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GENITORTURERS – 120 Days Of Genitorture (Capitol, 1993)

14 giugno 2012

Quando un sodalizio sentimentale diventa (anche) sodalizio artistico, o viceversa, può accadere di tutto. La storia del rock non è avara di coppie che hanno fatto faville anche in studio e sul palco, come Thurston Moore e Kim Gordon o, che ne so, i White Stripes. L’esempio più sciagurato resta sempre invece quello di John & Yoko. Ogni volta che mi capita di vedere un video con loro due che corrono felici nel campo di grano e poi si abbracciano nudi mi viene da pensare che in fondo Mark David Chapman avesse le sue buone ragioni. Io al posto di Lennon mi sarei ripassato frotte di studentesse fino a un’età avanzata piuttosto che impelagarmi con una tizia che, oltre a lasciare parecchio a desiderare dal punto di vista estetico e avere la responsabilità di aver distrutto i Beatles, a occhio e croce doveva essere un gran dito al culo. Da questo punto di vista a David Vincent è andata bene. Dalle interviste che ho letto, la sua Gen mi ha sempre dato l’impressione di una donna a posto, intelligente ed equilibrata. Poi, voglio dire, incontri una mistress che prima di diventare piercer professionista e fondare una band industrial metal dedita alla celebrazione del sadomasochismo stava studiando da espiantatrice di organi, come fai a non sposarla. Pare che entrambi abbiano tatuato sull’inguine il segno zodiacale dell’altro. Non so se sia vero ma nel caso è una delle cose più fottutamente romantiche che abbia mai sentito. Me lo raccontò una mia amica che, eoni fa, mi registrò la cassettina di 120 Days Of Genitorture. All’epoca mi parve solo un estemporaneo divertissement nobilitato da due o tre brani carini (la title-track spacca) e qualche picco di assoluto weirdismo come Jackin’ Man, toccante elegia del cumshot a tradimento. Sarebbero dovuti passare quasi vent’anni perché la rilevanza storica dei Genitorturers si disvelasse in tutta la sua possanza. Perché è da qua e dai lunghi anni successivamente trascorsi da Vincent a suonare nella band della consorte, mentre i Morbid Angel, privi dell’ingombrante frontman, si facevano in quattro per conservare una rispettabilità che l’uscita di Illud Divinum Insanus avrebbe dissipato in un nanosecondo, che nasce quell’estetica hardcore & radikult che ha cambiato le nostre vite per sempre. David senza Gen sarebbe stato come Pierre Curie senza Marie: col cavolo che avrebbe vinto il Nobel.

Era il 1993. I Morbid Angel avevano pubblicato Covenant. Iniziai ad ascoltare heavy metal l’anno successivo e quel disco rappresentò per me la vera perdita dell’innocenza, la scoperta del Male in musica. Avevo visto il video di God Of Emptiness su Headbangers Ball ed ero rimasto sconvolto. Avevo capito quale sarebbe stata la mia strada e fu, immagino, il naturale sbocco di una pubertà trascorsa a leggere Lovecraft e a fare le ore piccole davanti alla televisione in attesa che iniziasse la retrospettiva di Ghezzi dedicata a Cronenberg. Reputavo David Vincent un gran figo, uno che nella classifica delle persone che avrei voluto essere era a pari merito con Peter Steele e secondo solo a Phil Anselmo. All’epoca se la tirava da nietzschiano e ogni tanto faceva qualche sparata politicamente equivoca. Ma lui era il cantante del gruppo più malvagio dell’universo, aveva un filo diretto con i Grandi Antichi, quindi poteva fare quello che voleva. Non potevo sapere che già l’anno successivo, prima ancora che uscisse Domination, aveva rimpiazzato il bassista originario dei Genitorturers, freschi di esordio, e iniziato a suonare dal vivo con loro. Il senso di incredulità e tradimento che avvertii quando annunciò il suo addio alla band lo riprovai solo quando venni mollato dalla mia prima fidanzatina. Ma all’ep0ca mi ero già costruito delle difese psicologiche notevoli in quanto reduce da quello che era stato l’altro mio grande trauma adolescenziale: lo scioglimento degli At The Gates.

