Skip to content

Doppia recensione: VOIVOD – Target Earth (Century Media)

19 febbraio 2013

Voivod-Target-Earth-300x300Stefano Greco: Sono già alcuni anni che il mondo ci ha restituito i VOIVOD come magnifica entità live, una serie di show commoventi hanno reso finalmente reale uno dei nostri sogni di imberbi metallari. Che la magia di quei concerti potesse però avere una degna appendice in un nuovo lavoro in studio era (per ragioni fin troppo ovvie) tutto da verificare.
Archiviato Forrest, archiviato Newsted, la creatura proveniente dall’iperspazio è riuscita ad archiviare anche Piggy. In senso buono ovviamente, mi spiego meglio: la sua assenza è probabilmente la componente più essenziale di Target Earth. Non c’è più nulla di lasciato appeso, nessun riff lasciato in eredità da dover riutilizzare; la band per la prima volta si ritrova in studio senza il proprio mastermind, e, avendo tutto da dimostrare, dimostra tutto. Andando a rispolverare un’espressione della più vetusta critica musicale anni ottanta, possiamo dire di trovarci di fronte ad un album 100% Voivod: melodie stranianti, l’onnipresente basso assassino di Blacky, le sfuriate thrashy old school e l’occasionale chorus di scuola HC. Siamo di fronte alla più insperata e irreale delle resurrezioni, un disco stracarico di idee, non un filler che sia uno in quasi un’ora di musica. Lineare negli intenti, complesso nella struttura, Target Earth è il metallo famolo strano come ci si aspetta dai Voivod. Disco favoloso, senza se e senza ma, chi vi racconta il contrario è un coglione o è in malafede: andate e prendetene tutti.

Ciccio Russo: Che Target Earth sarebbe stato bello lo si era già intuito dai pezzi anticipati nei mesi scorsi, che avevano dissipato in fretta le nostre angosce . Che però i canadesi sarebbero riusciti, senza più alcun contributo – nemmeno post mortem – di Piggy, loro cuore e cervello, a tirare fuori un disco clamoroso, il migliore almeno dai tempi di Phobos (accostamento bizzarro, dato che di quella formazione è oggi presente solo Away), se non di The Outer Limits, andava al di là delle fantasie dei fan più esagitati, prova definitiva, se qualcuno ne avesse avvertito ancora la necessità, che i Voivod di un altro pianeta lo sono sul serio.

VoivodAd aver reso possibile questo miracolo è stato il sangue fresco apportato dal ritorno dello storico bassista Blacky, nuovo motore della band sia sul palco che in studio, e dall’arrivo di Daniel “Chewy” Mongrain, chiamato a sostituire quello che in vita fu il suo maestro e mentore. Sono stati loro due a scrivere quasi tutto, ed è per questo che Target Earth riesce a suonare così classico e così moderno allo stesso tempo. Da questo punto di vista, i paragoni con Nothingface sollevati da più parti non sono peregrini. Fu dopo quell’album che Blacky abbandonò l’astronave, quindi è naturale che il discorso riparta anche da lì. E fu quell’album la sintesi più compiuta del suono dei Voivod, come lo è oggi Target Earth, che ne esalta le diverse anime, da quelle più progressive e psichedeliche (la paranoia distopica di Warchaic) a quelle più aggressive e sferraglianti (la potenza d’assalto di Kluskap O’kom), conservando tuttavia una coerenza interna impressionante. Se siamo distanti anni luce sia dal ripiegamento verso sonorità più accessibili e hard rock degli anni con l’alieno Jason Newsted che dalla mera autocelebrazione è però grazie a Chewy, che non copia lo stile del suo predecessore ma lo reinterpreta e lo aggiorna, forte di un’impronta e di una tecnica personali, maturate nella lunga avventura con gli atipici techno-deathster Martyr e nelle più fugaci esperienze con gente come Cryptopsy e Gorguts.

