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Behemoth / Bölzer/ Batushka @Hala Wisły, Cracovia, 7.10.2016

12 ottobre 2016
Una domenica come tante in Polonia

                                          Una domenica come tante in Polonia

Si fa davvero un gran parlare, di questi tempi, della nuova scena black metal polacca, non più relegata solamente al piu’ bieco nsbm, fenomeno piuttosto diffuso nell’est Europa, ma apertasi a nuovi artisti che pare abbiano trovato un consenso diffuso all’interno della scena internazionale. Mi riferisco in particolar modo a Mgła e Batushka, che tanto interesse hanno attirato presso gli “addetti ai lavori” ultimamente. Se dei primi non posso dire nulla di particolarmente entusiasmante, trovo infatti i loro album simpatici ma nulla di veramente sconvolgente, e soprattutto tutta roba “gia’ sentita”, devo ammettere che i secondi, invece, mi hanno piacevolmente sorpreso. Vederli entrambi dal vivo, poi, e’ utile per rendersi conto di quale sia veramente l’impatto dei due gruppi.

I Mgła li vidi qualche mese fa in un festival estivo molto popolare in Polonia, che attira anche visitatori dall’estero: l’OFF! Festival. Meta di pellegrinaggio di insopportabili hipster con risvoltini, immancabile barba curata nei minimi dettagli e baffi in stile belle epoque, il festival di Katowice propone per il 70% circa roba che fa abbastanza cagare. Musicisti dal successo totalmente ingiustificato come Devendra Banhart, per intenderci, che attirano orde di consumatori di bibite alternative alla cola, alle essenze di rabarbaro e tamarindo e cose cosi’. Nel bill del festival vidi a notte fonda i Mgła, ultimi nella scaletta della giornata. Il vostro affezionato, già tendente allo stato comatoso/alcolico, non volle comunque perdersi l’esibizione, visto che tutti ne parlavano bene e sembravano essere la nuova rivelazione della scena black metal mondiale. L’esibizione fu godibile. Volumi impressionanti, un casino di fumogeni e teste rigorosamente incappucciate. Una buona atmosfera e soprattutto, finalmente, un’altra sferzata di metallo estremo, visto che l’unica altra band estrema ad essere invitata furono i Napalm Death.

Discorso differente per i Batushka, che hanno portato davvero qualcosa di nuovo alla scena, secondo me. La loro esibizione è una messa ortodossa in piena regola, e al momento in cui salgono sul palco, tutti imbacuccati con mantelli e cappucci, icone e maschere, si sparge subito un forte odore di incenso, sparso dal “sacerdote” celebrante la “liturgia”, e che guarda caso ricopre anche le vesti di cantante. La formazione è composta da ben otto persone, classica line-up a due chitarre, basso, batteria e voce, con l’aggiunta di tre “sacerdoti” addetti ai canti. Non è un caso che anche il loro album di debutto, una delle cose più interessanti capitate al black metal negli ultimi anni, sia strutturato come una messa vera e propria. A dire il vero l’esibizione, senza dubbio suggestiva e spettacolare, e’ inficiata dai suoni non proprio ottimali della struttura dell’Hala TS Wisła, troppo ampia per essere riempita del tutto e quindi penalizzante il suono proveniente dal palco. Ma almeno il tizio dietro la consolle non farà il disastro che vedremo dopo con i Bölzer.

Black metal atmosferico e suggestivo, dicevo. Il proiettore mostra sullo sfondo scene di vita quotidiana di una comunità ortodossa, presenza non trascurabile in Polonia, specialmente vicino al confine con Bielorussia e Ucraina. Incontro infatti un ex-collega di lavoro bielorusso, con cui inizio a chiacchierare e chiedo se, da appartenente a quella comunità, non si senta offeso da un esibizione che qualcuno potrebbe ben definire blasfema. Mi risponde che non gliene potrebbe fregar di meno e che anzi si sta divertendo parecchio. Infatti ad un certo punto Варфоломей, il nostro simpatico sacerdote, prende in mano l’icona appoggiata sull’altare e la mostra in giro, concludendo così il rituale/esibizione, con i tre sacerdoti addetti ai canti che lasciano per primi il palco, seguiti dagli altri sacerdoti/membri del gruppo. Vado a comprare il disco (che avevo già sentito su Spotify) e una stilosissima maglietta rosso fuoco con l’icona di un patriarca davanti.

