Esclusiva: BLACK WIDOW – Return to the Sabbat

Clive Jones e l'ex Black Sabbath Tony Martin, due classici gentiluomini inglesi vecchio stampo

Come, come, come to the sabbat, come to the sabbat, Satan’s there… Il salmodiare invasato di Kip Trevor diventa sempre più frenetico, scandito da una sezione ritmica da rito vudù. E’ il 1970. L’estate dell’anno precedente il sogno di Woodstock di una società basata solo sulla musica era annegato nel sangue degli omicidi Tate-La Bianca, commessi dalla family di Charles Manson. Da questo momento ci sarà sempre meno voglia di peace & love, e Satana torna pesantemente a far parte dell’immaginario collettivo. Dall’altro lato dell’oceano, in quel di Birmingham, il colosso Black Sabbath muove il suo primo, indimenticabile passo. Poche decine di chilometri più a est, a Leicester, una misconosciuta band chiamata Pesky Gee!, cambia nome e cantante e pubblica un disco, Sacrifice, entrato nella storia più per ragioni di estetica che per il suo valore artistico tout-court. Sullo sfondo di un oscuro progressive ancora relativamente calato negli ultimi sixties, il demonio viene invocato in una maniera che non era mai stata così esplicita e fa il suo ingresso nell’universo rock dalla porta principale. Nasce così la leggenda dei Black Widow.

L’album racconta, brano dopo brano, l’evocazione del demone Astaroth, un vero e proprio rituale che veniva portato sul palco in un famigerato show – allestito con la collaborazione del celebre occultista Alex Sanders, il sedicente “Re delle Streghe” – che prevedeva la simulazione di un sacrificio umano e si rivelò un discreto shock per l’epoca. A causa di tensioni interne, il gruppo non riuscì a conservare la notorietà guadagnata, abbandonò del tutto le tematiche occulte e pubblicò due dischi di pregevole ma non esaltante hard rock che vennero totalmente ignorati da stampa e pubblico. Un quarto Lp venne registrato per vedere la luce solo pochi anni fa grazie alla volontà del sassofonista Clive Jones, oggi unico superstite della formazione che incise quel 33 giri divenuto culto. Successivamente, sempre grazie all’interessamento di Clive, vedono la luce la demo originale di Sacrifice, con  la vocalist degli allora Pesky Gee! Kay Garret, e un dvd con il relativo show. Il fantasma della Vedova Nera torna a far avvertire la sua tetra presenza, e l’oggi sessantunenne Mr. Jones decide di resuscitare il marchio del quale è rimasto unico depositario. Sleeping With Demons, primo album a nome Black Widow da oltre trentacinque anni, non è ancora disponibile, né è facile capire cosa aspettarsi o, più in generale, quale possa essere il senso di una simile operazione. Ha provato a spiegarcelo lo stesso Clive Jones, con il quale abbiamo ripercorso la storia di questo mito del dark sound britannico…

Voci su un nuovo album in studio dei Black Widow hanno iniziato a rincorrersi tre anni fa. Ora l’attesa sta per finire. Mi sai già indicare una data di uscita? Puoi confermare il titolo di lavorazione “Sleeping With Demons”?

“Sì, il titolo sarà questo, ci piace e si adatta al disco, nonché al fatto che i Black Widow abbiano dormito per gli ultimi quarant’anni e oltre (ride). Non sappiamo ancora quando uscirà, ci sono alcune label pronte a pubblicarlo, ma ce ne serve una che faccia qualcosina in più che semplicemente stampare qualche copia”.

Quando hai iniziato a pensare di tornare a scrivere musica sotto il nome Black Widow? Come suonano questi nuovi brani e come li avete composti?

