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Frattaglie in saldo #7

12 gennaio 2011

Prima di tuffarci in un 2011 che noi tutti ci auguriamo colmo di marciume e brutalità, gettiamo un ultimo sguardo all’anno appena trascorso andando a recuperare alcune delle novità più interessanti emerse dall’underground nordamericano nei mesi passati. Non credo sia necessario specificare che quando parlo di “novità emerse dall’underground nordamericano” non mi riferisco a metalcore, deathcore, Wal-Martcore e tutta quella monnezza della quale non ci frega nulla, bensì a giovini virgulti giunti fieramente con almeno quindici anni di ritardo e pronti a farci degustare quei buoni sapori di una volta che piacciono tanto a noi fautori del reducismo nineties. Come i ragazzi della Dark Descent Records, ultimi giapponesi sull’isola che nella seconda decade del terzo millennio producono demo su cassetta (SU CASSETTA, perdio) e cd registrati alla bersagliera e adornati da copertine, rigorosamente in bianco e nero, disegnate a mano e  zeppe di teschi e mostracci che escono dalla tomba (affanculo le tastiere sì, ma affanculo anche photoshop). Cose che fanno venire i lucciconi a chi, come il sottoscritto, è stato adolescente a metà anni ’90 e ha scoperto il Male con i cataloghi del mailorder della Nosferatu Records. Insomma, io manco immaginavo di poter ascoltare ancora gente come i canadesi ADVERSARIAL senza  dover andare a scandagliare la scena bielorussa. Il loro primo lavoro, All Idols Fall Before The Hammer, è quasi commovente. Cercate di capirmi, io ogni tanto ho bisogno di ascoltare un platter prodotto alla membro di segugio con le chitarre a zanzara, il basso inesistente e il rullante mixato sopra tutti gli altri strumenti con l’inconfondibile effetto pentola; mi ricorda di quando ero piccolo. A patto che il disco spacchi, ovvio, e l’ensemble di Toronto spacca abbastanza con il suo macello black/death tetro e bellicoso, che si concede qualche sfumatura doom in brani come In A Night of Endless Pain, War Came to Flood Its Heart... Ancora più radicali nel loro orgoglioso passatismo sono i compagni d’etichetta BEYOND HELL, anch’essi all’esordio sulla lunga distanza. E’ davvero impressionante l’adesione pedissequa di questo gruppo, ennesimo progetto dell’iperattivo batterista texano Wayne “Elektrokutioner” Sarantopoulus, ai canoni sonori, estetici e filosofici di certo death metal old school europeo. The Sleeper Awakens, contenente anche le tracce del precedente mini And Evil Crept Through…, non suona come un album dell’epoca, è un album dell’epoca. Sul serio, se non avessi saputo di avere a che fare con una nuova band avrei pensato fosse uscito nel ’92 o giù di lì. Il punto di riferimento principale sono gli Asphyx per la forte componente doom del riffing, mentre le lugubri parti slow e gli arpeggi catacombali di una Embrace The Eternal Darkness paiono presi di peso dal primo ep dei My Dying Bride. Un’autentica madeleine che farà la gioia di legioni di deathster trentenni musicalmente reazionari, di quelli che cercheranno di convincere la propria donna a chiamare il figlio Obituary. Se nasce una bambina la si chiama Autopsy, che è un nome da femmina.

Altro artwork in bianco e nero per una gemma underground finita nella mia playlist dopo pochi ascolti. Si tratta dello stupefacente debutto dei COFFINWORM, da Indianapolis, a mio modestissimo parere una delle più gratificanti sorprese venute fuori dal sottobosco estremo a stelle e strisce nel 2010. Immaginate che Eyehategod, Darkthrone e Winter vengano chiusi in una cantina buia con una scorta illimitata di alcol e droga subito dopo aver perso il lavoro, essere stati mollati in blocco dalle fidanzate e aver visto il proprio cane investito dal tour bus dei Trivium. When All Became None (Profound Lore) è più o meno quello che verrebbe fuori se il giorno successivo, appena svegli, si mettessero a jammare invece di chiamare l’ambulanza. Sei nefasti requiem per il funerale dell’umanità a tinte doom/sludge che trasudano disagio e malessere da ogni power chord. Pezzi quali la programmatica opener Blood Born Doom e la mefitica Strip Nude For Your Killer (titolo inglese dell’indifendibile thrillerazzo erotico Nude per l’assassino di Andrea Bianchi, ‘sti signori hanno pure dei gusti cinematografici di tutto rispetto) toccano vette di acredine, negatività e cinismo raggelanti grazie a una timbrica vocale e a un suono di chitarra che guardano sovente al black metal. Nerissimi e soffocanti come una colata di pece. Non fateveli scappare.

Cambiamo decisamente genere con i texani UNCLEANSED, che onorano nostro signore Satana con un death metal di inconfondibile stampo americano, piuttosto variegato ma – forse proprio in virtu’ di ciò –  alquanto discontinuo e non troppo convincente. Cupi rallentamenti di marca Immolation non convivono alla perfezione con violentissime bordate di derivazione brutal, e l’ugola d’oro di Shawn Whitaker (già nei Viral Load, dai quali proviene anche il batterista Darrel White) alterna gurgling e screaming in modo non sempre coerente. Domination Of The Faithful (Grindethics), loro opera prima, non è un brutto disco e, pur nei suoi limiti, può fungere da estemporaneo divertissement per gli aficionados più coriacei, che sono invitati a dargli un’ascoltatina. Solo loro, però. Un po’ di death/grind non fa mai male, nevvero? Anzi, ci mantiene tutti efficienti e in salute. Allora beccatevi i CARDIAC ARREST, provenienti da quell’inesaurabile fucina di putridume che è l’Illinois, patria di gloriosi alfieri dello sbudellamento gratuito come Deaden, Lividity e Fleshgrind. Rispetto ai nomi testé citati il quartetto di Chicago si muove su coordinate ancora più classiche e Haven For The Insane (Ibex Moon), loro terzo full, può essere agevolmente descritto come un incrocio tra Napalm Death e Malevolent Creation. Peccato per i suoni troppo leggerini, batteria in primis, che riducono il potenziale distruttivo di brani sì elementari e scontati ma efficaci e diritti all’obiettivo. Dalla Windy City arrivano anche i FATHER BEFOULED che, a un anno dal suicidio del drummer, il compianto Antichristus (prontamente sostituito, indovinate un po’, dal nostro amico Wayne “Elektrokutioner”), danno alle stampe il loro secondo lavoro. Morbid Destitution Of Covenant (Relapse) conferma la loro incrollabile devozione al verbo degli Incantation, con un death sulfureo e cadenzato, tradizionale quanto gradevole. Si punta sull’atmosfera, si preme raramente sull’acceleratore e non si disdegna qualche accenno di melodia negli assoli. Nulla per cui strapparsi i capelli ma una piccola chicca che donerà non poco sollazzo agli appassionati. La solita roba, dirà qualcuno. Ma stigrancazzi, dico io. Le nuove promesse del metalcore tee magni te, i dischi del mese di Kerrang! teei magni te, Jason Suecof dietro la consolle too magni te, la grafica di Travis Smith taa magni te. Che qua c’abbiamo mica tempo da perdere. (Ciccio Russo)

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