1998. La vita è bella. Sono dimagrito, mi sono fatto crescere i capelli lunghissimi e ho iniziato a portare le lenti a contatto. Inizio ad attirare l’attenzione delle tipe invece di quella dei bulli, suono in due o tre gruppi, di solito a mezzogiorno sto già ubriaco e se mi dicono che una sostanza sballa, fosse pure piscio di cane, io me la calo. Just when everything seemed to greet me with a smile ecco che esce Formulas Fatal To The Flesh e mi rovina le giornate. Lo so che a voi piace ma cercate di inserirlo in una prospettiva storica. Domination era sperimentale, oscuro, maligno. Formulas era un ordinario album death metal, del tutto privo di quella componente di insana follia che rendeva unici i Morbid Angel e che se ne era evidentemente andata insieme a Vincent. Tanto valeva ascoltarsi un album degli Incantation a caso. Scopro che Trey Azagthot è appassionato di videogiochi, che nella classifica delle cose delle quali non mi frega un cazzo sono a pari merito con le telenovelas colombiane e secondi solo al campionato di cricket in Pakistan. Fanculo, non bisogna giocare a Quake, si deve leggere il Necronomicon ed evocare Nyarlathotep il Caos Strisciante in soggiorno. Poco dopo esce pure Sin City, il nuovo dei Genitorturers. Incappo nelle foto promozionali sulle riviste e vedo il mio ex idolo, ribattezzato Evil D, vestito di latex e con un’improbabile acconciatura cyberpunk. La vita è una merda.

2012. La vita non è male. Sono costretto a fare palestra per non rimettere panza ma di base resto un debosciato. Ho pure ripreso a suonare. Molti miei coetanei iniziano a convivere e riprodursi. Io nel tempo libero porto avanti un discutibile blog di musica del Diavolo insieme a un altro pessimo soggetto. Nel corso dei mesi precedenti, invece di fare qualcosa di costruttivo per la comunità, abbiamo speso buona parte delle scarse energie mentali a nostra disposizione prendendo per il culo i Morbid Angel. C’è chi pensa alla carriera, chi alla famiglia, noi pensiamo a Illud Divinum Insanus. E nelle cogitazioni senza fine sul perché coloro che hanno scritto Blessed Are The Sick si siano resi protagonisti di una consimile Waterloo musicale capita pure di cercare le risposte in video del genere. E di trovarle. Eureka.

Che Zeus mi strafulmini se tutto ciò non è dannatamente hardcore radikult. Gen e Dave hanno trascorso tre lustri e passa a elaborare e propugnare questa nuova filosofia di vita destinata forse a salvare il mondo. Ma I Genitorturers erano e sono troppo di nicchia per veicolare il Verbo in modo adeguato. Occorreva trasporre tutto questo nei Morbid Angel per raggiungere un’audience più vasta e convincerla a vivere hardcore radikult.  We are your new religion recita il testo di Too Extreme! Appunto. Adesso, finalmente, capiamo. Sacrificare il buon nome di una delle più grandi death metal band del pianeta per poterci offrire la speranza in un futuro migliore. Stacce.

Tom Robbins in Still Life With Woodpecker pone, senza giungere a una risposta, quello che ritiene il più grande dilemma che abbia mai afflitto l’umanità. Come far durare l’amore? Gen e Dave sono una coppia affiatatissima da oltre vent’anni. Un po’ fanno invidia, sinceramente. Qual è il loro segreto? Che vivono hardcore radikult. E se tutti noi vivessimo hardcore radikult non solo scopriremmo come far durare l’amore ma riusciremmo, che so, a ottenere la pace in Medio Oriente, a sconfiggere la fame nel mondo e anche ad abbassare lo spread Btp/Bund sotto i 200 punti base. Non so bene perché ma ne sono sicuro. Alle brutte si può sempre evocare Nyarlathotep il Caos Strisciante, che è una soluzione più radicale ma pur sempre una soluzione.

120 Days Of Genitorture sta a Illud Divinum Insanus come il Manifesto del Partito Comunista sta al Capitale. Recuperatelo e continuate a vivere hardcore radikult.

E ora cantiamo tutti insieme il nostro inno:

(Ciccio Russo) LIVING HARDCORE RADIKULT

16 commenti leave one →
  1. cultistapazzo permalink
    14 giugno 2012 12:41

    “Sacrificare il buon nome di una delle più grandi death metal band del pianeta per poterci offrire la speranza in un futuro migliore”

    mi spiace, ma non mi hai convinto ;)

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  2. 14 giugno 2012 12:57

    TUTTI IN PIEDI cortesemente, abbracciamoci tutti e vogliamoci tutti bene. Articolo del millennio.

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  3. Nervi permalink
    14 giugno 2012 13:30

    “Scopro che Trey Azagthot è appassionato di videogiochi…”

    E di manga e anime giapponesi. Era il periodo in cui Trey appariva nelle foto promozionali con addosso la maglietta di Ranma 1/2.

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  4. 14 giugno 2012 15:33

    “il differenziale di rendimento tra Btp decennali e Bund tedeschi equivalenti si attesta a 417 punti sulla piattaforma Bloomberg che si basa su un differente benchmark”…hai trovato pure questa sul Necronomicon?

