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Pestilence // Rebaelliun // Distillator // Sudden Death @Traffic, Roma, 08.02.2018

10 febbraio 2018

21764977_1296183813844094_8363483528596760028_nDopo essere mancato da Roma per tre mesi ed essermi perso molti concerti di gruppi che aspettavo di vedere da anni, torno finalmente a vedere un concerto al buon vecchio Traffic. Mi sembra che sia cambiato qualcosa. Se la memoria non mi inganna, i tavolini e i divanetti all’esterno non erano così numerosi, e all’interno credo abbiano anche cambiato le luci del palco.

Purtroppo arrivo in ritardo e mi perdo i Sudden Death, che ormai da un ventennio fanno parte del panorama underground italiano. Nonostante una carriera non troppo prolifica e soli tre album all’attivo, il gruppo gioca in casa e il loro brutal death metal attira parecchi spettatori, tanto che la sala è già discretamente gremita quando finiscono di suonare. Questa volta vorrei dare la colpa al capitalismo, che ci spinge a lavorare più di otto ore al giorno e a non tornare a casa prima delle sei di sera; e anche all’Europa, che ci vuole trasformare tutti in brave formiche nordiche che fanno iniziare i concerti all’ora di cena come in Belgio e in Olanda. Io nel dubbio, arrivato vicino al Traffic, ho parcheggiato in via della cicala.

Il tuffo nel passato inizia già con i Distillator, trio olandese dedito a un thrash metal da fine anni Ottanta. Si presentano sul palco con pantaloni di pelle, cinture e tracolle di proiettili e gilè di jeans strappati. La toppa degli Slayer sulla schiena del cantante-chitarrista è una dichiarazione d’intenti. Insomma, tutto in loro riporta indietro di quarant’anni; anche le linee vocali e il filtro vintage applicato a tutte le foto promozionali. La loro musica e il loro stile saranno anche parecchio anacronistici, ma sul palco danno una grande prova del loro talento e il pubblico, in ogni caso, apprezza.

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Il chitarrista è la controfigura di Ragnar Lothbrok in Vikings.

Dopo di loro tocca ai brasiliani Rebaelliun. Anche loro salgono sul palco in tre, suonano un death metal in cui però sento un po’ di quel thrash violento di Arise dei Sepultura (di cui ovviamente il batterista indossa la maglia). Talvolta mi ricordano pure i Behemoth, ma potrebbe essere solo un riflesso incondizionato dovuto alla sovrapposizione del growl del bassista e dello scream del chitarrista. La loro musica è tendenzialmente velocissima alternata a qualche stacco più lento e quasi sludge, i passaggi da una linea all’altra sono spesso un po’ macchinosi. L’importante, però, è che durante tutto il concerto sembra di tirare delle revitalizzanti craniate contro il muro. Unico problema: negli assoli di chitarra c’è talmente tanto wah wah che bisogna per forza suonarli aprendo e chiudendo la bocca e che Kirk Hammet li apprezzerebbe. 

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Prima.

Infine Patrick Mameli, maestro di stile, entra con i pantaloni di una tuta da slavo col logo dei Pestilence sulla coscia e la maglietta dei Claudio Simonetti’s Goblin. I lati della testa rasati e il codino in cima mi fanno pensare tutto sommato che si troverà bene a Rozzano il 10 febbraio. Appena sale sul palco appoggia un brick di latte sull’amplificatore e mi ricorda subito la ben più virile bottiglia di whisky che Vortex si scolò al Planet durante il live degli Arcturus. Ad ogni modo, dopo una breve preparazione il concerto inizia. Il pubblico è visibilmente in estasi e il pogo non si interromperà neanche per un momento durante tutta la scaletta, che è composta da canzoni dei soli primi quattro album. Non in egual misura, però, poiché di Spheres è stata riproposta solo Mind Reflections. E forse è meglio così: suonare quell’album senza Thesseling al basso o uno altrettanto bravo avrebbe poco senso. Purtroppo Patrizio, nonostante sia dimagrito parecchio, è abbastanza in affanno, soprattutto sulle linee vocali e ad assistere questi concerti mi mette un po’ di tristezza. Più che altro perché è triste che certi gruppi, in passato così grandi, ora per esaltare i fan non debbano suonare nemmeno una delle loro nuove canzoni. A parte questo il concerto è stato ottimo e i Pestilence sono tutto sommato ancora bravi a ricreare l’atmosfera marcescente dei loro esordi. Live e non in studio, per l’appunto. (Edoardo Giardina)

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Dopo.

6 commenti leave one →
  1. Crisuommolo permalink
    10 febbraio 2018 16:00

    Magno cum gaudio: è uscito il nuovo Fu Manchu ed è bellissimo!

    Mi piace

  2. 10 febbraio 2018 16:03

    Mameli è completamente impazzito negli ultimi tempi: se dai un’occhiata alla sua pagina facebook mette solo foto di lui iperpompato in palestra mentre si beve i bibitoni iperproteici (probabilmente quello che c’era nel brick di latte). Cioè questo a cinquant’anni ha scoperto la fica e ha dovuto iniziare a sudare male

    Liked by 1 persona

  3. weareblind permalink
    10 febbraio 2018 17:49

    Distillator ottimi, gli altri non saprei. Mi pare una bella serata.

    Liked by 1 persona

  4. Ranx permalink
    11 febbraio 2018 12:23

    Confermo, a Rozzano Patrick era perfettamente integrato nell’ambiente. Rebaelliun poderosi.

    Liked by 1 persona

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