ha detto qualcuno quando ascolti Descructos pensi immediatamente al moto dei robot degli anni 80

    Mi piace

  6. 14 giugno 2011 16:28

    Ah ah ah!!!
    E pensare che quando ho ascoltato Radikult su youtube credevo fosse un fake…

    Mi piace

  7. 14 giugno 2011 21:39

    Mi piace

  8. 15 giugno 2011 01:43

    dato che se me lo stronca pure ciccio non me lo scarico manco, sposto il discorso: the tree of life é veramente una boiata paurosa?? avevo qualche dubbio sul vederlo, date le ultra-super-mega-new age-recensioni, ma un pò per completismo e un pò per “se devo stroncarlo devo vederlo” ero curioso…poi il cinema qua vicino lo ha proiettato tipo due giorni e quindi vabbé…insomma ciccio com’é ‘sto coso?thumbs up per i combichrist, ma per quanto mi riguarda ancora di più per gli icon of coil!!

    Mi piace

    • 15 giugno 2011 10:00

      Vedilo comunque, è questione di gusti. Più che altro lo ho citato perché questa storia dei rulli invertiti mi aveva fatto ammazzare dalle risate e ne volevo parlare a tutti i costi. Comunque il discorso “se devo stroncarlo devo fruirne” io lo applicherei pure a Illud, dal punto di vista della risonanza, della controversia e del casino che ha scatenato è praticamente il disco dell’anno.

      Mi piace

      • Charles Bronson permalink
        15 giugno 2011 12:11

        …la storia dei rulli del primo e secondo tempo invertiti è una boiata dei soliti “giornalisti” incompetenti che cercano il sensazionalismo a buon mercato: chiaramente se così fosse a metà film ci sarebbero stati i titoli di coda.Un film non è costituito da soli due rulli.In realtà sono stati invertiti i primi due rulli,quindi il film iniziava dalla nascita del cosmo e procedeva con il lutto familiare anziché l’inverso…questo errore difficilmente poteva essere percepito da chi non aveva già visto il film visto che la successione degli eventi non è cronologica ma legata a una visione particolare/sperimentale.Questa inversione non pregiudicava la visione del film ma secondo me toglieva molto spessore all’opera di Malick.
        Detto questo dubito che questo film con la sua “visione delica” (non so come altro definirla senza scriverne un romanzo) possa essere gradito da chi segue questo sito (opinione PERSONALE per mettervi in guardia),per salvarvi da un probabile sclero post-cinematografico vi consiglio un più adatto Bronson di Refn uscito proprio in questi giorni in pochissime sale italiane: http://youtu.be/GMJ1c3qxOWc

        Mi piace

      • 15 giugno 2011 16:03

        Grazie per la delucidazione, in effetti dovrei essere conscio anch’io che non ci sono solo due rulli, avendo visto ‘Cigarette Burns’ due volte!

        Mi piace

      • 15 giugno 2011 19:27

        ma guarda, io sono un fan degli scleri post-cinematografici, certe volte é meglio uscire delusi che continuare sulle 4 sicurezze che ti sei creato (in ogni campo).chiedevo a ciccio un pò per chiaccherare e un pò perché lui é tipo una guida spirituale per cose varie che vanno da romero e carpenter, ai black tape for a blue girl, agli autopsy, senza dimenticare la politica estera di sarkozy :-); di Refn non ho ancora visto niente, prospettavo prima o poi una retrospettiva intensiva…

        Mi piace

  9. MasterPaskua permalink
    15 giugno 2011 16:33

    Sto per spedirgli il mio Urbis et Orbis Lingua!
    Fellatio me scrotum……mi sto scompisciando dalle risate!

    Mi piace

  10. pepato permalink
    15 giugno 2011 18:33

    Anche i Pain of Salvation, ben più pretenziosi (per quanto da me adorati) si erano coperti di ridicolo con i titoli di BE: Homines Fabula Initium, Homines Partus, ecc. Daniel Gildenlow si giustificava dicendo che era una cosa voluta, che voleva solo creare titoli evocativi ma non significanti qualcosa, arrampicandosi sugli specchi. E i fan che in massa gli dicevano: Daniel, suvvia, ristampa sto disco con i titoli giusti, ma lui niente :-D

    Mi piace

    • ignis permalink
      11 novembre 2014 23:21

      Alcuni miei amici insistono affinché io vada alla prossima data milanese. Tuttavia, mi è bastato rileggere questo articolo per togliermelo dalla testa. A loro ho affidato il seguente compito: leggere tre volte ad alta voce l’intero articolo durante il viaggio in auto alla volta di Trezzo.