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  5. sergente kabukiman permalink
    15 giugno 2012 14:23

    fanculo i manowar,sono ciccio e bargone i veri simboli del metal.articolo dell’anno,e l’immagine di trey chiuso in camera a fare il nerd è una di quelle cose che ti toglie il sonno la notte

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  6. GrigioO permalink
    15 giugno 2012 18:34

    Mi è sempre piaciuto molto il tuo stile Bukowskiano nello scrivere sin dal 2003 anno in cui conobbi metal shock. Hai mai pensato di scrivere racconti e/o romanzi!

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    • 15 giugno 2012 18:52

      No, perché mi verrebbero solo storie basate su fatti realmente accadutimi e gente realmente esistente che poi, giustamente, mi denuncerebbe. Grazie per il ‘bukowskiano’, comunque

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  7. ignis permalink
    17 giugno 2012 23:52

    Dopo aver letto questo articolo non posso esimermi dal lasciare il mio primo commento… Leggevo MS alla fine degli anni ‘80 e nei ’90. Ricordo la mitica copertina del primo numero che lessi, nell’’88: Metallica!
    Ho poi scoperto il blog in occasione dell’uscita di “Illud Divinum Insanus” dei Morbid Angel. Ho subito letto molti altri articoli, rimanendo fino alle 4 del mattino a ridere per alcuni di essi in particolare… Stavo quasi per soffocare…
    Certo che quelli che sono evocati nell’articolo erano tempi davvero mitici, e sono contento di averli vissuti…
    I miei preferiti erano proprio i Morbid Angel. David Vincent era davvero saggio e diceva cose intelligentissime. La loro musica e la loro attitudine – quelle del tempo, ovviamente – mi accompagnano ancora oggi. Mi ricordo di quando leggevo Nietzsche o Lovecraft ascoltando la loro musica, o di quando leggevo le loro interviste traendone grande ispirazione. Devo dire che il mio amore per la filosofia è stato costantemente accompagnato dal ricordo dei Morbid Angel, dalla loro fantastica musica, dalla loro grande attitudine e dalle parole che Vincent seminava nelle interviste di quegli anni.
    Non resta altro che dire: altri tempi. Magari con le lacrime agli occhi, pensando a quello che sono diventati ora. Ma io non credo troppo alla nostalgia: non è da escludere che in futuro qualcosa di interessante possa ancora emergere. E, in ogni caso, è sufficiente ascoltare un vecchio disco e leggere una intervista del periodo per ricreare l’atmosfera ed esserne ispirati, come fosse cosa ancora viva.
    L’ultima cosa da fare, forse, è quella che ho letto nella vostra recensione: “Quanto a me, proverò a inventarmi una meravigliosa realtà parallela dove i Morbid Angel si sono sciolti dopo Heretic, Trey Azagthoth prospera felicemente gestendo una fumetteria a Miami, Pete Sandoval, dedicatosi con successo alla produzione di insaccati, ha messo su un gruppo country & western e David Vincent è morto in un incidente stradale nel 1996”.
    Ia! Shub Niggurath!

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    • 18 giugno 2012 02:16

      ti stimo.

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      • ignis permalink
        18 giugno 2012 23:22

        Grazie. Aggiungo che negli anni ’90 non mi fu dato di vedere all’opera i Morbid Angel con David Vincent (li vidi con altra formazione). Quindi nel 2005 mi recai alla data milanese del tour di reunion con tanto di foto della lapide posta a Torino nel luogo in cui Nietzsche visse per vari mesi, e con versione inglese dell’epigrafe messa a punto da amica traduttrice… Riuscii a parlare con il tour manager, e mi fu accordato un incontro con Vincent alla fine del concerto (avevo anche in mente una piccola intervista con domande a dir poco nicciane…). Però gli amici con cui mi ero recato al concerto avevano fretta: me ne andai lasciando tutto al tour manager, con tanto di mio indirizzo in vista. Chissà che fine ha fatto il mio dono… Riprovai nel 2008: stesso tour manager, stessa promessa (non avevo più il dono, ma una intervista compiuta nella testa). Però nevicava e i Morbid Angel non si videro.
        Da allora ho rinunciato ai concerti dei Morbid Angel.
        Ogni tanto mi consolo scrivendo a Richard Brunelle. Fate anche voi così, quando vi sentite male ripensando ai Morbid Angel del periodo di gloria… Soprattutto se siete stanchi di rivedere o rileggere vecchie interviste, o di contemplare vecchi poster.
        Cthulhu ftagn! Nyarlathotep! Ia! Ia!

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