COFFIN TEXTS – The Tomb Of Infinite Ritual (Dark Descent)

MUMMY_Imhotep

Dando a Imhotep quel che è di Imhotep, ammetto di aver sentito parlare per la prima volta dei Coffin Texts dal lettore Cristian Colonna, che, secondo classificato nell’indimenticabile concorso che lanciammo per trovare un nuovo nome al blog, li citò nel pezzo che scrisse per l’occasione, tirandoli in ballo a proposito dell’ambita doppia ristampa Infamy/Christ Denied che, contento lui, chiese espressamente di ricevere. Se, come probabile, non avete la minima idea di che stiamo parlando, sappiate che siamo al cospetto di una band così di culto, ma talmente di culto che in quasi vent’anni di esistenza è riuscita a tirare fuori solo due album: l’esordio Gods Of Creation, Death & Afterlife (che non sono ancora riuscito a recuperare: se volete sapere come suona, domandatelo a Cristian) e il recentissimo The Tomb Of Infinite Ritual, un paio di canzoni del quale erano però già presenti in una demo onomima risalente addirittura al 2003. Poco male, questo trio di latinos losangelini (il chitarrista, Richard Gonzalez, viene proprio dagli Infamy, mentre al basso e alla batteria troviamo due prezzemolini della scena come Robert Cardenas ed Emilio Marquez, coinvolti, tra le altre cose, nella reunion dei Possessed) ha fatto davvero bene a pigliarsela comoda, dato che il risultato è uno dei migliori dischi death metal pubblicati nel 2012.

La fascinazione per l’antico Egitto può far venire in mente i Nile, ma la complessità strutturale dei brani e le atmosfere catacombali evocate da alcuni campionamenti (suggestivo il salmodiare orrorifico che impreziosisce Divination, uno dei pezzi più riusciti) sono gli unici altri punti in comune. Mancano infatti l’eccesso di virtuosismi e quella freddezza di fondo che, alla lunga, hanno reso un po’ stucchevole la musica di Karl Sanders e soci. Il termine di paragone più azzeccato sono invece i Morbid Angel dell’era Tucker, non solo per il riffing pesantemente debitore della lezione di Trey Azagthoth, soprattutto nei momenti più cadenzati e vischiosi, ma anche per le sonorità calde e avvolgenti, lontane anni luce dal gelido piattume che è diventato, tristemente, canone. Tra lancinanti stop’n’go alla Immolation (altro gruppo piuttosto vicino come sound e filosofia, specialmente nelle parti più sparate) e venature di melodia malsana che possono ricordare, alla lontana, le manifestazioni meno trucide dei concittadini Sadistic Intent, un trionfo dei buoni sapori di un tempo che farà sanguinare di gioia tutti i cuori old school.

The Tomb Of Infinite Ritual è disponibile in streaming sulla pagina bandcamp del gruppo. Fate la cosa giusta e ascoltatelo subito:

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