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ARCTURUS @Planet, Roma, 26.06.2015

2 luglio 2015

arctMi presento al Planet Club (ex Alpheus) in tempo per sentire qualche nota dei Misantropus, band di Latina attiva da quasi un ventennio che propone una sorta di stoner doom psichedelico totalmente strumentale. L’affluenza è già buona, il tempo di rivedere vecchi amici e farsi un paio di birre che sul palco già comincia l’intro che fa da preludio allo show degli Stormlord, band che non ha bisogno di presentazioni vista la sua carriera ultra ventennale. Ammetto di non essere proprio un fan sfegatato dei miei concittadini, li ho seguiti con interesse quando suonavano epic black metal ai tempi del primo Ep e dell’ ottimo full lenght d’esordio, ma poi, complice anche un evoluzione sonora non affine ai miei gusti musicali, li ho persi un po’ di vista. I nostri si presentano sul palco con delle improbabili maschere (per fortuna tolte quasi immediatamente) e sciorinano brani prevalentemente tratti dagli ultimi due full Mare Nostrum ed Hesperia, anche se sin dalla prime note si manifesterà il problema che purtroppo rovinerà in parte anche il concerto degli Arcturus: si sente in maniera oscena, giuro che in 20 anni che bazzico concerti metal non mi è mai capitato d’imbattermi in suoni così impastati e poco calibrati. L’unica cosa che si intuisce sono il basso e la batteria, la voce è una sorta di sibilo incomprensibile e le chitarra semplicemente non ci sono, non nel senso che si sentono poco o suonano impastate, sono proprio totalmente assenti. La band ci mette l’anima ma risulta veramente difficile capirci qualcosa, peccato.

Intanto comincia a farsi parecchio tardi; il motivo pare sia legato al fatto che Hellhammer nel pomeriggio abbia voluto fare un soundcheck di batteria di appena 4 ore (!!), per cui è già mezzanotte passata quando l’intro di Evacuation Code Deciphered fa da preludio all’ingresso degli Arcturus accolti con una vera e propria ovazione dal numeroso pubblico presente. Purtroppo i suoni continuano a risultare inadeguati: della chitarra di Knut non si riesce a distinguere una nota e pure la tastiere di Sverd praticamente si sentono solo negli assoli. La devastante sezione ritmica da Skoll ed Hellhammer invece la fa assolutamente da padrone, un concentrato di pulizia, tecnica e precisione da lasciare quasi allibiti. Si nota subito come i brani vengono riarrangiati velocizzati rispetto alle versioni in studio, alcuni pure troppo (sul primo minuto di Alone pensavo qualcuno avesse fatto partire una scarica di mitraglia, invece era la doppia cassa del mostruoso Hellhammer), anche se il pubblico pare non notarlo più di tanto e segue in stato di adorazione e cori da stadio (con l’intero gruppo visibilmente sorpreso da tanta partecipazione) i brani per lo più tratti dal recentissimo Arcturian e da Sideshow Symphonies. Per il resto a farla da padrone è stato quel folle di Vortex, che ha ovviato ad una prova vocale non proprio eccelsa (sui pezzi di Garm è innegabile che faccia un po’ di fatica) col suo classico atteggiamento canzonatorio e ciondolante (forse dovuto anche a tutta la roba che si è tracannato durante lo show). Peccato per la voce che in alcuni punti si sente veramente pochissimo, così come si sente pochissimo anche il violinista presente sul palco (il cui nome adesso mi sfugge). I norvegesi comunque vanno avanti come un treno e praticamente senza pause, con una parte finale dedicata a qualche perla del passato come Nightmare Heaven (unico estratto da The Sham Mirrors), The Chaos Path (uno dei pezzi più geniali di sempre) e un momento di pura grimness con Roudt Og Svart che però pare conoscano in pochi… In generale la maggiore predisposizione del pubblico per il nuovo materiale rispetto alle cose vecchie mi ha lasciato un misto tra sorpresa e perplessità, ma alla fine i tempi cambiano e bisogna adeguarsi, o almeno così si dice.
C’è ancora il tempo per una manciata di estratti da Arcturian, un sermone incomprensibile di Vortex e siamo ai saluti finali, dopo un’abbondante ora e mezza di uno spettacolo di altissimo livello, rovinato purtroppo da un’acustica assolutamente improponibile. Gli Arcturus si sarebbero meritati decisamente di meglio.

7 commenti leave one →
  1. Lorenzo (l´altro) permalink
    2 luglio 2015 10:46

    Misantropus = orgoglio pontino.

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  2. 2 luglio 2015 12:40

    Occhio che Master of Disguise è da La Masquerade Infernale…

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  3. Edoardo permalink
    2 luglio 2015 21:09

    E non è l’unico estratto da La masquerade infernale: anche The Chaos Path citato subito dopo è dello stesso album

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