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KAMPFAR – Mare (Napalm)

6 aprile 2011

Chi mi conosce sa bene del debole che ho sempre avuto per i Kampfar, entità che ho sempre seguito sin dall’uscita di quel capolavoro di pagan/black metal che risponde al nome di “Mellom Skogkledde Aaser”, disco che ogni amante di queste sonorità ha il dovere morale di possedere tra la propria discografia. Dopo l’altrettanto micidiale “Fra Underverdenen” i Kampfar sparirono letteralmente nel nulla, 7 lunghi anni di silenzio tra problemi di line up, beghe legali e soprattutto dischi introvabili che non hanno certo contributo a farli conoscere al grande pubblico. Il nuovo contratto con Napalm ha riportato a nuova vita la creatura di Dolk e soci, e dopo due lavori a breve distanza una dall’altro (l’ottimo “Kvass” e il non altrettanto eccezionale “Heimgang”) arriviamo alla pubblicazione “Mare”, quinto full per la band di Friedrikstad.
Come sonorità ci attestiamo ancora una volta sul classico Kampfar sound, vale a dire glaciale northern black metal permeato da atmosfere pagane, suonato secondo un copione che oramai chi segue il gruppo da tempo conosce fin troppo bene. E’ proprio questo se vogliamo il limite di questo lavoro, che a lungo andare comincia a diventare fin troppo ripetitivo e prevedibile, attestandosi su un livello discreto ma non riuscendo mai realmente a decollare col passare dei brani. Perché è proprio il songwriting che alla fiera dei conti risulta un po’ deludente, apparte la spettacolare title track o qualche episodio isolato come “Bergtatt” o “Ildstemmer” infatti il disco scorre senza particolari sussulti, lasciando un po’ con l’amaro in bocca. Una menzione in particolare la farei comunque per Dolk, che oltre a mantenersi in gran forma (praticamente è uguale da 15 anni a sta parte) urla come al solito come un ossesso, senza dubbio tra le timbriche migliori che il black metal abbia mai avuto.
Questo è quanto insomma, non parliamo di un brutto disco per carità, ma purtroppo rientra nella norma come il 99% della roba che viene prodotta al giorno d’oggi, sarà forse io che sto invecchiando e per certe cose non riesco ad esaltarmi più come un tempo… insomma dieci anni fa ascoltavo “Hymne” a tutto volume immaginandomi di veleggiare sopra un Drakkar tra le gelide acque delle Svalbard, oggi mi ascolto questo “Mare” e rifletto sempre di più sul fatto che tempi come quelli non torneranno più, come è anche probabilmente giusto che sia. (Michele Romani)

7 commenti leave one →
  1. Leonardo permalink
    6 aprile 2011 14:10

    come si fa a parlare di pagan/black metal in certi casi? hai le orecchie? anche se tu ascoltassi i dischi con il buco del culo ti converrebbe cagare prima! questo disco è un capolavoro! non stai invecchiando, sei solo rincoglionito

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  2. Sons find devils permalink
    6 aprile 2011 16:09

    Le parole chiave quì sono proprio “ripetitivo” e “prevedibile”. Ma non è malaccio dopo tutto.

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