“Beh, erano dieci anni che volevo resuscitare i Black Widow, ma non ne feci nulla finché non rincontrai il bassista, Geoff Griffiths, e non scoprii che era della stessa idea. Spiegai a Geoff che volevo tornare a quei temi di magia nera che non avremmo mai dovuto abbandonare e fu d’accordo, così iniziammo a scrivere, ognuno per conto suo. In passato Geoff aveva scritto molti dei brani dei dischi successivi a Sacrifice, ma a scrivere il classico “Come To The Sabbat” ero stato io. Ho composto i brani più rock, Geoff quelli più nel classico stile Black Widow; credo che la mia roba stavolta suoni un po più Agony Bag. Volevamo mostrare che anche la magia nera può essere divertente, quindi ci sono un paio di brani un po’ schizzati. Volevo scrivere un brano come “Come To The Sabbat”, dato che in quarant’anni non ci è mai riuscito nessuno, così ne ho scritto il seguito, “Hail Satan”. Sono molto soddisfatto del risultato: è il brano di apertura del disco e ci sarà come ospite dietro il microfono l’ex Black Sabbath Tony Martin. Geoff invece ha scritto i suoi pezzi, tra cui la title-track, seguendo un concept simile a quello di Sacrifice. Ho anche usato un testo mandatemi da una fan canadese, Sylvie Durette, che si adattava perfettamente alla canzone. Credo che Sylvie sia rimasta davvero sorpresa una volta ascoltato il pezzo, che credo sia il più folle dell’album. Le ho solo cambiato il titolo originale, che era “That’s When Evil Touched Me”. Mi ha dato un sacco di idee anche Pasi Koivu, che per gli ultimi dieci anni si è occupato di buona parte dei siti dedicati ai Black Widow che puoi trovare su internet. Un giorno, per caso, mi suggerì un titolo, “Partytime for Demons”, e la canzone venne fuori praticamente da sola. E’ un brano divertente, un po’ alla Slade”.

I Black Widow nel 1970

La line-up consta attualmente di te, Geoff, l’ex cantante dei Pesky Gee! Kay Garret e l’italiano Paolo Negri, pianista dei Wicked Minds. Perché Geoff è l’unico membro della vecchia formazione coinvolto, a parte te?

“In realtà considero anche Kay un ex membro dei Black Widow: cantò sulla demo di Sacrifice, che fu successivamente pubblicata con il titolo Return To The Sabbat. Sono sempre rimasto in contatto con lei, è una grande cantante e una grande persona. Si era preparata a fare giusto qualche coro, ma ho voluto scrivere una canzone perla sua voce blueseggiante, così dopo qualche mese tirai fuori “Even The Devil Gets The Blues”, che funzionò alla perfezione per Kay, che non entrava in uno studio da oltre quarant’anni. Paolo Negri è un fan di lunga data della band ed è un grande tastierista. Quando gli chiedemmo di partecipare all’album acconsentì con entusiasmo, e io ho ricambiato il favore suonando il flauto in un pezzo del suo album “The Great Anything”.

Ma sei rimasto in contatto con gli altri ex Black Widow? Che fine hanno fatto?

“Sono in contatto con tutti loro, anche se alcuni non li vedo da molti anni. Il batterista Romeo Challenger suona con gli Showaddywaddy, il tastierista Zoot si è ritirato dalle scene e vive nel Galles, il cantante Kip Trevor sta a Londra, il chitarrista Jim Gannon si è trasferito in Australia e il bassista Bob Bond è rimasto a Leicester. Ci sarebbe piaciuto se Romeo, Zoot e Bob si fossero uniti a noi, ma non è stato possibile; ci hanno comunque fatto i loro migliori auguri per l’album. Jim e Kip non sono stati interpellati”.

Come è nata la collaborazione con Tony Martin? Ha contribuito con qualche idea?

