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Back from beyond: la strana storia dei MASSACRE

12 ottobre 2012

Parte di voi, spero la maggiore possibile, avrà visto Anvil! The Story Of Anvil, ovvero il documentario più bello, sincero e commovente mai girato sul metal e su quella meravigliosa maledizione che spinge centinaia di musicisti ad andare avanti, trovare i fondi per registrare un altro disco e partire per l’ennesima tournée da poche decine di persone a serata anche quando le chance per conquistare una fetta di successo sono belle che andate venti o trent’anni prima e le rughe e i capelli bianchi riflessi dallo specchio sono lì a ricordartelo spietati. Lips e compagni sono però dei magnifici perdenti per i quali non si può non tifare. Soffri con loro, a fine visione ti viene voglia di abbracciarli e magari scendi pure al negozietto a ordinare una copia di Forged In Fire. L’heavy metal, soprattutto oggi che la crisi dell’industria discografica si intreccia sempre più con personalissime crisi di mezza età (la vicenda della separazione tra Peter Dolving e i The Haunted è abbastanza paradigmatica da questo punto di vista), è pieno di storie di has been senza (più) speranza. Alcune sono tutto sommato serene, come quelle di tante seconde linee del thrash che ogni estate si riuniscono per qualche festival e poi tornano con un sorriso alle famiglie e alle scrivanie d’ufficio. Altre sono invece solo tristi e patetiche. Sono le storie di band che hanno da tempo visto tramontare la loro stella e non hanno capito che il momento di farsi da parte è già trascorso da un pezzo e, inaciditi dalla terza età alle porte, infangano quel che resta del loro nome. I deprimenti teatrini che hanno visto protagoniste le doppie versioni di Great White e L.A. Guns sono un buon esempio (ma anche l’affaire Queensrÿche non andrebbe escluso dal discorso solo perché i protagonisti hanno qualche soldo di più in tasca). E infine ci sono le meteore, coloro che hanno avuto un’occasione e non sono riusciti a sfruttarla, per capricci del destino, mero inaridimento della vena creativa o contingenze personali, ma non si rassegnano al loro destino di comprimari e, come chi è finito nelle sabbie mobili, più si agitano e più vanno a fondo. Come Kam Lee dei Massacre.

La band floridiana deve il suo posto negli annali al disco di debutto. Pubblicato nel ’91, registrato – come da tradizione – ai Morrisound (ma dietro alla consolle c’era Colin Richardson e non Scott Burns) e adornato dall’artwork lovecraftiano di Ed Repka, From Beyond è un piccolo classico della prima ondata death metal americana. La formazione, che agli esordi comprendeva anche Allen West, include gente che era passata, o sarebbe passata presto, tra le file dei Death: Rick Rozz alla chitarra, Terry Butler al basso, Bill Andrews alla batteria e, soprattutto, Lee alla voce. Dietro le pelli e il microfono dei Mantas, prima incarnazione della band di Schuldiner, il frontman è considerato l’inventore del cantato death metal  (la prima demo dei Massacre, Aggressive Tyrant, risale al 1986) e il suo growl profondo e gutturale spinse la Earache a scrivere ben in evidenza nelle note di copertina che “nessun effetto vocale è stato utilizzato durante le registrazioni di questo album”. Riascoltato oggi, From Beyond ha resistito al tempo meno di altri lavori coevi ma ha conservato un crudo fascino tale da giustificare l’aura di culto che ancor oggi circonda il marchio floridiano. Aura di culto che la band dissiperà in modo repentino. Il tempo di un ep l’anno dopo, l’ancora valido Inhuman Condition, e, mentre i vari Morbid Angel e Obituary vendono carrettate di copie, il gruppo va in malora, affondato da dissidi interni. Solo nel ’96, con una line-up rimaneggiata e i soli Lee e Rozz superstiti, esce Promise, un  fallimentare tentativo di accodarsi alle tendenze moderniste di metà decennio che coloro che vi hanno suonato suppongo siano i primi a voler dimenticare. Poi, il nulla.

