Certezze che crollano: Matt Pike va a disintossicarsi

Un Matt Pike in forma smagliante si concede una pausa di riflessione

È appena finito il concerto degli Sleep. Io e Roberto siamo davanti al Circolo, ancora rintronati dai feedback, in attesa di un rappresentante di una lobby tra le più potenti al governo di Roma: i tassisti. A trent’anni suonati non abbiamo ancora la patente. In compenso cuciniamo benissimo. Io avevo pure provato  a prenderla l’anno scorso. Passai l’esame di teoria senza manco un errore. Alla pratica fallii entrambi i tentativi, la prima volta perché ero partito senza cintura, la seconda perché non avevo alzato il freno a mano. In realtà l’istruttore, impietosito, mi aveva pure raccomandato con uno dei due esaminatori perché non fosse troppo fiscale. Io, che sono Leone ascendente Ariete quindi molto orgoglioso, rifiutai però di piegarmi a questa logica fin troppo italiana, come direbbe Stanis La Rochelle, e decisi di andare con l’altro, che mi fece scendere dopo un minuto prendendomi pure per il culo. Ma tanto c’è solo un caso nel quale serve VERAMENTE saper guidare ed è l’eventualità di un’apocalisse zombi. E io, storto o morto, una macchina la so mettere in moto, quindi sto a posto, non penso che nessuno mi romperà le palle per una precedenza non rispettata quando le strade delle nostre città brulicheranno di cadaveri ambulanti. E in fondo è una questione di scelte di vita. In calce alle bellissime tabelline del ministero appese ai muri dei locali che descrivono i sintomi legati ai diversi tassi alcolemici (io mi fermo sempre a leggerle, le trovo suggestive: riduzione della percezione del rischio… Celo! Confusione mentale… Celo! Sensazione di morire… Mi manca! Un altro scotch, capo) si trova spesso la perentoria scritta O BEVI O GUIDI. Io bevo.

Lo ricorderemo sempre così

Anche Matt Pike beve. Tanto. Era lui l’energumeno che vedemmo in quel momento passarci davanti e trascinare di peso una tizia nel tourbus con un’urgenza copulatoria degna di un ergastolano turco appena evaso, gli occhi spiritati per i troppi spiriti e la panza, ormai fuori controllo, che ballonzolava allegra nella frizzante notte capitolina. Un’immagine idilliaca che serberemo sempre nel nostro cuore adesso che il nostro eroe, a quanto recitano le cronache, ha deciso di farla finita con la bottiglia.

La notizia è di un paio di giorni fa. Tutto iniziò la settimana scorsa, quando gli Sleep cancellarono all’ultimo momento il loro show al Primavera. Matt stava combinato così male che lo dovettero portare all’ospedale. Adesso è stato comunicato l’annullamento di tutte le date estive degli High On Fire per permettere al frontman di “iniziare il trattamento di riabilitazione dall’alcolismo”, date che non verranno recuperate, spiegano gli organizzatori, finché Pike “non avrà compiuto i passi necessari per tornare in salute“. A noi quella sera sembrava parecchio in forma ma sono punti di vista.

Ovviamente noi vogliamo bene a Matt e ci dispiacerebbe se gli esplodesse il fegato all’improvviso mentre suona Sonic Titan al Roadburn. Sarebbe un decesso epico che lo farebbe entrare nella storia dalla porta principale ma decisamente prematuro. Quindi gli auguriamo di ripigliarsi e di tornare presto a devastarci i timpani dal vivo. Basta che non esca dalla clinica come Dave Mustaine.

Potrei concludere con una riflessione sul fatto che Matt Pike è un alcolizzato ed è costretto a disintossicarsi per non rimetterci la pelle ma il suo vizio è ampiamente accettato socialmente e legalmente, laddove l’altro membro fondatore degli Sleep, Al Cisneros, che è invece cannabinomane, pur non avendo mai avuto bisogno di cure mediche per la sua dipendenza, rischia potenzialmente l’arresto ogni volta che passa al pubblico il rituale sifone che si accende sul palco prima di attaccare con Dopesmoker. Però poi sembrerebbe che la voglio sempre buttare in politica. (Ciccio Russo)

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