Skunk Jukebox: southern discomfort

Il presidente del fan club degli Hellyeah accoglie con perplessità il nuovo singolo

Da questa parte dell’Atlantico degli Hellyeah frega giusto a me e a qualche altro scoppiato in fissa con Lansdale. Dall’altra sono diventati una specie di gruppo punching ball che tutti prendono per il culo, tipo i Five Finger Death Punch (che però spaccano, oh). Non capisco il perché, Stampede, al netto dei filler, era simpaticissimo. Band Of Brothers, title-track del nuovo lavoro della band di Vinnie Paul, fa invece abbastanza cacare. Nu metallozzo spogliato da ogni afflato di poesia sudista che sarebbe già suonato noioso e stantio dieci anni fa. Poi magari tutto l’album non è così ma, insomma, il singolo del precedente era Cowboy Way, hit personale dell’estate 2010. Bah.

Restiamo sul fronte della southern hostility ma con qualcosa di decisamente più fico: un inedito dei Down suonato dal vivo ad Asheville. Qualche mese fa la nostra guida spirituale Kirk Windstein aveva spiegato che, siccome i dischi non se li compra più nessuno, avrebbero fatto come pareva a loro e avrebbero pubblicato quattro ep, uno stilisticamente diverso dall’altro, tra quest’anno e il prossimo. Il primo, del quale farà parte questa Misfortune Teller, è stato annunciato da Phil Anselmo come “pure doom. Il terzo dovrebbe essere buttato sull’acustico. Un’operazione alla Opeth, insomma.

E già che stiamo parlando dei Down, possiamo fare a meno di tirare fuori gli Eyehategod (che con i primi condividono il batterista Jimmy Bower)? Ma certo che no. Quando i nostri alfieri del disagio made in Louisiana si decideranno a pubblicare un nuovo disco non è dato di sapere. Quel che è certo è che di canzoni nuove in canna ne hanno abbastanza, dato che dal vivo un paio di inediti in scaletta non mancano mai. Ve la ricordate Medicine Noose, vero? Come no? La avevamo postata sulla nostra grim and frostbitten pagina facebook , sempre zeppa di video, anticipazioni e simpatiche puttanate che per una ragione o per l’altra non trovano spazio sul blog. Mi sembrava di avervi già avvertito che se non cliccate su ‘mi piace’ Satana si prenderà la vostra anima questa notte. Vabbé, per questa volta siete perdonati. Penitentiagite ascoltando questa New Orleans Is The New Vietnam con le ginocchia sui cocci di una bottiglia di Four Roses:

Concludiamo con il video girato per When Steel And Bone Meet, da Blood For The Master, il nuovo spettacolare lavoro dei Goatwhore. Non ho avuto voglia di recensirlo ma per me è già in playlist. La ghenga più borchiata di New Orleans all’inizio era divertente come concetto ma lasciava molto il tempo che trovava. Carving Out The Eyes Of God fu l’album della svolta. Blood For The Master è quello della consacrazione. Partiti da un sound blasfemo e truculento al punto giusto ma troppo derivativo e caciarone, oggi sono un’irresistibile macchina per uccidere, spietata e groovosissima. Blackthrash incazzato e sbudellasanti che oggi scimmiotta meno gli scandinavi, anche se la componente HC-sludge torrida è meno presente rispetto a Carving. Uno dei migliori dischi estremi usciti nei primi mesi del 2012, punto. Arimortis. (Ciccio Russo)

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