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Gente che non sa di cosa parla: CONVERGE – The Dusk In Us

14 dicembre 2017

Sicuramente in redazione c’è gente più competente in materia, ma la capillarità di uno strumento come Spotify mi ha permesso, negli ultimi anni, di avvicinarmi a band che conoscevo solo di nome e che mai avrei approfondito se non fosse stato per la magica funzione scopri del sopraccitato programma; tipo i Converge, per dire.

A dire il vero, ricordo che svariati anni fa comprai, nell’unico negozio di dischi della mia città, You Fail Me, e ricordo pure che mi fece discretamente schifo. Sarà che all’epoca i Vader erano la band più estrema e pesante che conoscessi, ma non fui in grado di digerire l’hardcore psicotico e nervoso della band, allontanandomene per diverso tempo. Alcuni anni dopo mi capitò per le mani All We Love We Leave Behind e l’effetto fu completamente diverso: quel disco mi piace tuttora un sacco, complice probabilmente una mia maturazione come ascoltatore e il mio avvicinamento in quel lasso di tempo a sonorità non canonicamente metal. Detto questo non posso certo definirmi il loro fan numero uno, ma gli dedico volentieri un po’ del mio tempo libero. E se All We Love mi piacque parecchio, probabilmente The Dusk in Us è pure meglio. Oscuro, nostalgico e pessimista, sia nelle parti più tirate che in quelle lente. A tal proposito vanno segnalate sia la titletrack che Thousands of Miles Between Us, ottime boccate d’aria in un disco che fa della rabbia cieca la sua ragion d’essere. Ho un rapporto conflittuale con i Converge, a tratti mi piacciono da morire mentre alcune soluzioni proprio non le capisco: prendete ad esempio la qui presente Trigger: parte da un giro di basso stronzissimo e se lo porta dietro per tutta la durata del pezzo. Quando la sentii la prima volta restai in verità schifato, non aveva per niente il piglio e la cattiveria del resto delle canzoni che avevo sentito fino a quel momento. Poi, ascoltandola bene divenne l’ennesima perla presente in The Dusk In Us, pur essendo concettualmente abbastanza avulsa dal contesto nel quale i Converge sguazzano. E in fondo è proprio questo che mi piace di loro, il saper essere trasversali e toccare ambiti musicali che non ti aspetteresti da una band hardcore (e mai come in questo caso la definizione risulta stretta). Per il resto non mi sento di spendere troppe parole, chi conosce i Converge probabilmente sa già cosa aspettarsi e chi li ha schifati finora non ha motivo di ricredersi ora, dato che non stiamo parlando di un album stilisticamente rivoluzionario per la band, anche se, paragonato al resto della roba là fuori, è comunque una boccata d’aria fresca. (Luca Bonetta)

3 commenti leave one →
  1. analviolence permalink
    14 dicembre 2017 17:34

    Però il font con cui è scritto il titolo dell’album è uguale a quello del logo dell’impianto sciistico San Pellegrino, ove mi reco a sciare frequentemente: http://www.passosanpellegrino.it/inverno/

    Mi piace

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