New Orleans is a dying whore

Lo scorso aprile durante un concerto a New York Pepper Keenan dà la paletta della chitarra in testa a Phil Anselmo e gli apre il cuoio capelluto. Lui continua a cantare Lifer con il sangue che gli cola in faccia. La stima resta immutata. I Pantera sono stati una band enorme, in termini di influenza forse la più rilevante degli anni ’90. Con la chitarra di Dimebag Darrell hanno cambiato per sempre le regole del suono di tutta la musica dura di là a venire. Ma lui non è diventato una rockstar manco quando stava in cima al mondo, è sempre rimasto lo stesso bravo ragazzo alcolizzato del Sud, per il quale le cose più importanti restano le sbronze e l’abuso di cannabis in compagnia di altri musicisti combinati come lui. Invece di comprarsi una villa a Beverly Hills si cimentava come chitarrista in assurdi side-project black metal insieme a persone di un certo livello tipo Killjoy degli immortali Necrophagia (nei quali ha pure suonato) o Fenriz con il nome di battaglia di, ehm, Anton Crowley. Gli Eibon. I mitologici Viking Crown. Poi, quando i Pantera iniziarono ad andare a puttane, quello che fino ad allora era solo un cazzeggio, che aveva però fruttato un disco colossale come Nola, diventò sempre più una questione a tempo pieno.

I Down non spaccano solo musicalmente ma anche e soprattutto come concetto. Come fai a non amare una formazione composta dal nostro mito personale Kirk Windstein (che è da poco stato ospite in una puntata del Loveline Usa, devo assolutamente recuperare la registrazione), Pepper Keenan, Phil Anselmo e Jimmy Bower? Rex Brown se ne è andato da poco. Non si è capito bene, cazzi personali con Anselmo, il bassista l’ha definita una “lite coniugale”. Un po’ ci dispiace, anche lui è un personaggio notevolissimo, e vedere il 50% dei Pantera nella stessa line-up con il chitarrista dei Corrosion Of Conformity e due Crowbar era fico. Diary Of A Mad Band, il live uscito l’anno scorso, era spettacolare. Lo ascolto spesso e mi ricorda ogni volta come il loro sludge fangoso e sudato, temperato da torpide suggestioni sudiste, sia una musica che non può non piacermi. Tra un po’ registrano. Invece di far uscire un full pubblicheranno quattro ep da sei pezzi, ha rivelato Kirk. Il primo, ha spiegato il nostro ex alcolista preferito, uscirà intorno a gennaio e dovrebbe essere tutta roba violenta. Il successivo, secondo Keenan, sarà spinto sull’acustico. Dicono che giustamente i dischi non se li compra più nessuno mentre gli ep costano meno e possono permettere loro di entrare in studio più di frequente. Quindi di avere più occasioni per andare a devastarsi insieme. Kirk, resisti, siamo tutti con te.

Entro la fine dell’anno, alcol e droga permettendo, dovrebbero uscire anche i nuovi dischi di due altre autentiche istituzioni del disagio made in Louisiana: gli scoppiatissimi Goatwhore (che stanno per partire in tour con i Cephalic Carnage, una bill antiproibizionista, insomma) e i supremi Eyehategod. Per ascoltare un nuovo brano di questi ultimi in versione live potete cliccare qui. I Crowbar ci hanno già regalato pochi mesi fa uno dei loro migliori lavori di sempre. Mancherebbero all’appello giusto i Soilent Green ma immagino che in questo momento siano in una qualche comunità di recupero.

Per me un altro bourbon senza ghiaccio. Per Kirk una Coca Light. (Ciccio Russo)

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