The underground in America: intervista ai COFFIN TEXTS

coffin texts

Ascoltare album come The Tomb Of Infinite Ritual è fonte di soddisfazione e di frustrazione più meno nella stessa misura. Di soddisfazione perché, dopo quasi vent’anni (eggià) di militanza, è, come naturale, sempre più arduo trovare band che mi facciano davvero saltare dalla sedia, consentendomi di rivivere per un attimo quelle indimenticabili emozioni legate alla scoperta che hanno affollato la mia adolescenza metallara. Gli ultimi a esserci riusciti sono stati i Coffin Texts, autori di quello che, a mio modestissimo parere, è il miglior disco death metal uscito nel 2012, che ho infilato nella playlist all’ultimo momento dopo averlo scoperto quasi per caso. E qua arriva la frustrazione.

Perché l’act di Los Angeles è solo la punta di un iceberg, l’underground estremo statunitense, che rimane in gran parte sommerso a causa di un vero e proprio collo di bottiglia mediatico. Per star dietro alle notizie, non potendo monitorare ogni singola uscita, sono costretto a basarmi su due o tre tra le principali testate generaliste a stelle e strisce, che risultano inevitabilmente la mia fonte di informazioni dominante sulla scena americana. Scena della quale finisco così per avere un’idea giocoforza parziale, a causa delle differenze, ehm, oceaniche tra la concezione di heavy metal che abbiamo nel vecchio continente e quella che alligna oltreatlantico. Se apro un sito come, per dire il più famoso, MetalSucks, al netto dei grandi nomi, trovo djent, deathcore, pseudo-black buono per gli hipster, figli scemi dei Neurosis et cetera. Decine di formazioni di talento passano quindi sotto il radar solo perché troppo conservatrici per i gusti oggi prevalenti nel pubblico americano.

Si giunge così al paradosso di un paese che ospita quella che resta, probabilmente, la maggiore scena mondiale (almeno in termini quantitativi) ma dove, con la Roadrunner liquefattasi insieme alle tendenze su cui aveva puntato, rimane in attività una sola label di rilievo, la sempre più postmodernista Relapse. Il risultato è che tutta la vecchia scuola Usa ha dovuto trovare riparo tra le braccia delle etichette europee. Ed ecco quindi i Suffocation su Nuclear Blast, gli Obituary su Candlelight, gli Incantation su Listenable. Mostri sacri al di sotto dei quali non ha mai smesso di agitarsi un circuito estremo che continua a essere uno dei più vivaci e interessanti del pianeta, tenuto in vita da un pugno di indie piccole ma volenterose, come la Hells Headbangers o la Dark Descent, e ancora capace di piazzare colpi devastanti, come dimostrato dai Coffin Texts, il cui secondo full è una formidabile prova di come il death metal sia ancora in grado di evolversi e stupire senza per questo rinnegare le regole delle sue declinazioni più tradizionali. Finito il cahier de doléances, passo il microfono a Robert Cardenas, cantante e bassista del trio californiano, al quale abbiamo chiesto delucidazioni anche sulle numerose reunion illustri che lo vedono coinvolto, dagli Agent Steel ai Possessed, passando per i Malice

coffin_texts_albumThe Tomb Of Infinite Ritual esce a dodici anni di distanza dal vostro debutto. Nel 2003 incideste però una demo che conteneva un paio di brani che sono poi finiti sull’album. Come mai ci avete messo così tanto?

Avevamo perso il nostro batterista e ci è voluto un bel po’ per trovare qualcuno che fosse adatto. Nel 2005 chiedemmo a Emilio Marquez di suonare sul disco. Due anni dopo entrò in formazione in pianta stabile. Lo conosciamo dal 1989, quando suonava in un gruppo chiamato Brainstorm insieme a Joshua degli Infamy (band in cui milita anche il chitarrista dei Coffin Texts, Richard Gonzalez, nda).  Siamo amici da allora, abbiamo suonato insieme anche negli Engrave. Per capire come sarebbe dovuto venire l’album ci abbiamo messo altri quattro anni, ma siamo molto soddisfatti del risultato finale.