Sono passati dieci anni. È il 2006. Internet è ormai un fenomeno di massa che permette a ogni caso umano di esternare al mondo il proprio disagio mentale. Kam Lee torna a far parlare di sè grazie alle sue sparate da Pino Scotto in salsa floridiana (del tipo: “le troiette che affermano che Marylin Manson è metal andrebbero stuprate nel culo da un rinoceronte con l’herpes“). Probabilmente è una strategia promozionale per spingere Second Coming, un fantomatico album mai pubblicato che i Massacre avrebbero inciso anni prima con Joe Cangelosi dei Whiplash alla batteria e che Lee annuncia essere pronto a dare alla luce una volta che avrà trovato una label interessata. Tra uno scazzo e l’altro con i già all’epoca salaci e attivissimi commentatori di Blabbermouth, Second Coming (che poi, confesserà il cantante, non sarebbe stato altro che una raccolta di vecchie demo) non uscirà mai.

La prima riesumazione dei Massacre risale però al 2007, quando ormai una reunion non si nega manco ai gregari più sfigati. Lee e Butler si portano dietro il chitarrista e il batterista dei Denial Fiend, il gruppetto che avevano fondato insieme, per qualche data in Europa. Il comunicato rilasciato all’epoca dal cantante sottolinea l’assenza di Rick Rozz (che nel frattempo pare si fosse dato al southern) dal tour in maiuscolo e con tre punti esclamativi come se fosse una cosa fica. Conclusa l’esperienza nel vecchio continente (sintetizzata dal ‘vokillist’ in un delirante resoconto dove insulta i fan svizzeri e si lamenta per la puzza di piedi nel tour bus), viene annunciato lo scioglimento del gruppo ma non viene esclusa la possibilità di un nuovo tour l’anno successivo, cosa che, puntualmente, avviene. Kam Lee fa sapere di essere intenzionato a riregistrare per conto suo le prime demo dei Death e attacca in modo preventivo i fan che potrebbero avere qualcosa da ridire invitandoli a “ficcare la testa nel cesso“. Subito dopo se la prende con Blabbermouth che non riporterebbe in modo corretto le sue dichiarazioni. Ormai è chiaro che non ci fa ma ci è. Le riregistrazioni non usciranno mai.

Nel 2009 Lee molla i Denial Fiend (o più probabilmente ne viene cacciato), che in seguito faranno un altro disco con Blaine dei The Accused, si cimenta in qualche altro progetto estemporaneo (i Bone Gnawer e i The Grotesquery) coadiuvato da mestieranti svedesi pescati a caso dall’elenco telefonico di Stoccolma e promette un nuovo full di inediti per l’anno venturo. Il full non uscirà mai. Cinque minuti dopo se ne dimentica e annuncia l’incisione di un ep con versioni riregistrate di quattro vecchi classici con una line-up surreale dove figurano Dave Pybus dei Cradle Of Filth, l’ubiquo Tony Laureano, uno dei mestieranti svedesi di cui sopra, ovvero Ronnie Björnström dei Ribspreader e, in un vertice di dadaismo, il tastierista dei giapponesi Sigh. Neanche l’ep uscirà mai.

Siccome anche i peggiori horror di serie Z abbisognano del colpo di scena finale, si rifà intanto vivo Rozz, che dà vita a una band dal nome quantomai sospetto: i M. Inc. Rozz (che, giova ricordarlo, ha composto tutte le musiche dei primi dischi dei Massacre) spiega che avrebbe voluto chiamarla ‘Massacre Inc.’ ma che gli pareva brutto nei confronti di Bill Andrews, che evidentemente era l’unico tranquillo che voleva solo che nessuno gli rompesse i coglioni. Lee nel frattempo continua a non imbroccarne una, tra date annullate e contratti discografici misteriosamente rinegoziati, e, quando siamo ormai nel 2011, mette su una specie di show solista per celebrare il ventennale di From Beyond. Rinuncia a usare il moniker originale perché “i Massacre muoiano di una morte onorevole”, quando ormai di onorevole in questa storiaccia non c’è più nulla. Perché contemporaneamente la stessa idea viene a Butler e Rozz, che annunciano un bel tour celebrativo con il marchio originale insieme a Macabre e Master con coso alla voce e quell’altro alla batteria. Ma, ormai è una maledizione, questo tour non si farà mai, anche perché gli Obituary, dei quali Terry è ormai un membro stabile, pare non apprezzassero troppo l’idea. Del resto mettetevi nei panni dei fratelli Tardy: dopo che il vostro bassista storico (Frank Watkins, quello con il look da agente immobiliare) vi ha mollato per andare in giro a fare il pagliaccio con i Gorgoroth, un altro caso di midlife crisis mica male, siete portati ad aspettarvi di tutto dalla vita.

