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Avere vent’anni: SKID ROW – Subhuman Race

27 marzo 2015

Skid-Row-Subhuman-RaceNell’estate del 1991 muore un mondo fatto di spandex e capelli cotonati, ritornelli sbarazzini e sesso facile. Resta la droga, ma non è più questo gran divertimento. L’edonismo spensierato degli anni ’80 soccombe al micidiale uno-due rappresentato dall’uscita a stretto giro di Ten e Nevermind. L’epitaffio fu l’inutilmente elefantiaco Use Your Illusion dei Guns’n’Roses. L’ultimo colpo di coda prima del crollo fu invece lo straordinario exploit degli Skid Row, che nel giugno di quell’anno videro il loro secondo album, Slave To The Grind, schizzare in cima alla classifica di Billboard. Era dai tempi di Metal Health dei Quiet Riot che un disco hard’n’heavy non finiva al primo posto, sostiene Wikipedia. Hair metal (o street o glam o come accidenti lo vogliamo chiamare), indurito rispetto all’esordio omonimo ma pur sempre hair metal. Un filone già esaurito del quale Slave To The Grind si rivelò il definitivo capolinea.

All’improvviso nessuno sembrò avere più voglia di sentir cantare di donnine allegre e macchine veloci lanciate contromano sul Sunset Boulevard. Chi non desiderava sentirsi introspettivo e depresso a tutti i costi, avendo tuttavia gusti troppo mainstream per tuffarsi nel ribollente calderone death/black, trovò un faro nei Pantera, che nel ’94 sbancarono a loro volta la hit parade americana con Far Beyond Driven. Passato l’hangover, dopo una simile sbronza di successo, e già pesantemente lacerati dai conflitti interni, i ragazzacci del New Jersey iniziarono a domandarsi da che parte stare. Da Slave To The Grind erano passati oltre tre anni e un altro ellepì toccava tirarlo fuori. Sennò chi le sente le legioni di ragazzine che si erano innamorate del frontman Sebastian Bach, uno dei sex symbol maschili indiscussi dell’epoca, sulle note di Youth gone wild. La Atlantic, fiduciosa, li mise in mano a Bob Rock, non l’irascibile spalla di Alan Ford ma l’uomo dietro il Black Album dei Metallica. Il risultato fu un suicidio talmente clamoroso da suscitare una sorta di perversa fascinazione, un po’ come Cold Lake dei Celtic Frost.

Allora fu stilata quasi all’unanimità la diagnosi di panterite, un morbo in quel momento all’apice della virulenza (ricordate i Fight di Rob Halford? Beh, credo non ami ricordarli nemmeno lui) e si disse che Subhuman Race non andò come sperato perché era di moda il grunge. In realtà, al netto delle chitarre incattivite e stoppate, già dalle iniziali My Enemy e Firesign si capisce che l’intento è quello di fare il verso ai Soundgarden, senza purtroppo averne né l’ascendenza zeppeliniana genuina, né le capacità tecniche. Ecco cosa succede a voltare le spalle alle ragazzine. L’imbarazzante singolo Breakin’ down è una specie di parodia cafona dei Pearl Jam. Quando si incazzano e tirano fuori quell’acredine punk che li rendeva diversi dai gruppi di Los Angeles arrivano quasi a funzionare (Bonehead, la title-track) e quelle cinque o sei canzoni carine da minimo sindacale ci sono. I dischi nati sbagliati non sfuggono, però, mai al loro ineluttabile destino. Non vendette male. Ma non vendette abbastanza.

Un mese dopo averlo preso, tornai a restituirlo nel negozietto di dischi usati a Piazza Galilei (uno dei primi che chiusero a Cagliari). Lo cambiai con Sacrifice dei Black Widow, mi pare. L’ho riascoltato prima di scrivere questo articolo e sinceramente non me ne sono pentito.

