I DOWN non sono più la stessa cosa

Down-Down-IV-Part-2Il problema che ho coi Down è che, per l’affetto che nutro nei confronti delle persone che ci suonano e ci hanno suonato, non ho mai voluto ammettere che, in fondo, il secondo disco potesse essere già di troppo. L’insuperato Nola era lo sfizio di lusso di musicisti che in quel momento erano al vertice dell’ispirazione e della carriera. Ora sono una specie di cazzeggio a tempo pieno. Il primo della serie di quattro ep che hanno annunciato (“perché non ha più senso pubblicare album interi“, spiegarono) non era male ma non lo riascolto da mesi, a parte quel paio di canzoni veramente fiche, tipo Witchripper. In questo secondo mini non ci sono manco quelle. È la loro prima uscita senza Kirk Windstein, oggi concentrato solo sui Crowbar. La motivazione ufficiale dello split fu che, siccome il nostro idolo della Louisiana si stava disintossicando dall’alcol, non poteva più partecipare ai tour dei Down a causa dei tre o quattro giorni di pausa che intercorrevano tra una data e l’altra per consentire a Phil Anselmo di riposarsi la gola. Giorni nei quali Windstein non trovava di meglio da fare di sbronzarsi come un alpino iscritto al fan club dei Tankard. Questi nuovi sei pezzi sono stati scritti prevalentemente dal bassista Pat Bruders (che, dopo i Goatwhore, ha mollato pure gli stessi Crowbar) e dal nuovo acquisto alle sei corde Bobby Landgraf, i quali, con tutto il rispetto e la simpatia, non valgono metà di un’inarrestabile macchina da riff come Kirk. Certo, il crollo d’ispirazione non è poi enorme se pure voi eravate, come me, rimasti delusi già da Over the under.

L’idea è di spingere più sul doom, con aperte citazioni sabbathiane in Conjure. Il risultato però è scolastico come quello di un gruppo stoner medio all’esordio. Sufferer’s yell è carina, Steeple parte bene prima di andarsene per conto suo, ma non basta. Suonano svogliati, come se stessero timbrando il cartellino. E Anselmo sembra stanco. Non c’è nulla che lasci davvero il segno, manco lo svarione acustico finale. Dispiace ma un po’ me l’aspettavo, sigh. Ci consoleremo col nuovo Eyehategod.

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