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VOIVOD @Traffic, Roma, 28.09.2017

3 ottobre 2017

Post Society lo suonano tutto. Il complimento più bello che si può fare ai Voivod è che potevano fare un pezzo in meno non solo dal suddetto ultimo ep ma pure da Killing Technologypur di recuperare qualcosa da Target Earth. Almeno una Kluskap O’ Kom. Target Earth era fantastico, il migliore dai tempi di Phobos (al quale, in certi frangenti – risentitevi Empathy for the Enemy – si ricollegava pure), anche perché era stato scritto a quattro mani da Chewy (il quale lo ricordiamo, ci è stato inviato dallo spazio da Piggy) e il redivivo Blacky.

Ora Blacky non c’è più. Se ne era andato per divergenze sulla gestione della band. Lui voleva una faccenda do it yourself, Away e Snake preferirono continuare ad appoggiarsi alla Century Media. Il tocco sferragliante e la presenza scenica di Blacky mancano; il carneade Rocky tiene un basso profilo e lascia la scena agli altri. Quindi non è un’esperienza da Iperuranio come sei anni fa all’Init. Ma è comunque uno show spettacolare. Alla fine pure ai tempi di Phobos li avevo visti con soli due membri della formazione originale. Concerto della vita pure quello, peraltro. Erano di spalla ai Neurosis, che stavano portando in giro nientemeno che Times of Grace e avevano ancora l’artista visuale come membro organico. Che ve lo dico a fare.

È la seconda volta che li vedo con questa formazione. La prima era stata a Varsavia con Piero. Scaletta un po’ risicata ma forse ero io che li avrei visti per tre ore. A fine concerto ci si avvicinarono Snake e Away, per chiedere se avevamo una sigaretta o qualcosa del genere. Io a 15 anni sognavo di poter scrivere su una rivista per poter intervistare Away. Ma quella volta ero troppo ubriaco di birra dei Behemoth (che è molto meglio degli ultimi dischi dei Behemoth) per potermi ricordare, il giorno dopo, il contenuto della conversazione. Però mi risvegliai con il libretto di Dimension Hatröss autografato. Questa volta il mio io quindicenne subisce un’onta ancora più imbarazzante. Mentre cazzeggiamo fuori in attesa che attacchi il gruppo di supporto (i discreti sludgettoni crucchi Earthship), Away mi avvicina e mi chiede se ho dei campioni botanici. Io non ho nulla perché sono in debito di sonno e sono costretto a rispondergli di no. Questa me la porterò nella tomba.

Dopo dieci minuti, su Chaosmongers mi butto avanti. In questi casi, se sai tutti i testi a memoria, metterti di fronte alla transenna e sbraitarli in faccia al cantante è un dovere civile perché contribuisce alla riuscita del concerto. The Unknown Knows mi fa perdere la brocca del tutto. Su Overreaction il pogo diventa violento. Snake si conferma un frontman mostruoso, in grado di sollevare cori da stadio perfino mentre Chewy accorda la chitarra. E Away è in formissima. Come ogni volta che vedo i Voivod dal vivo, in alcuni pezzi scopro sfumature delle quali non mi ero mai reso conto appieno. Certi stacchi dispari all’improvviso e così via. Su The Prow mi gioco le corde vocali. E, finalmente, si ricordano di The Outer Limits (The Lost Machine; per me il loro vero capolavoro è quello). Mentre intoniamo il loro nome a squarciagola con le forze residue, ci congedano con la cover di Silver Machine. Sulla via del ritorno, El Greco constata come del lutto per Lemmy non ci libereremo mai.

Il miglior inizio possibile per la stagione. (Ciccio Russo)

2 commenti leave one →
  1. weareblind permalink
    3 ottobre 2017 20:57

    No, mai. Per me non è possibile.

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  2. 4 ottobre 2017 09:44

    ” se sai tutti i testi a memoria, metterti di fronte alla transenna e sbraitarli in faccia al cantante è un dovere civile perché contribuisce alla riuscita del concerto”.
    Date il Nobel a quest’uomo.

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