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Il primo disco black metal composto da un’intelligenza artificiale

9 dicembre 2017

Per lavoro mi capita sovente di scrivere di intelligenza artificiale. La conclusione alla quale sono giunto è che Terminator è un film realistico, Skynet è una perfetta anticipazione del futuro distopico che ci aspetta e che quelle che oggi ci sembrano grandi minacce alla nostra sicurezza – dall’Isis ai platani che si abbattono sul Grande Raccordo Anulare – diventeranno materiale da barzelletta quando le macchine prenderanno il sopravvento ed estirperanno financo il ricordo delle nostre gesta da un pianeta divenuto buio e inabitabile, dove solo gli scarafaggi e altre forme di vita inferiori saranno in grado di continuare a prosperare, mentre battaglioni di droidi faranno strage dei pochi sopravvissuti e cancelleranno ogni traccia della nostra civiltà.

Oh, mica lo dico solo io. I miei timori sono condivisi da gente come Stephen Hawking ed Elon Musk, che non sono esattamente gli ultimi stronzi. Ma nemmeno i moniti di cotanti cervelli vengono presi sul serio da un’umanità cieca e allo sbaraglio, che sta investendo miliardi per preparare il proprio annichilimento. Le intelligenze artificiali ci stanno soppiantando in tanti campi che consideravamo dominio esclusivo dell’umano ingegno. Ci battono a scacchi, ci sbaragliano a poker e ora si mettono pure a scrivere dischi black metal.

Coditany of Timeness è un ep di cinque tracce composto interamente da un circuito neurale, con tanto di titoli generati automaticamente dall’algoritmo come “Timension” ed “Energiveness”, che in realtà starebbero benissimo su un album dei Borknagar. Gli empi apprendisti stregoni esecutori dell’insano esperimento sono tali Cj Carr e Zack Zukowski, che ne hanno spiegato le dinamiche a The Outline, ignari di aver scoperchiato un terrificante vaso di Pandora che i robot che suonavano Ace of Spades avevano solo timidamente iniziato ad aprire.

I due incoscienti ricercatori hanno caricato sul circuito neurale Diotima, l’album pubblicato dai Krallice nel 2011, dividendone i brani in brevi frammenti. Essendo dei fighetti della Silicon Valley, non potevano certo pensare, che so, a Under a Funeral Moon. Per farla breve, il sistema è stato incaricato di prevedere come la sezione successiva del brano avrebbe dovuto suonare, per poi ricevere istruzioni sulla correttezza o meno della risposta, ovvero una delle procedure più comuni utilizzate per il machine learning. Un apprendimento che, dopo cinque milioni di tentativi in tre giorni, ha consentito all’algoritmo di comprendere come un brano black metal funzioni in termini di sound e struttura. All’inizio i risultati erano “cacofonici” e “grotteschi”, spiegano Carr e Zukowski a The Outline. Il prodotto finale, obiettivamente, non è peggio di tanta roba incisa da esseri umani sentita in passato. Sta su bandcamp, potete ascoltarlo qua sotto.

Ascoltate bene Coditany of Timeness perché queste note, sparate da giganteschi altoparlanti quantici, faranno da sottofondo alle immani carneficine delle quali cadremo vittime per mano delle macchine perfette che avevamo progettato con smania suicida nascosta sotto i patetici alibi della “ricerca” e del “progresso”. Saranno la colonna sonora dell’Apocalisse, quando ci rintaneremo – affamati e infreddoliti – tra le macerie degli edifici nella vana speranza di sfuggire alla furia distruttrice dei nostri boia biomeccanici. Del resto, quale musica può dare la spinta giusta a un robot assassino se non il genere più gelido e malvagio mai concepito dall’uomo? (Ciccio Russo)

16 commenti leave one →
  1. vito lomonaco permalink
    9 dicembre 2017 16:30

    sara’ che sono in casa con la”febbra”e i coglioni irrigiditi pero’ sta roba mi piace !

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  2. Fredrik permalink
    9 dicembre 2017 16:33

    Tu che ne capisci, ma il risultato sarebbe stato ancora più convincente se avessero usato molti altri album da esaminare invece di uno solo?

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    • 9 dicembre 2017 17:24

      Non saprei, però la preparazione dell’esperimento avrebbe richiesto molto più tempo e, prima di tentare di immettere nel circuito più dischi, sicuramente era necessario partire da uno solo.

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      • aijanai permalink
        10 dicembre 2017 11:01

        @Ciccio in realtà non era necessario partire da uno solo: la rete si mangia tutto quello che gli dai, ci mette solo di più a capire i nessi sottostanti. Con uno solo però è più facile per gli scienziati capire dove si debbano girare le manopole nelle fasi iniziali in cui la rete produce rutti a casaccio e non ti è ancora chiaro se serva solo un po’ più di addestramento o se sia proprio bacata :)

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    • aijanai permalink
      10 dicembre 2017 10:55

      Sì, meglio se simili tra loro se vuoi preservare lo stile.

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  3. weareblind permalink
    9 dicembre 2017 17:22

    UHm, mi pare roba fatta a caso… la colonna sonora dell’apocalisse sarà Under Blood Red Sky dei Judas Priest.

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    • 9 dicembre 2017 18:50

      Concordo, ma non sulla colonna sonora, che sarà “City” degli Strapping Young Lad o “Obsolete” dei Fear Factory. Nei Priest c’è ancora troppa umanità.

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      • vito lomonaco permalink
        9 dicembre 2017 19:50

        Obsolete è veramente un gran bel pezzo,direi che l’intera discografia dei fear andrà bene per il gran giorno.

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      • weareblind permalink
        10 dicembre 2017 00:38

        Eh no fratello. Perché voi pensate di perdere contro le macchine. Ecco perché SYL e Fear. Invece vinceremo, ecco perché ci guiderà Rob Halford, urlando “You’ll never take me alive”.

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  4. 10 dicembre 2017 17:54

    Cmq, Ciccio, dov’è che scriveresti di IA? :) Scuci gli articoli per le masse

    Piace a 1 persona

  5. fredrik permalink
    10 dicembre 2017 23:21

    tanto se vinceranno loro sarà una cosa soft, tipo gli umanoidi di williamson. E ci toglieranno il metallo, perchè potrebbe essere pericoloso.

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