“No, Tony canta solo in quella canzone, è stato coinvolto quando l’album era ormai finito, ed è stato difficile avvalersi della sua grandiosa voce, dato che i pezzi, studiati per essere cantati da me e Geoff, non erano nella tonalità giusta. Entrammo in contatto tramite Facebook. Mi venne a trovare con sua moglie Carole e passammo una splendida giornata insieme, è un caro ragazzo. Gli demmo i brani e lui tornò con la parte che potrete sentire su “Hail Satan”. Speriamo di rendere il favore anche a lui e partecipare ad uno dei suoi pezzi in futuro. In passato c’è stata una grossa rivalità tra Black Widow e Black Sabbath, avevamo perfino lo stesso manager, quindi è bello avere un membro dei Sabbath come ospite”.

Un momento dello show di "Sacrifice"

Risale a tre anni fa la pubblicazione del DVD “Demons of the night gather to see Black Widow”. Come fu preparato il rituale alla base di quel celebre show? Quale fu il ruolo dell’occultista Alex Sanders?

“Fu il nostro management a metterci in contatto con Alex e sua moglie Maxine. Ci aiutarono ad assicurarci che lo show e le parole fossero corrette. Alex è morto alcuni anni fa, ma con Maxine mi sento ancora. E’ molto eccitata dall’idea del nuovo album, e scriverà parte delle note di copertina. Ha parlato di noi nel suo libro “Firechild”.

Cosa accadde di preciso alle registrazioni originali di “Sacrifice”?

“Registrammo l’album una prima volta sotto forma di demo per vedere come sarebbe venuto fuori, poi Kay mollò per sposarsi e dovemmo cambiare un paio di cose. La demo prese polvere per decenni sotto al mio letto. Un giorno dissi a un mio amico e fan, Don, il quale aveva appena fondato una casa discografica, che ero in possesso delle registrazioni originali. Uscì pazzo e disse che dovevamo pubblicarlo, e venne fuori Return To The Sabbat. Quando gli dissi che avevo anche un altro album inedito uscì ancora più pazzo. Così anche Black Widow 4 uscì per la sua Mystic Records, la stessa che ha pubblicato il Dvd”.

Quanto era serio il tuo coinvolgimento nell’occultismo all’epoca?

“Tutto partì come una fascinazione culturale, ma poi, perché il disco e lo show venissero bene, ho dovuto fare molta ricerca. Molta”.

Il simpatico Bobby Beausoleil quando era giovane e in salute

Allora aveste un sacco di problemi con clero e attivisti religiosi. In particolare i riferimenti esoterici contenuti in “Sacrifice” vi impedirono di andare in tour negli Stati Uniti, che erano stati da poco sconvolti dagli omicidi della famiglia Manson…

“Fu una bella pubblicità. La stampa usciva con articoli tremendi del genere “non lasciate i vostri figli andare a questo show”, e il risultato erano concerti strapieni (ride). Spesso trovavamo preti e vicari con delle croci in mano che cercavano di bloccare lo show, ma non ci riuscirono mai. I fan probabilmente li avrebbero bruciati come streghe (ride). Volevamo portare lo spettacolo negli Usa, ma proprio in quel periodo Charles Manson commise quei delitti a sfondo occulto e quindi ci fu impedito di andare oltreoceano, non so se per la nostra sicurezza o perché ne avevano abbastanza di magia nera. Fu così che il nostro management spedì in tour in Usa i Black Sabbath, che avevano sempre negato di avere qualcosa a che fare con l’occultismo. A volte vinci, a volte perdi. Ne parlai con Bobby Beausoleil, che è ancora in carcere per quegli omicidi. Gli spiegai che i suoi crimini ci avevano impedito di suonare in America e lui rispose che ci aveva salvato la vita perché l’aeroplano sarebbe probabilmente caduto. Beh, è un punto di vista. Grazie, Bobby!”

Cosa ricordi della vostra esperienza al festival dell’Isola di Wight?