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Noto con disgusto che la birra è sempre quella merda delle “grandi occasioni”, ovvero quella Tyskie annacquata a tre gradi e mezzo che servono sempre in arene di una certa dimensione per prevenire l’ubriachezza molesta degli astanti, nonché il divertimento degli stessi, ovviamente. È curioso constatare che se si va in un posto un po’ più piccolo si può accedere  tranquillamente a vodka, birre ad alta gradazione e spiriti in generale.

Ad ogni modo, a parte la curiosità per i Batushka, il motivo principale per cui ho pagato il biglietto stasera sono i Bölzer, che seguo gia’ da tempo e che scoprii proprio qua in Polonia in una serata che fecero di supporto ai Triptykon a Cracovia. Ero rimasto fulminato dalla loro performance intensa ad alto livello di misantropia e odio per la razza umana. Questi i sentimenti che mi ispirò la loro musica. Mi procurai subito i due ep e ad oggi aspetto trepidante che esca i full-length Hero, annunciato per il mese prossimo. Purtroppo, come già detto in precedenza, l’idiota dietro la consolle fa un lavoro pessimo, rovinando quasi completamente l’esibizione, in un guazzabuglio indistinto di suoni e latrati. L’assalto sonoro che tanto mi aveva colpito la prima volta (solo chitarra e batteria) stavolta è completamente ridotto ad un maxi peto amplificato fino alle estreme conseguenze. Sono incazzato nero ma la mia incazzatura è in parte compensata dalla curiosa e suggestiva esibizione dei Batushka, che ho apprezzato parecchio. I suoni fanno talmente schifo che, pure avendo sentito i pezzi mille volte a casa, stento a riconoscerli. E dire che il repertorio non è propriamente vasto.

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                              L’inferiore del KS Cracovia non può che inchinarsi

Alla fine dell’esibizione mi avventuro nei corridoi dell’Hala Sportowa, la cui area corrispondente al palco e alla platea ospita normalmente la squadra di calcetto maschile e femminile del TS Wisła. Contemplo le belle foto d’epoca in bianco e nero che documentano la carriera della leggenda locale e della nazionale polacca degli anni ‘20 e ’30, Henryk Reyman. Eroe di guerra nella Prima Guerra Mondiale sotto l’esercito Austro-Ungarico e nella guerra polacco-bolscevica tra il 1919 e il 1921, fu Campione di Polonia e capocannoniere della Lega per due stagioni di seguito con la maglia del Wisła. La struttura che ospita oggi i Biancostellati ancora porta il suo nome, come pure la via adiacente, una delle arterie principali del trafficato quartiere di Krowodrza. Siccome vedo che un buon 80% del pubblico indossa una maglia dei Behemoth mi aspetto la ressa all’interno, motivo per il quale, oltre al fatto che della band pomerana mi frega poco o nulla da almeno vent’anni, rimango un po’ più a lungo presso il chiosco a bere una deliziosa birra annacquata e a sfogliare distrattamente la pila di dischi in vendita al vicino banchetto, in cui trovo l’ep dei Belial da aggiungere alla mia collezione di death metal putrido finlandese.