Il debutto sul palco dei “nuovi” Massacre avviene il 15 gennaio al Brass Mug dell’avita Tampa, esattamente vent’anni dopo la pubblicazione di From Beyond. In quell’occasione verrà eseguito un brano nuovo, Succumb To Rapture, destinato ad apparire pochi mesi dopo su Condemned To The Shadows, un sette pollici contenente due canzoni (l’altra è intitolata, ça va sans dire, Back From Beyond) uscito su Century Media appena in tempo per l’apparizione sul palco del Wacken:

Il dischetto alla fine non è manco male. Genuino, dignitoso, a suo modo sincero. Quello che ti puoi aspettare da Rozz nel 2012, che è poi esattamente quello che ti potevi aspettare anche nel 1992. Forse l’unico modo in cui i Massacre potessero morire di una morte onorevole era oramai questo. Se di morte si può parlare alla luce dell’inevitabile annuncio di un full di inediti per l’anno venturo.

Le ultime notizie danno Kam Lee alle prese con un nuovo progetto sul cui futuro è lecito dubitare, tali Corpse Rot, che lo vedono unire le forze con l’altra grande causa persa della scena di Tampa, l’affidabilissimo Allen West, di nuovo uomo libero dopo la detenzione per guida in stato di ebbrezza recidiva che gli costò la permanenza negli Obituary. Il cerchio, in qualche modo, si chiude.

Solo oggi noto che nelle foto del libretto di From Beyond Rick Rozz indossa una maglia degli Anvil. (Ciccio Russo)

13 commenti leave one →
  1. 12 ottobre 2012 16:06

    Che disco enorme From Beyond e a proposito di band sfortunate io citerei pure i Master, di cui ammetto di conoscere poco (giusto i primi due), ma anche perché ho avuto difficoltà a orientarmi tra le varie release e non avevo voglia di ascoltarmi dischi che poi si sarebbero potuti rivelare delle porcate allucinanti.

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    • fredrik permalink
      12 ottobre 2012 22:59

      Dai un’ascolto a the human machine, merita eccome!

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      • 13 ottobre 2012 01:31

        In realtà i Master sono sfortunati giusto nel senso che hanno raccolto meno di altri, però hanno sempre spaccato, pure l’ultimo è carino

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      • Mario Galleope permalink
        1 gennaio 2013 03:49

        Concordo, anche perchè i Master sono state fra le prime bands d Death in assoluto, sebbene non se li siano mai cagati nessuno.
        Comunque anche nelle seconde fila del Death (così come per il Thrash eccetera) si nascondono un sacco di gruppi validi, a volte spuntano anche fuori dei disconi spesso penalizzati da cattive produzioni, poi alla fine i Massacre di album ne hanno fatto uno e mezzo, non credo siano così cazzari come sembra dall’articolo

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  2. Nunzio Lamonaca permalink
    12 ottobre 2012 19:54

    Poi ci sarebbe pure la storia che vedrebbe Kam (tra l’altro, non ricordo altri americani mezzi asiatici nella storia del metal) inventare da solo il growl e cose così. I Massacre sono un po’ come i MIsfits.

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  3. sergente kabukiman permalink
    14 ottobre 2012 12:36

    una copertina rosa

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  4. Randy Rozz permalink
    14 ottobre 2012 23:40

    figata! ricordo ancora la recensione su Metal shock (cartaceo): 4 pugnali!
    bei tempi ragassi!

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