Lo scioglimento fu questione di poco. Iniziò subito la solita patetica trafila di scambi d’accuse reciproci e side-project sfigati che diventano all’improvviso più importanti del gruppo principale. Sebastian Bach, forte di uno zoccolo duro di fan, iniziò una carriera solista che prosegue ancora oggi. Ogni tanto si guadagna un titolo su Blabbermouth per aver sfasciato un locale o mandato affanculo qualcuno. Gli Skid Row si riunirono nel ’99 con tale Johnny Solinger alla voce. Pubblicheranno ancora due dischi, che non ho avuto voglia di ascoltare: Thickskin nel 2003 e Revolutions per Minute nel 2006. Dopodiché non hanno fatto più nulla. L’anno scorso li ho visti piazzati a ora di pranzo nella bill dell’Hellfest e mi è venuto il magone per loro (Ciccio Russo).

27 commenti leave one →
  1. 27 marzo 2015 16:29

    … e fu così che Sebastian Bach entrò nel cast di “Una Mamma per Amica”.

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  2. Cattivone permalink
    27 marzo 2015 16:45

    Che disconi che erano i primi due.

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  3. 27 marzo 2015 17:01

    Ricordo benone, il batterista del mio gruppo di allora insisteva a dire che fosse un bel disco, pestone e incazzato, ma per me continuava a suonare come una noia incredibile. D’altra parte si era proprio a metà del guado dell’epoca grunge, dove tutti DOVEVANO per forza cambiare direzione. Praticamente tutti quelli che hanno tentato una nuova strada hanno fatto pessime figure. Comunque nel ’95 c’era qualcosa di interessante a parte i Pantera e il death/black, a ben guardare: Dream Theater, Gamma Ray, Helloween (Master), e altri che adesso non mi vengono in mente, ma c’erano.

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  4. weareblind permalink
    27 marzo 2015 17:24

    Mah, io non li ho mai ascoltati, quindi ne leggo quasi da estraneo… strano talvolta.

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  5. luisflyfree permalink
    27 marzo 2015 19:19

    Credo che i primi due dischi siano epocali, non un singolo filler e qualità di ogni brano davvero spaventosa. Come detto da “Stefano Mazza” in quel periodo tutti cambiarono genere con svolte stilistiche per di più fallimentari, uno dei pochi gruppi che all’epoca si vantava di rimanere fedeli a sè stessi erano i Metal Church e qualche altro che ora mi sfugge. Tutto sto papiro per dire che io questo modo di fare di “seguire i tempi”, l’ho sempre mal digerita, l’evoluzione musicale è ben altra cosa.

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    • Luca permalink
      28 marzo 2015 12:09

      i voivod di negatron (che avevano uno stadio di panterite curabile) all’epoca ne sono usciti con un buon disco. certo, “the outer limits” era altra cosa….

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      • 28 marzo 2015 12:12

        I Voivod sono, ehm, di un altro pianeta ma secondo me Negatron è molto più influenzato dal postcore metallizzato di quegli anni che dai Pantera (infatti poco dopo andranno in tour coi Neurosis)

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      • Luis fly free permalink
        28 marzo 2015 13:21

        A mio avviso, Negatron fu il picco più alto dell’intera carriera di Forrest, andrò controcorrente ma quel disco piace non poco.

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      • 28 marzo 2015 14:25

        Siamo in due, io lo adoro e lo preferisco al comunque bellissimo ‘Phobos’

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  6. 27 marzo 2015 19:40

    Effettivamente i primi due sono album di livello elevatissimo, soprattutto il debutto omonimo. Questo disco è stato il classico tentativo di restare in sella ad un cavallo lanciato al galoppo, tentativo che non ha funzionato per nessuno: Skid Row, Warrant, White Lion, Winger (anche se “Pull” è forse il loro miglio album); nemmeno per i Van Halen, per la miseria! Quel genere aveva già detto tutto e troppo, e doveva morire per poi tornare, come infatti ha fatto a inizio anni Duemila.
    Prima o poi, comunque, la reunion con Bach ci scapperà: “pecunia non olet”, come sempre.

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  7. luisflyfree permalink
    27 marzo 2015 21:19

    Ripensandoci, per qualcuno, la svolta stilistica funzionò, penso all’omonimo dei Motley Crue con Coraby alla voce, quello a mio avviso, fu un gran bel disco!

