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Recuperone grim: UADA, KRALLICE, ASH BORER e COLD BODY RADIATION

3 febbraio 2017

Come da tradizione, all’inizio dell’anno è tempo di recuperare i dischi che ci eravamo persi durante l’anno precedente. In ossequio all’ondata di gelo che si è abbattuta sulla Penisola, cominciamo con un recuperone black metal – o sedicente tale.

uada-devoid-of-lightGli UADA sono un nuovo gruppo black metal di Portland che ho scoperto perché figuravano nella scaletta di non mi ricordo quale festival. Ne leggo centinaia, di nomi sconosciuti tra le scalette dei festival, ma questo mi è rimasto impresso perché mi ha ricordato Ken il Guerriero. Uadà! È un problema se suoni black metal stupramadonne e ti pronunciano il moniker come se lo facesse Kenshiro. È una brutta botta alla credibilità da cui riesci a venire fuori solo se poi fai uscire un debutto devastante come Devoid of Light, cinque tracce per una mezz’ora abbondante di melodia, impatto, epicità e repentini cambi di tempo. Nonostante l’album sia fortemente debitore del black nordeuropeo dell’ultimo decennio, Taake e Mgla in primis, la provenienza cascadica si fa sentire nelle atmosfere autunnali e boschive, come se la morsa umida delle foreste piovose dell’Oregon non abbandonasse mai i suoi figli. In questo senso, esemplare è l’ultima Black Autumn, White Spring, che ripercorre gli stilemi del cascadian metal in modo più esplicito, con una tensione epica mantenuta altissima durante i quasi dieci minuti di durata. Ma l’adesione alla norma non è per niente nelle intenzioni degli Uada, come ad esempio testimonia il break centrale di S.N.M., che per assurdo ricorda i nostrani Spite Extreme Wing, speculari quasi in tutto rispetto al black cascadico. Eppure tutto funziona, tutto sembra al proprio posto, perfettamente omogeneo. Devoid of Light è uscito quasi un anno fa e mi scuso per il ritardo nella recensione, ma un album del genere merita quantomeno un accenno; per me è stato uno dei dieci migliori dischi del 2016.

krallice-prelapsarianParlai benissimo dei KRALLICE a proposito del quinto disco Years Past Matter, un gioiellino di black metal sperimentale che ascolto ancora oggi con immutato stupore. Rimasi deluso dal successivo Ygg Huur, che non recensii, come per voler dare loro un’altra occasione e aspettare tempi migliori dopo quello che speravo potesse essere solo un passo falso. Quest’ultimo Prelapsarian riprende invece proprio dove Ygg Huur aveva terminato, e spezza forse definitivamente le gambe alla mia speranza di aver trovato un gruppo che desse nuova linfa al genere. I loro punti di forza erano due: la destrutturazione estrema che in qualche modo riuscivano a gestire e incanalare; e quel sapore post-qualcosa, derivante dalla propria formazione musicale e personale, che però riusciva a fondersi benissimo con l’ortodossia black metal. Di tutto questo non rimane che il ricordo: il caos non è più organizzato, venendo abbandonato a sé stesso senza il polso fermo necessario per controllarlo; e l’attitudine da indiboi prende il sopravvento, facendoti figurare l’ascoltatore medio dei Krallice non più come un capellone con la maglietta dei Taake ma come un tizio con i capelli alla moda che passa i pomeriggi da Starbucks con il computer griffato e i risvoltini. Del resto, basta guardare gli stessi componenti della band per capire l’humus sociale da cui provengono; loro sono di New York, e qui si può riprendere il discorso fatto con l’influenza involontaria e necessaria che l’Oregon ha sugli Uada: nei Krallice tutto il carrozzone di ideologie e fisime della Grande Mela si riversa in modo quasi tronfio, con la spocchia ostentatamente distratta di chi crede di stare facendo qualcosa di estremamente cerebrale e avanguardistico mentre in realtà sta soltanto imbarazzando sé stesso. Il risultato è Prelapsarian, una noia tremenda, un disco senza né capo né coda, una masturbazione stilistica che viene dal nulla e porta al nulla. Se non mi vedrete recensire neanche il prossimo loro album vorrà dire che non c’è più speranza.

cold-body-radiation-orphean-lyreA proposito di puttanate, permettetemi di presentarvi dei campioni olimpionici: i COLD BODY RADIATION, un gruppo olandese che aveva iniziato sulla scia degli Alcest, unendo il black metal e il dreampop, e che si è lasciato prendere troppo la mano sul secondo versante. Mi venga consentita innanzitutto una specifica: il dreampop e lo shoegaze non sono la stessa cosa. Sono generi che storicamente hanno spesso camminato su strade adiacenti e parallele, ma non sono la stessa cosa. Quello che si trova in The Orphean Lyre, così come negli altri dischi dei CBR, è dreampop. E insomma, non sono sicuro che sia una buona idea mettersi troppo a cazzeggiare troppo col dreampop, perché non sono più gli anni Ottanta e sinceramente non credo che la gente abbia ancora tempo da perdere appresso ai tappeti di tastiera che coprono la batteria, o alla voce lamentosa e sognante stile eroinomane in dormiveglia. A conclusione di ciò, in The Orphean Lyre non c’è più nulla che possa ricordare il passato metal: dunque, almeno per quanto mi riguarda, non ne sentirete parlare più.

ash-borer-the-irrepassable-gateConcludiamo con gli ASH BORER, portabandiera del black cascadico, che tornano nei nostri stereo con The Irrepassable Gate, a quattro anni dal precedente Cold of Ages e ormai cinque dal meraviglioso debutto omonimo. In mezzo c’era stato anche l’EP Bloodlands, decisamente deludente: e questa è la sensazione che prevale anche con The Irrepassable Gate, che cerca di ripetere i propri antichi stilemi senza la potenza evocativa del passato. Non basta portare la durata dei pezzi oltre i dieci minuti e darci dentrocol feedback per ricreare quelle atmosfere sublimi a cui gli Ash Borer riuscivano così bene a dare corpo. Tutto sembra essersi normalizzato, e i singoli pezzi si strutturano in modo più netto e preciso, avvicinandosi ad un’ideale forma canzone che in certi momenti sfocia nello sludge. Certo qua e là ci sono dei buoni spunti, ma niente che riesca a salvare l’insieme; anche perché sbagliata è secondo me la produzione, coi suoni troppo definiti che spezzano le gambe a qualsiasi intento straniante. Però il debutto omonimo era seriamente un capolavoro: mollate qualsiasi cosa stiate facendo in questo momento e recuperatelo. (barg)

4 commenti leave one →
  1. Breuer permalink
    4 febbraio 2017 18:53

    Continuo a leggere gran bene degli Uada ma quelle due che ho sentito (più volte) continuano a farmeli sembrare una cover band dei Mgla, suppongo di perdermi qualcosa ma mi viene da rimettere With Hearts Towards None

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    • 6 febbraio 2017 18:28

      sì ma infatti, è più o meno lo stesso motivo per cui se a uno piacciono i deicide poi riesce ad apprezzare anche i vader.

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  2. weareblind permalink
    5 febbraio 2017 15:53

    Ma tutta sta gente di cui scrivete… ma nemmeno l’appassionato li conosce, per Satana, sono impressionato. Dovete davvero avere fede.

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  3. fredrik permalink
    5 febbraio 2017 23:03

    io invece mi sento davvero un vecchio di merda… sta roba qua mi dà l’orchite, mentre sto aspettando come un bimbo babbo natale i memoriam (ex benediction / bolt thrower)

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