“Fu il più grande concerto al quale avevamo mai partecipato, ed era lo stesso per molte delle altre band che erano là. C’era un freddo pazzesco, e tirava così tanto vento che mi chiesi se sarei riuscito a mantenere il mio strumento accordato. Guardai fuori e vidi un’enorme massa di gente che si estendeva a perdita d’occhio; saranno stati un milione. Avere così tante persone che intonavano il ritornello di “Come To The Sabbat” fu pazzesco. So che lo show fu ripreso da un ragazzo americano, ma non so se salterà mai fuori. Non ricordo nulla della scaletta, se qualcuno sa cosa suonammo me lo dica, per favore (ride)!”

Dopo “Sacrifice” vi spostaste su un hard rock più tradizionale senza riferimenti occulti. Quale furono le ragioni di questa svolta? Ve ne pentiste, dato che non raggiungeste più il successo di “Sacrifice” e vi scioglieste dopo il terzo disco?

“Fu un grave errore, e fu colpa di Jim e Kip. Avevano iniziato a comandare le band, erano convinti di non ricevere abbastanza attenzione perché lo show ne otteneva più di loro; volevano essere riconosciuti come grandi musicisti (ride). Era diventato impossibile lavorare con loro, Jim stava sempre fatto e Kip aveva la testa altrove. La band andò a puttane. Quando mollarono fu meglio per il gruppo, ma era ormai troppo tardi. In seguito Jim e Kip cercarono di portare lo show negli States senza dirci niente, trasformandolo in uno spettacolo per Broadway, ma non funzionò senza la band, nessun altro dei membri originali volle più lavorare con loro. Diedi loro una chance di riconciliazione ma non si fecero mai sentire”.

Clive ai tempi degli Agony Bag

Poi tu formasti gli Agony Bag , divenuti celebri per i shockanti live show…

Gli Agony Bag furono una grande band, ci divertimmo un sacco. Li fondai insieme a Clive Box, il primo batterista dei Black Widow. Per la prima volta mi cimentai come frontman, era una band alla quale piaceva andare oltre i limiti. Se hai visto i video sai a cosa mi riferisco. Non avemmo mai troppi problemi, nonostante facessimo sesso sul palco e non sempre solo con le Bagettes, le tipe che ci portavamo dietro. Non credo che il pubblico si rendesse conto di quello a cui stava assistendo (ride). Scrissi il singolo “Rabies Is A Killer”, che fu coverizzato diverse volte e finì pure in un film americano intitolato “Jessika Rabid”. Un po’ di tempo fa mi recai in Germania per registrare alcune vecchie canzoni con Stefan Bender, un nostro grande fan che aveva uno studio lì, e incidemmo un Ep di cinque tracce per iTunes intitolato “Piss Out Your Trash”. Purtroppo Stefan è morto l’anno scorso, ma feci in tempo a registrare un’altra canzone con lui, “Evil Clock”, che finirà come bonus track su Sleeping With Demons, come tributo a Stefan”.

Vogliamo chiudere con due battute sui tuoi progetti più recenti, come il Dr. Pesky e il musical Metal Heart?

“Come diavolo sei venuto a sapere del Dr. Pesky? Era un bizzarro one man show che mi fece sbattere fuori da un sacco di club a causa degli strani scherzetti che combinava il dottore! Nulla a che vedere con Black Widow o Agony Bag ma chiunque lo abbia vista non lo potrà mai dimenticare. Non ho più suonato come Dr. Pesky per anni, ma il personaggio è entrato a far parte del musical Metal Heart, che spero di concludere prima o poi: tutti i brani sono finiti, anche se non li ho ancora registrati completamente. E’ difficile portare in giro un musical di questi tempi, ma si vedrà. Scrivo anche musica pop, al momento ho una canzone in giro con la band svedese Airwaves, “Hey You, Ring Me Tonight”. Un Dj americano ne ha fatto una versione dance, chissà, magari un giorno remixerà anche i Black Widow. Grazie per l’intervista, spero di incontrare molti fan se riusciremo a portare il disco in tour. Se qualcuno mi vuole contattare può scrivere a smackmanagement@aol.com o beccarmi su facebook”. (Ciccio Russo)

3 commenti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...