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Twilight of the Gods: quando gli Obituary erano gli Obituary

21 settembre 2010

Lo capisci a pelle, quando un gruppo ha già dato. Quando la sua stessa esistenza smette di essere qualcosa di vivo e pulsante, portatore e generatore di autentica passione, e diventa invece un tristo tirare a campare, volemose bbene e annamo avanti, e quell’”avanti“, in fondo, nessuno riuscirebbe a dirtelo cos’è. Noia, forse. Forza di inerzia, più probabilmente. I soldi sono una questione secondaria, specie quando ne sono sempre girati pochi; non è quella la motivazione più importante. Chissà qual è.
Per quel che mi riguarda, gli Obituary hanno smesso di essere gli Obituary all’indomani della stampa di Frozen Alive (2006), DVD che documenta una dirompente esibizione del gruppo in Polonia durante il tour di Frozen in Time – titanico ritorno sulle scene dopo anni di stop forzato, trentacinque minuti scarsi in grado di cancellare con un colpo di spugna tutto quel che era successo (o non era successo, che in questo caso è praticamente la stessa cosa) da Back from the Dead in poi, “Anthology” da magone e susseguenti gruppetti da prepensionamento coatto compresi (i fiacchi Lowbrow di Allen West e i calligrafici Catastrophic di Trevor Peres, peraltro ancora attivi). Quell’album e quel tour sono gli ultimi colpi a segno di una band unita, compatta, ancora capace di dettare legge ergendosi fieramente contro tutto e tutti. Il tracollo è però dietro l’angolo: nel 2007 Allen West finisce in galera per guida in stato di ebbrezza e altre non meno simpatiche questioni. La band decide di rimpiazzarlo, che è come se gli Iron Maiden avessero deciso di continuare senza Steve Harris, o la Jimi Hendrix Experience senza, beh, Jimi Hendrix; alla chitarra solista chiamano un mercenario (il baciapile Ralph Santolla, fresco transfuga dai Deicide) raccattato in corso d’opera durante la lavorazione del nuovo CD che – tanto per non cavalcare l’effetto-nostalgia più bieco e ricattatorio – si sarebbe intitolato Xecutioner’s Return (Xecutioner era il primo nome del gruppo negli anni ottanta). Il disco non è nemmeno brutto, ma talmente fiacco e sciatto da muovere a compassione. Ascoltarlo è una vera tortura per i fan della vecchia guardia e un pessimo biglietto da visita per i neofiti, che del resto nel 2007 sono interessati a tutt’altro. Loro comunque non riescono a farla finita, e nell’estate 2009 (ancora Santolla alla chitarra) esce Darkest Day, giusto un pelo migliore del precedente sotto il profilo musicale ma c’è sempre quel sentore di pilota automatico sconsolato che fa male al cuore, quell’aria che si respira nei corridoi delle case di riposo la domenica pomeriggio. Nel frattempo il voluminoso bassista Frank Watkins aveva cominciato a suonare come live session ai concerti dei Gorgoroth, un impegno che diventa sempre più preponderante al punto che per il tour estivo di quest’anno gli Obituary lo sostituiscono prima con il prezzolato Steve DiGiorgio (ormai poco più che un turnista per chiunque lo paghi), poi con Terry Butler (una comparsata nei Massacre americani, per cinque minuti nei Death e dal 1995 nei Six Feet Under dove – guarda un po’ il destino beffardo – nei primi anni aveva militato pure Allen West); quella che doveva essere una situazione temporanea si è rivelata definitiva pochi giorni fa previa un lapidario comunicato stampa rilasciato dalla band, in cui si annuncia che Butler è il nuovo bassista degli Obituary. È l’ultima onta a un nome che di leggendario ormai conserva solo i trascorsi.

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