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Frattaglie in saldo #11

10 giugno 2011
E dai, non fare così, il nuovo dei The Haunted non è mica poi così brutto

Il nuovo THE HAUNTED è stato accolto malissimo un po’ ovunque e, a mio modesto parere, abbastanza per partito preso. Unseen (Century Media) è il loro piccolo Load: con il metal estremo non ha quasi più nulla a che vedere, praticamente un disco di hard rock moderno e groovoso con qualche sudato riffaccio simil-stoner qua e là (No Ghost) e sparute reminiscenze thrash/hardcore nei momenti più tirati. Sul fatto che non sia ‘sto granché e che certi passaggi non avrebbero sfigurato su un lavoro dei Nickelback non ci piove ma prendersela con loro per il semplice fatto di aver alleggerito e commercializzato il proprio sound mi sembra quantomeno ingeneroso. A parte il fatto che le avvisaglie di una simile svolta erano già perfettamente intuibili in un platter come The Dead Eye (del quale Unseen richiama i pezzi meno aggressivi), francamente non capisco per quale motivo i fratelli Björler, dopo aver fatto la storia con gli At The Gates e aver scritto con i primi album dei The Haunted alcune delle pagine più gratificanti di quel neo thrash made in Goteborg che dettò legge per parecchio tempo, a quarant’anni suonati dovrebbero restare confinati nell’ambito di un genere del quale ci siamo tutti rotti le palle da un pezzo. Unseen è stato pensato per i passaggi radio, è ruffiano e acchiappone perché vuole esserlo. A volte ci riesce bene (l’ugola dell’ottimo Peter Dolving – che ha da poco pubblicato un romanzo autobiografico – sa ancora graffiare ed è perfettamente a suo agio con linee più pulite e catchy) e a volte no. Ma meglio questo che l’ennesima minestrina riscaldata in salsa swedish.  E soprattutto, americanizzazione per americanizzazione, meglio questi The Haunted che gli ultimi In Flames. Cambiamo città ma non paese con i CRUCIFYRE, il classico gruppo che dimostra quanto sia efficiente il welfare svedese, che consente a tanti perdigiorno capelloni di trascorrere le loro giornate a tracannare grappa fatta in casa e a formare sempre nuovi side-project nella placida attesa dell’assegno di disoccupazione. Il combo raccoglie diversi esponenti più o meno illustri della scena di Stoccolma, tra cui il cantante dei General Surgery Erik “Tormentor” Sahlström, l’ex Morbid TG e il chitarrista dei Regurgitate Urban Skytt. Infernal Earthly Divine (Pulverised), che segue una demo di tre pezzi targata 2006, è il classico disco nato per cazzeggio. Il genere è un death metal fieramente antiquato e devoto agli albori dello Stockholm Sound, con qualche rallentamento una tantum, slayerate a gogò, inevitabili plagi e isolati svarioni atmosferici per spezzare la tensione (Hellish Sacrifice). Il risultato diverte solo a tratti ma, grazie alla totale mancanza di pretese e a titoli come Born Again Satanist, Kiss the Goat e Hail Satan (mitico il ritornello: Hail Satan! Fuck You! Hail Satan! Fuck You!), i Crucyfire finiscono per fare simpatia. Hail Satan! Fuck You!

Un gruppo di fan dei Macabre festeggia l'agognata ristampa di "Grim Reality"

Vi piacciono i NEURAXIS? Io non ci sono mai uscito pazzo, per death metal tecnico intendo ben altro. Il quartetto di Montreal ha di fatto una matrice piuttosto tradizionale (certi riff sono morbidangeliani fino all’oss0), sebbene non manchino strizzate d’occhio a quel thrash modernizzato che si suona oltreoceano. Asylon (Prosthetic), per quanto non sia la loro prova migliore (ma al sesto full ci sta che le idee non siano proprio freschissime), conferma il loro discreto talento e la loro indubbia perizia esecutiva, con pezzi dalle strutture cerebrali ma non eccessivamente lambiccate che si distinguono per quel flavour vagamente schizoide che spesso hanno i gruppi canadesi. Io – per quanto non viva solo di Hail Satan! Fuck You! (che comunque sono cose importanti) – ammetto di aver tirato qualche sbadiglio qua e là, però non sono esattamente la mia tazza di tè, quindi un’ascoltatina dategliela. Se siete loro fan non resterete delusi, se non li conoscete potrebbero rivelarsi una piacevole sorpresa. Qualora riteniate che con questo album il vostro cervello abbia ricevuto un sovraccarico di informazioni potete sempre appiattirvi l’elettroencefalogramma con i MARUTA, noti più che altro perché il loro vecchio batterista è andato a suonare nei Trivium. Forward Into Regression (Willowtip/Hammerheart), secondo cd dell’act statunitense, è abbastanza una palla. Grind né troppo grezzo né troppo old school ma in fin della fiera piuttosto canonico, che si trascina tra accelerazioni e stacchi in mid-tempo in maniera preoccupantemente scialba. Non che ci voglia chissà quale mirabolante estro compositivo per fare ‘sta roba ma qua mancano proprio il tiro e la cattiveria, anche a causa di una produzione che lascia alquanto a desiderare. Restiamo in casa Hammerheart per segnalare una ristampa assai gradita, quella di Grim Reality, ep di esordio di quei mattacchioni dei MACABRE. Eravamo nel 1987, il death metal e il grindcore erano ancora allo stato embrionale e non si può non riconoscere al trio dell’Illinois (in attività dall’84 con una line-up che è rimasta immutata) un ruolo di pionieri nell’aver reso la nostra musica sempre più brutta, sporca e cattiva. I ragazzi già allora si caratterizzavano per un sound marcio e primordiale e per una passione sconfinata per i serial killer (il titolo Mr. Albert Fish, Was Children Your Favorite Dish? mi fa sempre sganasciare). Al master originale è affiancata la versione remixata dall’esimio Neil Kernon. Una vera chicca. Vi saluto con il nuovo video degli amabili JUNGLE ROT, un’anticipazione dall’imminente Kill On Command, in uscita il 21 giugno su Victory Records. Hail Satan! Fuck You! (Ciccio Russo)

7 commenti leave one →
  1. Nunzio_Lamonaca permalink
    10 giugno 2011 11:57

    Mah…e pensare che il primo disco dei Maruta nonché il loro demo mi avevano preso bene, mi sembravano dei nuovi Pig Destroyer. Ha ragione Ciccio e rilancio: qualsiasi cosa fatta anche con un solo membro dei Trivium non può che far schifo.

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  2. certaindeath permalink
    10 giugno 2011 13:37

    I Macabre non li avevo mai ascoltati, mamma mia che mi sono perso, un grazie particolare a Francesco Russo! Sempre grandissimo.
    P.S. a me i The Haunted fanno cagare, ma il discorso fila liscio come l’olio.

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