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    • 28 marzo 2015 08:07

      Funzionò musicalmente, anche e soprattutto per l’apporto di John Corabi, ma non a livello commerciale o di credibilità. E i dischi post-“Mötley Crüe” sono pietosi.

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    • pepato permalink
      28 marzo 2015 15:16

      Anch’io pensavo ai Motley di J. Corabi, un grandissimo! Subhuman Race era brutto, ma riascoltare oggi questo riffone mi viene da pensare che ce ne fosse di gente che suona così. Dopodiché Slave to the Grind resta un capolavoro immortale, al di là del genere, invecchiato anche abbastanza bene secondo me.

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  8. fredrik permalink
    28 marzo 2015 09:14

    anche gli Anthrax di sound of white noise non sono da buttare.

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  9. sergente kabukiman permalink
    28 marzo 2015 18:32

    il disco per intero non l’ho mai sentito, ma quel poco non mi è sembrato pessimo, ma l’assolo di my enemy è uno dei più brutti mai fatti

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  10. ignis permalink
    29 marzo 2015 12:00

    Una curiosità, caro Ciccio. Metteresti anche l’ultimo dei Morbid Angel nella categoria “suicidio talmente clamoroso da suscitare una sorta di perversa fascinazione” ?

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    • 29 marzo 2015 20:18

      No, i Morbid Angel sono ben vivi e credo che ormai la maggior parte dei fan li abbia perdonati. Gli Skid Row, inoltre, erano una giovane band all’apice del successo che si è rovinata tentando di rincorrere le mode in maniera sballata. Per far uscire un Illud Divinum Insanus, invece, ci vogliono le palle.

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  11. 1 aprile 2015 01:45

    scrivendo questo commento sono assolutamente di parte perchè gli Skids sono la mia band preferita. :)

    Ancora 15enne comprai appena uscito Subhuman Race, dopo aver scoperto gli Skid Row paio d’anni prima. Fresco di metallo all’epoca non mi sono mai fatte tante pippe sul genere, anni dopo con un pò più di metallica maturità nelle orecchie e nel cervello il disco ha continuato a piacermi e parecchio. Poi i gusti sono gusti, eh, ci mancherebbe.

    Di sicuro ci fu una svolta verso suoni più moderni, la cosiddetta Panterizzazzione, ma onestamente, dai, la voce di Bach in Subhuman Race (che qui ahime cominciava il suo declino), la ritmica, coi Pantera non centrano molto. C’è un indurimento dei suoni, così come c’era stato da Skid Row a Slave to the Grind (che rimangono anni luce avanti, soprattutto SttG).

    Perdonami ciccio ma anche il paragone coi Soundgarden, secondo me, non è molto azzeccato (e tecnicamente le due band non mi sembrano così distanti, in nessun caso parliamo dei Dream Theater :D ).

    Comunque giusto per completezza: dopo Bach, come ha scritto è subentrato Solinger: un onesto mesteriante, ma paragoniamo Padovano con Messi. Il disco successivo fu “thickskin” un miscuglio di generi assurdo, molto commerciale: ha me non è dispiaciuto, al metallaro medio farebbe cacare. Dopo “Revolution Per Minute”, che al metallaro medio farebbe cacare e a me, accanito fan, mi ha lasciato senza parole da quanto schifo fa.

    Nella storia recente due EP, “United World Rebellion, parte 1 e 2” (a breve uscirà il 3). Ritorno assoluto alle sonorità di Slave to the Grind, un pochino più moderne (ciò che avrebbe dovuto essere Subhuman Race) con una buonissima vena compositiva: in questo senso di Bach non si sente la mancanza, in quanto non era di certo il maggior compositore.
    Il tutto sporcato da una leggera vena punk e motorhediana (per esempio in “Damnation Army”).

    Per rivalutarli un pò vi consiglio di sentire, delle ultime due produzioni:

    – Damnation Army
    – Kings of Demolition
    – We are the damned
    – Let’s go
    – Give it the gun

    Ciccio se ti capiterà di ascoltare gli ultimi due dischi, se ti piacciono, butta giù due righe dai :)

    Ciao ne!

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