Potrei continuare a tediarvi per ore, sezionando ogni accordo dissonante e ogni repentino cambio di tempo di queste dieci splendide canzoni, ma l’unico modo di rendere vera giustizia alla grandezza di Target Earth è chiudere il becco e spalancare le orecchie. Ascoltarlo, assorbirlo e amarlo come merita l’immane prova di forza di una band che continua a essere superiore a pressoché chiunque con l’umile naturalezza dei veri giganti. Già disco dell’anno, per quanto mi riguarda.

31 commenti leave one →
  1. chippy_bones permalink
    19 febbraio 2013 10:52

    la cosa del disco dell’anno la volevo scrivere pure io. mi sembrava giusto un po’ prematuro, ma non mi stupirei se andasse a finire cosi’

    Mi piace

  2. 19 febbraio 2013 13:22

    Lo sto ascoltando in questi giorni, condivido il vostro giudizio; questi sono veramente alieni!

    Mi piace

  3. sergente kabukiman permalink
    19 febbraio 2013 20:57

    che palle non fatemi venire voglia di ascoltare qualcosa in streaming!questo è un disco che comprerò senza aver ascoltato manco mezza nota e con cui godrò

    Mi piace

  4. 19 febbraio 2013 22:16

    “Commovente” è la parola giusta.Daniel “Chewy” Mongrain è atterrato da un altro pianeta e ce l’ha mandato Piggy

    Mi piace

  5. MAU permalink
    19 febbraio 2013 22:30

    ma che matti siete.mi avete messo addosso una voglia incredibile di ascoltarlo.ma tipo che ha anche i suoni STRANI e SPAVENTOSI di phobos?

    Mi piace

    • 20 febbraio 2013 15:57

      Come paragone in teoria sarebbe un po’ sballato perché qua non ci sono né Forrest né Piggy, ma certe atmosfere mi hanno ricordato quel disco, anche solo per la rilettura in chiave più moderna del Voivod sound classico…

      Mi piace

  6. 20 febbraio 2013 10:47

    Di un altro pianeta, di un’altra classe e di un’altra generazione proprio. Ci manca solo che tornino pure i Coroner e gli Anacrusis e poi si che possono morire felice.

    Mi piace

    • sergente kabukiman permalink
      20 febbraio 2013 19:42

      coroner visti dal vivo e sono allucinanti. tommy è uno dei chitarristi più sottovalutati del globo,ma purtroppo ron ha troppi soffitti da imbiancare

      Mi piace

Trackbacks

  1. E finalmente ho una scusa per parlarvi dei VEKTOR | Metal Skunk
  2. HELLFEST 2013 – 20/22 giugno, Clisson, Francia | Metal Skunk
  3. Ribadire il concetto con i CLUTCH | Metal Skunk
  4. Playlist 2013: i dischi dell’anno secondo i tizi di Metal Skunk | Metal Skunk
  5. End of the beginning: il 2013 secondo Metal Skunk | Metal Skunk
  6. I MORDRED si riuniscono e raccolgono fondi per un ep | Metal Skunk
  7. Radio Feccia #1 | Metal Skunk
  8. Pare che Blacky abbia lasciato i Voivod | Metal Skunk
  9. Taccuino del Roadburn: Day 1 & Day 2 | Metal Skunk
  10. Frattaglie in saldo #25 | Metal Skunk
  11. VEKTOR / ANGELUS APATRIDA @Traffic, Roma, 26.11.2015 | Metal Skunk
  12. Avere vent’anni: novembre 2015 | Metal Skunk
  13. SPEEDFEST 2015 – 21.11.2015, Eindhoven | Metal Skunk
  14. Avere vent’anni: VOIVOD – Negatron | Metal Skunk
  15. CORONER @Traffic, Roma, 05.02.2016 | Metal Skunk
  16. Questi sono alieni veramente: VOIVOD – Post Society | Metal Skunk
  17. Azzeccare la reunion: GORGUTS – Pleiades’ Dust | Metal Skunk
  18. Gente che mangia la soia #10 – occupyombrellone | Metal Skunk
  19. VOIVOD @Traffic, Roma, 28.09.2017 | Metal Skunk
  20. Avere vent’anni: novembre 1997 | Metal Skunk
  21. Il gioco delle aspettative: SAMAEL – Hegemony | Metal Skunk

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: