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PEARL JAM – Live On Ten Legs (Universal)

21 gennaio 2012

Ieri notte ho avuto un incubo. C’era Eddie Vedder incazzato con me. Stavo nel mio bar preferito di Madrid, che senza alcun motivo plausibile si trovava all’interno di un albergo dove convivevo con una dozzina di amici, colleghi e conoscenti. Mi stavo facendo un whisky al bancone, quando a un certo punto mi giro da un lato e ci sta Vedder in carne e camicia da boscaiolo. Qualche giorno prima avevo suonato dal vivo con la mia cover band e nel sogno lui mi rimproverava sostenendo che avessi sbagliato l’assolo di basso all’inizio di Porch. In effetti avevo invertito la successione di alcuni passaggi perché mi ero fatto qualche birra di troppo, tuttavia non è che fossi andato fuori tempo, avessi pigliato stecche o roba del genere. Ma Eddie era incazzato lo stesso. Diceva che adesso per colpa mia i Pearl Jam sarebbero stati declassati da Standard & Poor’s (sto lavorando un po’ troppo ultimamente). Sconvolto esco dal bar per tornare a casa (sì, lo so che fino a un secondo prima vivevo nell’albergo quindi come logica non fila, però era un sogno, che diamine) ma anche nel mio universo onirico c’è lo sciopero dei tassisti. Alla fine becco uno strappo e trovo Eddie Vedder che mi aspetta davanti alla porta, sempre incazzato. In quel momento mi sveglio. E’ qualche giorno che non dormo bene perché la tapparella si è incastrata e non scende più, quindi appena sorge il sole apro gli occhi. Di solito riesco a riaddormentarmi mettendomi la mascherina che mi avevano dato in aereo la prima volta che sono andato in America ma è un problema che dovrò risolvere a breve perché ‘sta storia come privacy non è il massimo.

Poi sono andato in agenzia e ho raccontato l’incubo al mio caposervizio, anche lui grande fan dei Pearl Jam, anche se ogni tanto ci discuto perché sostiene che Versus sia allo stesso livello di Ten. Però con questa gente si può parlare. Con quelli che, come il signor Telarico, sostengono che Matt Cameron sia meglio di Dave Abbruzzese solo perché è più tecnico invece no. Lui osserva che semmai la band avrebbe potuto essere declassata da Standard & Porch che, lo ammetterete, è una battuta divertentissima, almeno in una redazione economica dove ci sono due fan dei Pearl Jam, quindi praticamente solo dove lavoro io. Dopo un po’ vado a fumarmi una sigaretta e chiamo una mia amica. Le racconto il sogno perché anche lei vi faceva una breve apparizione e lei replica che “certo non fai sogni molto hardcore“. A me stava venendo spontaneo rispondere “no, e nemmeno radikult” ma non avrebbe capito. Però anche questa, lo ammetterete, è una battuta divertentissima, quindi me la rivendo qua, che tra fan di Illud Divinum Insanus ci si intende al volo. Tornato a casa mi sono domandato che cosa avessi mai fatto di male per sentirmi così in colpa nei confronti di Eddie Vedder, a parte invertire alcuni passaggi dell’assolo di Porch. Poi me ne sono ricordato.

Sembra un ragazzo tranquillo ma, fidatevi, meglio non farlo incazzare

Quest’estate avrei voluto scrivere un megaspecialone definitivo sul ventennale del gruppo dove avrei infilato Twenty, Live On Ten Legs e Ukulele Songs. Magari pure due righe su Backspacer, toh. Poi ho lasciato perdere. L’intenzione era fare tutto un pippone autobiografico e profondo su quanto siano stati importanti per me e per la mia generazione i Pearl Jam, un gruppo senza il quale il mio modo di concepire il rock sarebbe completamente diverso, forse inimmaginabile. Una roba complessa, insomma. Alla fine sbolognai vigliaccamente Twenty a Trainspotting e buttai Ukulele Songs nella rubrica Frattaglie in saldo giusto perché mi era piaciuto tantissimo e ne volevo scrivere a tutti i costi. Questo live uscito ormai un anno fa, ideale seguito di Live On Two Legs del ’98, invece era rimasto lì appeso. Ecco perché Eddie era incazzato. Ma come abbiamo inciso questo disco dal vivo definitivo, pieno di canzoni che tu ami alla follia, in questi mesi lo hai consumato e non scrivi manco due righe? Ma allora sei proprio uno stronzo. Hai ragione, Eddie, cerca di capirmi però. Anche il solo fatto che abbiate pubblicato un disco dal vivo è una cosa un po’ bizzarra se vuoi, dopo che avete inaugurato l’usanza di distribuire le registrazioni di tutti i vostri concerti. Non sono un completista terminale come quell’amico di Roberto ma una ventina di quei bootleg ce li ho anch’io. Mi avevate abituato a una visione diversa del concetto stesso di live album, quindi che mo’ mi tiriate fuori una selezione di pezzi tratti da diversi show dal 2003 al 2010 suona come minimo un po’ freddino.

Ok, è vero, la scaletta è fantastica. Vengono recuperati degli evergreen non suonati spessissimo (una graffiante Spin The Black Circle e una Animal da far cantare gli stadi di tutto il mondo), ogni disco, a parte No Code, è rappresentato da almeno un brano, una World Wide Suicide così te la puoi sparare venti volte di fila e sfido chiunque a dire che Got Some e la commovente Just Breathe sfigurino a fianco dei loro grandi classici, la cui presenza è ridotta all’osso (ci sono Jeremy e Alive ma niente Black o Even Flow, per dire). E anche le cover di Public Image (PIL) e Arms Aloft (Joe Strummer)… Ok, mi arrendo, avete vinto anche stavolta. E per quanto uno a caso tra le centinaia di bootleg che avete prodotto sia più autentico, sentito e coinvolgente non me lo ascolterei a ripetizione come questo Live On Ten Legs, forse la migliore antologia dei Pearl Jam che potessi desiderare. E poi, scusate, mica mi posso comprare un iPod a parte per tenerci i vostri live. Magari va a finire che in palestra me li sento sul serio tutti e dove lo trovo il tempo per i gruppi brutal death serbo-croati da inserire in Frattaglie in saldo?  E va bene, lo ammetto, è tutto bellissimo. Eddie, sei ancora incazzato con me?  (Ciccio Russo)

13 commenti leave one →
  1. 21 gennaio 2012 11:47

    Questa è l’ennesima dimostrazione di come i Pearl Jam possano salvarti la vita. Anche quando hai le palle girate, ti basta mettere su i PJ e ti senti subito a casa. Il fatto che Eddie Vedder ti venga in sogno è normalissimo, per anni Phil Anselmo è andato a spasso tra i miei sogni, distribuendo magliette dei Down a tutti e incazzandosi di brutto quando non ascoltavo per troppo tempo i Pantera.

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  2. 21 gennaio 2012 13:13

    Lo dicevo io che Eddie era un fottuto liberista.

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  3. stefano.greco permalink
    21 gennaio 2012 16:56

    versus è meglio di ten…

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  4. Loki permalink
    22 gennaio 2012 14:07

    Io una volta ho sognato di bere vino in veranda con gli Obituary

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  5. Piero Tola permalink
    27 gennaio 2012 15:19

    Vs. non sarà MAI bello come Ten… nemmeno tra un milione di anni! e comunque Ten è bellissimo, ma se tutti i pezzi fossero stati come i primi tre, probabilmente sarebbe stato il disco rock del secolo…

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