Che Nergal, al secolo Adam Darski, sia un furbo di tre cotte è fatto notorio. Oltre a essersi trombato la nota popstar Doda Elektroda ed essere diventato praticamente un personaggio da Novella 2000, si e’ assicurato con gli anni un pubblico fedele di ragazzini di eta’ media 15-20 anni, che sbavano per la noiosissima musica della band di Danzica e le prevedibili tematiche sataniche. Infatti fin dalle prime spettacolari esplosioni pirotecniche e dopo l’apparizione dei nostri in guisa di demoni con maschere cornute si instaura un clima di noia colossale scandito da pezzi ripetitivi eseguiti con la consueta furia (il batterista Inferno non è un essere umano, presumo) e addirittura festoni lanciati sul pubblico e palloni gonfiabili fatti volare tra la folla. Al lancio dei festoni decido che è decisamente troppo per me, così torno nella hall per prendere un’altra birra annacquata, tra uno sbadiglio e l’altro. Incontro un vecchio metallaro locale che esprime apprezzamento per la maglia che indosso, con il logo dei Betrayer, banda death metal polacca sfigatissima dei primi anni novanta, che definirei una sorta di Deicide dei poveri. Rimaniamo a parlare un po’ e mi chiede se mi piacciono i Behemoth. Gli riferisco il mio pensiero e lui mi guarda annuendo. Rimaniamo là fuori ancora un poco a bere la nostra deliziosa bevanda.

Dopo qualche minuto mi accorgo che Nergal e soci sono in dirittura d’arrivo e mi fiondo al guardaroba a ritirare la mia giacca prima degli altri avventori, con l’intenzione di evitare la tipica ressa finale che mi fa detestare il genere umano più che mai. Ma prima di dirigermi verso la fermata del bus che mi porterà a casa devo soddisfare un bisogno essenziale, e mi reco lesto a comprare un quartetto di birre (birra vera!) in uno degli innumerevoli negozi di liquori aperti 24 ore su 24 che si trovano lungo la strada. Non sia mai che ci si secchi le fauci in questo paese.

12 commenti leave one →
  1. weareblind permalink
    12 ottobre 2016 14:05

    Doda Elektroda. Mai sentita. Adesso ho visto le foto. Stima.

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  2. 12 ottobre 2016 14:47

    la cosa più noiosa dei noiosi concerti dei Behemoth sono le mosse di Nergal che si sta metamorfosizzando sempre più in un ibrido tra Andrea Scanzi e Roberto Bolle.
    Inferno è su un altro pianeta e non può oggettivamente essere criticato sotto nessun aspetto, se non che senza face painting è uguale a un qualsiasi muratore polacco, e con lo stesso sguardo vitreo.

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  3. Ftb permalink
    12 ottobre 2016 15:36

    Mgla miglior gruppo black metal attuale insieme a Deathspell Omega, altro che puttanate.

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    • analviolence permalink
      12 ottobre 2016 16:33

      Oh là, e che cazzo

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    • ignis permalink
      12 ottobre 2016 22:16

      I Mgla sono un fulgido esempio di nichilismo: tre album e tre capolavori. Ne consiglio l’ascolto leggendo “Niente”, piccolo gioiello di Janne Teller.
      Per gli estimatori dei DSO, l’otto novembre è stato e sarà un gran giorno.

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  4. 12 ottobre 2016 20:01

    mi associo a weareblind, mai sentita nominare, ma vista ora e la mia stima per Nergal, sopita dai tempi di ‘Grom’, torna ad impennarsi.
    un po’ come quando lessi che Satyr si trombava Lene Marlin (ed eravamo già nel post-‘Nemesis divina’…)

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    • weareblind permalink
      12 ottobre 2016 21:49

      Mai sentita nemmeno Lele Marlin. Doda la Pagoda me pare mejo.

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    • ignis permalink
      12 ottobre 2016 22:17

      Ma è vera questa storia di Satyr?

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      • 13 ottobre 2016 14:48

        questa storia non la conoscevo, ma se guardi su instagram le foto della moglie, guadagna comunque parecchi punti

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      • ignis permalink
        13 ottobre 2016 15:16

        Sì, li guadagna. Ricordiamo con malinconia anche la protagonista del video di “Mother North”.

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  5. 15 ottobre 2016 14:44

    Non ho mai capito questo astio verso i Behemoth. Nergal se la crede tantissimo e il “satanismo” che propaga è roba da quindicenni incazzati, ma la musica cos’ha che non va? Il periodo da Satanica a Evangelion è praticamente senza cali, pezzi dal buono all’eccellente.

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    • 16 ottobre 2016 10:18

      Gusti, a me piacciono (moderatamente) fino a Satanica, il periodo fino a Evangelion non mi dice nulla e sono rimasto piacevolmente sorpreso da The Satanist.

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