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Avere vent’anni: BORKNAGAR – The Olden Domain

27 agosto 2017

Ho associato alcuni musicisti alla sfortuna. Non so perché, ma uno dei primi a venirmi in mente è per forza di cose ICS Vortex. E’ entrato nei Dimmu Borgir e dopo aver timbrato il cartellino nell’album del rilancio, Puritanical Euphoric Misanthropia, questi hanno combinato cose che spero di dimenticare in fretta. Ha sostituito Garm negli Arcturus dopo una perla come The Sham Mirrors, e pure loro riusciranno -in breve tempo- a tirar fuori un full lenght anonimo come quello del 2005. La voce degli Ulver, ovvero quella che era con voi -ma non lo sapevate- quando eravate parte del coro del catechismo, ma anche allora utilizzava uno pseudonimo tipo Jesus G. Kviste, anche nei Borknagar ci stava a pennello ma li lasciò dopo The Olden Domain. Non conosco la storia precisa, ma facendo due più due Garm canterà sempre nel 1997 in La Masquerade Infernale, disco della netta svolta stilistica degli Arcturus, per poi dedicarsi a tutt’altro con gli Ulver già dall’anno successivo col meraviglioso -scusate se abbrevio- William Blake. Insomma, era difficile ipotizzare che uno come lui continuasse a suonare black metal insieme al compositore  Oystein G. Brun (che ha la G. nel nome ma non è affatto Garm sotto pseudonimo).

ICS Vortex prenderà per mano la band norvegese in The Archaic Course salvo poi condurla verso album sempre sufficienti, ben realizzati, ma completamente privi di quel feeling inconfondibile riscontrabile soltanto nei primi due, a esagerare tre lavori. Li ho conosciuti proprio con The Archaic Course, procurandomi il precedente solo in seguito e apprezzandolo. Mi appassionarono e mi avvicinai al successivo Quintessence con estrema curiosità. C’era lo iettatore ICS Vortex che cantava sempre più pulito, e il tastierista degli Enslaved veniva sostituito in maniera definitiva con Lazare dei Solefald, che cacciava fuori a sua volta robe che parevano adatte agli Spiritual Beggars. No, proprio no; anche se Rivalry Of Phantoms e Colossus erano due pezzi fichissimi. In futuro, confezioneranno due album sopra la media come Empiricism e Urd ma mi dispiace, per me i migliori Borknagar restano altri. Non ho mai adorato il loro debutto omonimo, per intenderci quello con in line-up Infernus dei Gorgoroth. The Olden Domain in alternava alla perfezione brani aggressivi a mid-tempo che sfruttavano la teatralità della voce di Garm, come A Tale Of Pagan Tongue, piazzando in coda una bomba come The Dawn Of The End (ma l’apice assoluto è The Winterday). Ottima risposta a una scena che dopo il 1995 chiedeva a gran voce a sé stessa di cambiare forma, e che nell’anno del ritorno degli Emperor lascerà un significativo segno. (Marco Belardi)

3 commenti leave one →
  1. 4 settembre 2017 22:57

    L’atmosfera che permea questo disco mi sedusse quindici anni fa e continua a farlo. Giù il cappello davanti a quanto il signor Krystoffer Garm Rygg tra Ulver, Arcturus e Borknagar ha saputo dare al metallo nordico e alla musica in generale.

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  2. 7 settembre 2017 11:31

    ICS ha sempre avuto la grandissima s***ga dover sostituire dei veri e propri mostri sacri del black… A me il suo solista era piaciuto parecchio, peccato non abbia continuato per quella strada.

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  3. bonzo79 permalink
    7 settembre 2017 15:54

    per me gran gruppo… e gran disco, in effetti anche per me il migliore… ma pure quelli dopo hanno il loro bel perché, fino a universal che davvero non mi dice nulla

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