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La mensa di Odino #17, ovvero il recuperone di fine anno

21 dicembre 2017


Avevamo parlato degli ORDEN OGAN in occasione del precedente Ravenhead, disco carino ma non all’altezza del bellissimo To The End di tre anni prima. Questo Gunmen però li rimette potentemente in carreggiata e li rilancia come gruppo di punta del power metal tedesco degli anni ’10. La band di Dortmund infatti ha tutto per essere considerata grande, quantomeno nel proprio ristretto ambito: possiede uno stile riconoscibilissimo, sa spaziare quanto basta per non rendersi ripetitiva, e inoltre riesce ad essere allo stesso tempo potente, malinconica, orecchiabile e divertente, caratteristiche necessarie per ogni gruppo power crucco che si rispetti dai tempi di Walls of Jericho. Questa è peraltro la stagione perfetta per ascoltarli, perché gli Orden Ogan hanno un particolarissimo stile melodico che non può che essere definito come natalizio, con tutti quei cori ultramelodici alla melassa e quelle campanelline che li rendono un po’ i Sonata Arctica per eterosessuali e con le chitarre al posto delle tastiere; tutto ciò è in forte contrasto con le chitarre compresse e la batteria terremotante in stile Blind Guardian dell’epoca di mezzo, i quali, in generale, credo siano le loro fonti d’ispirazione più dirette, pur se qui manca quella fascinazione folclorica insita nel profondo nei bardi di Krefeld. Il capolavoro del disco si chiama Fields of Sorrow, che era uscita in anteprima e mi aveva fatto salire alle stelle l’aspettativa; ma non ci sono punti particolarmente deboli, e persino il sulla carta improbabile duetto con Liv Kristine in Come With Me To The Other Side alla fine viene fuori benissimo. Miglior disco power metal del 2017, almeno per quanto mi riguarda.

true norwegian black metal…

Tornano anche i TAAKE con Kong Vinter, ormai il loro settimo disco, puntualmente a distanza di tre anni dal precedente come è loro uso da sempre. Non ho purtroppo ascoltato Stridens Hus, ma tutti gli altri loro dischi sì, e mi sento di dire che questo Kong Vinter è uno dei loro migliori di sempre, se non il migliore, escludendo chiaramente i primi due Nattestid e Bjoergvin per manifesta superiorità. Le coordinate sono sempre quelle: black metal ortodosso ma evoluto, con grande quantità di cambi di tempo, dissonanze e varietà di riff. Qui mettono leggermente da parte il proprio lato black’n’roll, e il risultato è un album concentrato, omogeneo e diretto; forse perde un po’ di lucidità verso la fine, ma non cede di un millimetro in quanto ad evocazione ed atmosfera. Hoest si conferma dunque come uno degli ultimissimi alfieri del black metal norvegese alla vecchia maniera, e come sempre non aspettiamo altro che tornare a vederlo dal vivo.

… e starbucks black metal

Poi ci sono anche i KRALLICE, di cui avevo parlato benissimo nel 2012 per Years Past Matter e che, già quattro anni dopo, con Prelapsarian, mi avevano smorzato ogni speranza. Quest’anno ne hanno fatti uscire due, Loum (che non ho sentito) e questo Go Be Forgotten, che fa talmente schifo che non riesco neanche più a credere che sia la stessa band di quel gioiellino summenzionato. I Krallice sono l’equivalente black metal dell’hipster coi risvoltini e la maglietta dei My Mini Pony che mangia solo tofu e ti rompe i coglioni coi discorsi sul riscaldamento globale. Loro mi piacevano per le strutture fratturate, il riffing schizzato eppure tenuto sempre sotto controllo, il riuscire a rimanere nell’ambito black metal pur facendo sostanzialmente un po’ il cazzo che gli pareva; adesso ciò che rimane è pessimismo e fastidio, anche perché questi quattro fighetti sono diventati gli idoli degli indiboi e addirittura per creare il primo disco black metal composto da un’intelligenza artificiale hanno preso proprio un loro album come input. Non un disco, che so, dei Darkthrone, fosse anche degli Absu: ne hanno preso uno dei Krallice. Spero che non creino un trend, perché di musica di merda ce n’è già fin troppa su questa Terra.

E finalmente riesco a parlarvi degli ELDAMAR, mio ultimissimo gruppo feticcio in ordine di tempo, il cui debutto The Force of Ancient Land dell’anno scorso ho scoperto troppo tardi perché potesse finire nella scorsa playlist. Trattasi di una one-man band di un ragazzino norvegese di poco più di vent’anni che è evidentemente cresciuto con la camera tappezzata di poster dei Summoning, di John Howe e di Alan Lee (che è chiaramente il modo migliore per crescere). A Dark Forgotten Past è il secondo album, ad appena un anno di distanza dal precedente, e si muove sulle stesse identiche coordinate: black metal atmosferico, rarefatto e fiabesco, praticamente strumentale se non fosse per una voce femminile sintetizzata a cui è affidato il compito di condurre le melodie principali. Come detto, l’unica vera influenza qui sono i Summoning, anche se, come mi è stato fatto giustamente notare, i Summoning tendono a musicare Mordor, mentre questi tendono a musicare Rivendell. Del duo austriaco gli Eldamar riprendono infatti soprattutto il lato più arioso e notturno, tralasciando i ritmi marziali e cupi tipici soprattutto dei loro primi album. The Force of Ancient Land e A Dark Forgotten Past possono comunque essere ascoltati entrambi di seguito senza che si avverta nessuna differenza netta tra i due; a molti potranno annoiare dopo pochi minuti, ma penso sia ormai chiaro che io non ho mai scritto per quel tipo di persone. (barg)

11 commenti leave one →
  1. Vanni Fucci permalink
    21 dicembre 2017 17:27

    Bravi gli Orden Ogan, a me quest’anno come power sono piaciuti molto anche Keldian e Unleash The Archers.

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    • weareblind permalink
      21 dicembre 2017 19:44

      Keldian li ascolto ora per la prima volta grazie a te.

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      • Vanni Fucci permalink
        21 dicembre 2017 19:55

        Sono un gruppo strano, non fanno live, hanno una distribuzione/promozione quasi inesistente e delle sonorità particolari, però secondo me meritano.

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    • Orgio permalink
      21 dicembre 2017 20:39

      Anche io li ascolto adesso per la prima volta grazie a te. Niente male.

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  2. weareblind permalink
    21 dicembre 2017 19:01

    Concordo su Orden Ogan. Ci vorrebbe un po’ di cazzimma.

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  3. Fanta permalink
    21 dicembre 2017 22:39

    https://youtu.be/y5EuRmn97s8
    Miglior disco di Black metal norvegese di quest’anno.
    https://youtu.be/d8fc2HxjJJk
    Grand Belial’s key + Master’s Hammer + Angel Witch e NWOBHM. Discone.

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  4. 22 dicembre 2017 14:02

    Ottimi i Malokarpatan. Grazie!

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  5. 22 dicembre 2017 14:06

    In un anno avaro di thrash, il nuovo album dei Power Trip è una piacevole e sorprendente eccezione.

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  6. Fanta permalink
    22 dicembre 2017 14:18

    Correttore automatico di merda…comunque s’era capito.

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Trackbacks

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