      Mi piace

Trackbacks

  1. Suore ucraine che si slinguazzano: il singolo dell’estate « Metal Shock
  2. Erano solo cene tranquille « Satanetto
  3. NADER SADEK – In The Flesh (Season Of Mist) « Metal Shock
  4. LIVING HARDCORE RADIKULT « Satanetto
  5. Dimebag Darrell, Phil Anselmo e la bassista degli White Zombie contro l’orribile gorilla « Metal Shock
  6. La mensa di Odino #4 « Metal Shock
  7. Frattaglie in saldo #13 « Metal Shock
  8. Senti come pompa: BLOOD STAIN CHILD – Epsilon (Coroner records) « Metal Shock
  9. KORN, crossing the line since 1994 « Metal Shock
  10. The radikult are here to stay, yay! « Metal Shock
  11. LULU « Metal Shock
  12. La Cina è vicina, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare le Babymetal « Metal Shock
  13. KORN – “The Path of Totality” (Roadrunner) « Metal Skunk
  14. L’ultima playlist prima dell’apocalisse « Metal Skunk
  15. PEARL JAM – Live On Ten Legs (Universal) « Metal Skunk
  16. MORBID ANGEL – Illud Divinum Insanus. The remixes (Season Of Mist) « Metal Skunk
  17. TERRORIZER – Hordes Of Zombies (Season Of Mist) « Metal Skunk
  18. Entombed // Buffalo Grillz // Southern Drinkstruction @Traffic, Roma, 27.04.2012 « Metal Skunk
  19. Just another night we are RUNNING WILD « Metal Skunk
  20. MARILYN MANSON – Born Villain (Cooking Vinyl) « Metal Skunk
  21. Relics Bizarre: GENITORTURERS – 120 Days Of Genitorture (Capitol, 1993) « Metal Skunk
  22. Skunk Jukebox: stavvi Minòs orribilmente, e ringhia « Metal Skunk
  23. La faccia come il culo: i CRYPTOPSY tornano al death metal « Metal Skunk
  24. CRYPTOPSY – Cryptopsy (Century Media) « Metal Skunk
  25. WEAPON – Embers And Revelations (Relapse) « Metal Skunk
  26. Les radikult sont là pour rester: The CNK « Metal Skunk
  27. The underground in America: intervista ai COFFIN TEXTS « Metal Skunk
  28. Meanwhile in Finland #3 | Metal Skunk
  29. HATE – Solarflesh (Napalm) | Metal Skunk
  30. SPLATTERED ENTRAILS – Doctrine Of Redemption | Metal Skunk
  31. Intervista ai CENTVRIAN | Metal Skunk
  32. Ufficiale: Pete Sandoval fuori dai Morbid Angel per colpa di Cristo | Metal Skunk
  33. Skunk Jukebox: viva la muerte | Metal Skunk
  34. Frattaglie in saldo #20: saldi di fine anno | Metal Skunk
  35. Lunga vita alla nuova carne: speciale PROFOUND LORE | Metal Skunk
  36. Gli AGALLOCH si salvano in calcio d’angolo col nuovo pezzo in streaming | Metal Skunk
  37. INCANTATION – Dirges of Elysium (e altre cose che fanno bene a Satana) | Metal Skunk
  38. Il concept orchestrale su zio Paperone fatto dal tizio dei Nightwish | Metal Skunk
  39. HELLFEST 2014, l’alfabeto del devasto | Metal Skunk
  40. La riffa della morte: vinci tre biglietti per il concerto degli OBITUARY a Roma! | Metal Skunk
  41. E CHI SE NE FREGA #6 | Metal Skunk
  42. MORBID ANGEL @Mega Klub, Katowice, 23.11.2014 | Metal Skunk
  43. Avere vent’anni: marzo 1995 | Metal Skunk
  44. Sveglia il morto #1: REVENANT, BAPHOMET e DEMENTED TED | Metal Skunk
  45. Avere vent’anni: BLIND GUARDIAN – Imaginations From The Other Side | Metal Skunk
  46. MORBID ANGEL: il codardo Trey Azagthoth si riprende Steve Tucker | Metal Skunk
  47. Radio Feccia #17 | Metal Skunk
  48. Avere vent’anni: luglio 1996 | Metal Skunk
  49. E CHI SE NE FREGA #12 | Metal Skunk
  50. Taccuino del Netherlands Deathfest. Giorno II | Metal Skunk
  51. Avere vent’anni: marzo 1997 | Metal Skunk
  52. Malvagità e iconoclastia: INCANTATION – Profane Nexus | Metal Skunk
  53. Josh Homme va in aeroporto, fa lo sborone e lo calcagnano di botte | Metal Skunk
  54. MORBID ANGEL – Kingdoms Disdained | Metal Skunk
  55. Fare psicoanalisi profonda su Trey Azaghtoth e capirci il giusto | Metal Skunk
  56. Decora la casa per Natale con i consigli di Metal Skunk | Metal Skunk

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: