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Coppie di fatto: ALCEST – Kodama

10 novembre 2016

alcestkodamaDopo il flop di Shelter, gli Alcest tornano a sonorità più memori dei primi tre album. I concept basati sulle esperienze extracorporee e sui déjà-vu del frontman lasciano il posto ad ambientazioni nipponiche – d’altronde se John Haughm degli Agalloch è fissato coi My Little Pony non vedo perché Neige non possa guardarsi gli Yaoi – e la coppia di fatto Neige-Winterhalter tenta di riportarsi in auge.

Rispetto al predecessore, decisamente minimale, Kodama è più dinamico. A uscirne rinvigorito è soprattutto il batterista Winterhalter (non ho ancora capito perché, se vuoi suonare negli Alcest o nei Lantlôs – vedi Herbst – devi per forza avere un nome d’arte che sia quello di una stagione o di un fenomeno meteorologico). Entrambi gli album sono stilisticamente derivativi. Shelter era un chiaro omaggio ai My Bloody Valentine, anche se ciò non lo rendeva meno noioso o inutile, alla luce del ritorno degli irlandesi stessi con m b v nel 2013. Kodama lo è in maniera più subdola. La traccia omonima ricorda molto nel suo incedere i Falloch di This Island, Our Funeral, il debutto dei quali a sua volta era stato chiaramente influenzato dagli Alcest. E la ricomparsa dello scream in Eclosion e Oiseaux de proie fa solo pensare ad un contentino regalato ai fan “puristi” delusi dalla virata shoegaze. Dopotutto c’è chi ancora non si è rassegnato a smettere di chiedere canzoni di Nattens madrigal ai concerti degli Ulver. Mi è capitato di sentirli davvero. Kodama rimane un buon album, migliore dei due che l’hanno preceduto. Tutto sommato, però, sarebbe dovuto uscire nel 2012, dopo Écailles de lune e al posto dell’insipido Les voyages de l’âme, senza che ci fosse di mezzo un deludente Shelter a sfalsare le carte in tavola. A quel punto avrebbe avuto senso. (Edoardo Giardina)

6 commenti leave one →
  1. MorphineChild permalink
    10 novembre 2016 15:07

    Bene ma non benissimo. Siamo al quinto disco e ancora Neige non ha capito che un full non è una playlist, e che la sequenza dei brani ha un peso nel godimento dello stesso. Non siamo ai livelli di Ecailles (che per me finisce con la terza canzone), ma il meglio è comunque nei primi brani; immancabile poi il classico mattone de merda a metà della tracklist, che in Voyages si chiamava Beings of Light e qui prende il nome di Untouched (e magari sarebbe anche ora di darci un taglio coi titoli in inglese, perché pure Solar Song non brillava). Insomma, Neige pare incapace di offrire più di 25 minuti di buona musica a disco, cosa che scatena bestemmie ripetute e complesse, data l’ottima qualità di quella mezzora scarsa. Kodama è tutto nella splendida title track e nel crescendo di Je Suis d’Ailleurs, con la batteria di Winterhalter a donare dinamismo inaspettato anche a pezzi normali come Oiseaux e la troppo lunga Eclosion, canzoni che funzionano prese singolarmente ma che faticano a spiccare nell’economia del disco completo. Insomma, un pacco di critiche, nessuna novità di suono, ma… tirando le somme, non posso dire che non mi sia piaciuto.

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  2. bonzo1979 permalink
    10 novembre 2016 17:14

    a me è abbastanza piaciuto. certamente migliore della porcata precedente

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