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L’Italia migliore: SHORES OF NULL – Black Drapes for Tomorrow

5 maggio 2017

Sinceramente avevo dei timori sul secondo album degli Shores of Null, principalmente perché mi sembrava difficile che riuscissero a ripetersi agli stessi livelli del debutto, Quiescence, che ho avuto per parecchio tempo fisso in macchina; inoltre i pezzi nuovi – sentiti in un paio di occasioni dal vivo – non mi avevano preso moltissimo, dunque i timori aumentavano esponenzialmente. Invece ora è finita che ho fisso in macchina pure Black Drapes for Tomorrow – e non è poco, perché io per lavoro guido dalle due alle sette ore al giorno – il quale non solo conferma tutto quanto di buono fatto intendere in precedenza, ma dà pure ottime garanzie sulla tenuta della band, che a questo punto è chiaro che sappia scrivere belle canzoni e sappia dove vuole andare a parare. Questo è un genere che è stato spesso tentato di riprodurre dai gruppi italiani, senza però mai riuscirci, tranne che in pochi eclatanti casi; e averne uno che riesce a confermarsi non è mica poco. Anche perché i Nostri hanno un’ottima tenuta dal vivo, e riesci a vederli un po’ ovunque: scoprendo le carte, negli Shores of Null ci trovi il cantante degli Zippo (nonché organizzatore del Tube Cult Fest), il chitarrista degli Orange Man Theory (nonché promoter del Traffic e vecchia conoscenza del Metal Shock cartaceo), il batterista dei Noumeno, eccetera. Non proprio gente alle prime armi, e del resto se l’età media del pubblico dei concerti è ormai abbondantemente sopra la trentina è ovvio che ‘sta cosa si rifletta pure sull’età dei gruppi.

Black Drapes For Tomorrow si muove sulla stessa identica scia del precedente, prendendo a piene mani dall’atmosfera svedese anni novanta di primi Katatonia e primi Opeth, principalmente, con tutto ciò che c’è intorno. In certi pezzi ci ho sentito anche i Paradise Lost (anche se forse è solo un’impressione causata dal timbro vocale di Straccione), e in altri mi sono sorpreso di ritrovare  pure i Woods of Ypres, specie nell’impostazione narrativa del cantato. Poi ovviamente anche i Dark Tranquillity, perché i Dark Tranquillity c’entrano sempre. Più che un genere, uno stato d’animo; del resto sarebbe inutile tentare di etichettare gli Shores of Null o uno dei tanti gruppi simili senza sbrodolare definizioni con cinque-sei parole, quindi non mi dilungherò neanche ad elencare altre band più recenti, tipo Ghost Brigade o Netherbird, perché non penso che gli uni abbiano influenzato gli altri ma che si tratti più di avere un antenato comune, come i cani e i coyote. E il fatto che questo tipo di mood potesse attecchire anche a Roma ce lo avevano già insegnato i Novembre, che Giasone li abbia in gloria. Roma ha un fascino decadente che quest’epoca di imbarbarimento culturale non sa apprezzare, eppure c’è, è là, e pervade chi ha la fortuna di abitarla, anche da immigrato, come il pescarese Straccione o i catanesi Orlando. Avoglia a dire le buche, la monnezza, gli zingari alla stazione Tiburtina che ti sputano addosso. Gli spiriti inquieti incontrano Roma e da lì nasce Classica, Arte Novecento e Black Drapes for Tomorrow. Otto pezzi più intro, outro e pezzo strumentale con chitarre acustiche al centro dell’album: se questo non vi urla SVEZIA ANNI NOVANTA nell’orecchio allora non so proprio che altro dire. Degli otto pezzi, l’unico a non essere all’altezza è l’ultimo, The Kolyma Route; gli altri colpiscono tutti perfettamente nel segno: e potete fidarvi, perché io sto disco ce l’ho fisso in macchina e se conosceste la mia giornata-tipo sapreste che ciò vuol dire che ormai l’avrò ascoltato più del produttore.

Per usare un termine raccapricciante, gli Shores of Null sono competitivi. Un prodotto competitivo, come direbbero a Milano. Tu li ascolti e non diresti mai che sono italiani; e sia inteso in senso positivo, almeno stavolta, perché si sa che nei gruppi metal italiani l’evocatività è spesso adombrata da un alone pecoreccio riconoscibile da chilometri di distanza. Invece gli Shores of Null sono sempre credibilissimi, non scadono mai nel gotico pipparolo da rock club del venerdì pomeriggio e soprattutto riescono a trasmetterti esattamente quello che vorrebbero trasmettere. Nell’Anno Domini 2017 non saprei proprio cos’altro chiedere di più. E nel primo pomeriggio di oggi, per chiudere il cerchio, mi farò quattro ore di macchina in direzione Tube Cult Fest con gli Shores of Null nello stereo. (barg)

7 commenti leave one →
  1. Mezman permalink
    5 maggio 2017 16:42

    Quindi ti hanno fatto pigliare la patente

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  2. Mezman permalink
    5 maggio 2017 16:43

    Quindi, non quando

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  3. Andrea permalink
    5 maggio 2017 21:37

    Visti poco tempo fa,davvero bravi..

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  4. Nicolas permalink
    6 maggio 2017 15:34

    Adesso mi è venuta la curiosità di sapere che lavoro fai…

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