Come si è evoluto il tuo interesse per la mitologia egizia? E quante volte ha sollevato paragoni insensati con i Nile?

I “coffin texts” sono quelle formule funerarie che venivano incise sui sarcofagi per propiziare al defunto il favore degli dèi. Il nome mi fu proposto nel 1994 da Carlos Gonzalez dei Demolition e mi suggerì quello che sarebbe stato il concept della band. È un qualcosa di molto più profondo della semplice storia o religione egizia. Paragoni con i Nile? Più di quanti me ne possa ricordare…

I Morbid Angel sono evidentemente la vostra principale fonte di ispirazione: cosa hai provato la prima volta che hai ascoltato Illud Divinum Insanus?

Non mi piacque. Io sono un uomo della vecchia scuola e quella roba per me non sono i Morbid Angel.

E, da uomo della vecchia scuola, cosa ne pensi delle ultime tendenze del metal estremo americano? Il deathcore, la roba ipertecnica…

La musica si evolve come qualsiasi altra cosa nella vita, credo sia inevitabile. Personalmente detesto quella merda, non la sopporto proprio, ma ai ragazzi sembra piacere. Per fortuna qua a Los Angeles la maggior parte dei kid sembra iniziare a capire, piano piano, quale musica sia ricchiona e quale no.

Dal mio punto di vista di scribacchino, trovo frustrante che i media americani specializzati ignorino quasi completamente l’underground estremo non allineato alle nuove tendenze. Negli ultimi anni dagli Usa ho visto venire fuori parecchi gruppi fenomenali che ho però scoperto per puro caso. Penso a voi, ai Coffinworm, ai Pathology e tutta la scena di San Diego… Non credi che ci sia un vero e proprio problema di informazione?

Sì, è una situazione che mi lascia molto perplesso…

coffin_textsTi faccio un esempio stupido: quando ho visto che avevate meno di mille ‘mi piace’ su facebook, un po’ ci sono rimasto…

Non so, per quanto riguarda quest’ultimo punto, abbiamo semplicemente fatto a modo nostro, senza concentrarci troppo su internet come fanno gli altri, puntando a raggiungere cinquemila ‘mi piace’ e roba così. Sono tutte stronzate: se ai fan interessa la band, saranno loro a cercarci online.

Ce lo vuoi consigliare tu qualche gruppo estremo Usa da tenere d’occhio?

Gravehill, i Draconis, gli Internal Corrosion, gli Scrapmetal, gli Isolation In Infamy, i Dreaming Dead, i Letum Ascensus, gli Infamy, che nel 2013 faranno uscire un nuovo ep, e, ovviamente, i Demolition.

Tu ed Emilio fate parte dell’attuale line-up dei Possessed. Come siete entrati in contatto con Jeff Becerra?

Nel primo periodo della reunion, l’intera formazione che accompagnava Jeff era composta dai membri dei Sadistic Intent, dove all’epoca suonava Emilio. A un certo punto ci furono dei conflitti e se ne andarono tutti, tranne Emilio, che rimase. Io entrai non appena se ne fu andato Tony Compos. Attualmente siamo in fase di scrittura, ci sono già tre o quattro pezzi in lavorazione.

E i Possessed non sono l’unica band storica riunitasi che ti vede in formazione… Che mi racconti di Malice e Agent Steel?

Anche i Malice stanno lavorando a un nuovo album, dovremmo avere qualcosa fuori l’estate prossima. Gli Agent Steel al momento sono in congelatore e ci resteranno finché non avremo trovato un accordo. Al momento stiamo andando avanti come un quartetto chiamato Masters Of Metal, con Bernie Versailles alla voce.

Ma come fai a organizzarti con tutte queste band?

Con molta attenzione, ahahaha. È un sacco di lavoro ma riesco a portare avanti tutti questi progetti grazie al sostegno dei miei compagni in tutte le band, che capiscono le mie esigenze. Ringrazio loro per avermi dato queste opportunità e gli dèi per ogni altra opportunità. Ma i Coffin Texts resteranno sempre my baby!

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