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Chiudere baracca e burattini: FALLOCH – Prospice

15 novembre 2017

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In realtà quest’album è uscito a fine luglio, ma è passato talmente in sordina che me ne sono accorto solo ora. Per chi avesse bisogno di una presentazione del gruppo, si può dire che i Falloch fossero un duo scozzese formatosi nel momento di maggior splendore del blackgaze. Il bel debutto del 2011, Where Distant Spirits Remain, nonostante un’ingombrante influenza alcestiana era praticamente diventato di culto – perlomeno sui forum che bazzicavo ogni tanto in quegli anni. Cioè, era uno di quegli album assolutamente underground che se però non conoscevi passavi per emerito coglione.

Andy Marshall decide poi di abbandonare il progetto, fonda i Saor e lascia Scott McLean da solo, il quale a quel punto invita altra gente. This Island, Our Funeral del 2014 è il risultato: un album chiaramente meno ispirato. Personalmente lo apprezzavo comunque perché univa tre gruppi che ho sempre considerato più unici che rari: Agalloch, Primordial e *Shels. Nel frattempo la formazione di John Haughm si scioglie e io comincio a sperare che gli scozzesi, grazie alle sonorità folkeggianti, possano diventarne una sorta di epigoni in salsa europea. Questo nonostante che, quando mi capitò di intervistarlo per un altro sito, il cantante scozzese quasi si incazzò quando paragonai il suo gruppo agli americani: forse ha avuto brutte esperienze coi My Little Pony da piccolo. Oppure gli è successa la stessa cosa che è successa al Barg, chi lo sa. Ad ogni modo, tutto ciò non ha senso perché il McLean e i suoi sodali hanno deciso di pubblicare Prospice

Io ho capito come sono andate le cose – o almeno credo. La Candlelight aveva annusato buoni affari con una nuova realtà promettente in un genere che andava alla grande. Il seguito che il blackgaze aveva suscitato all’inizio si è affievolito. I Falloch nel frattempo hanno cambiato idee e membri troppe volte per poter assicurare stabilità creativa e stilistica. Ergo: ciao, ciao, etichetta importante. Infatti gli scozzesi hanno reso disponibile l’album gratuitamente sul loro Bandcamp dando l’annuncio solo qualche giorno prima. Hanno anche specificato che, se qualche etichetta dovesse essere interessata, li può contattare direttamente per parlare di affari. Insomma, una sorta di musicassetta demo nell’era della Silicon Valley.

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Certo, non possiamo stare qua a lamentarci sempre, e delle etichette che rendono i gruppi più commerciali, e delle etichette che abbandonano i gruppi quando non sono più commerciabili. Infatti io mi lamento del gruppo. Mi spiego meglio: il bello delle sonorità di Souvenirs d’un autre monde, e di riflesso anche di Where Distant Spirits Reamin, è anche la loro “infantilità”. Quelle atmosfere da enfant sauvage che sono tanto stranianti quanto coinvolgenti. Successivamente è stato altrettanto bello sentire il loro lato più maturo e introspettivo con This Island, Our Funeral. Il problema di Prospice è che fa tornare il gruppo ad uno stadio pressoché di gestazione. Quelle chitarre lì (sia pulite ad inizio album, che distorte nelle ultime tracce) te le aspetteresti dal bambino a cui facevi da educatore all’oratorio, il quale ora è cresciuto e ti manda le tracce del suo gruppo su WhatsApp, non dai Falloch!

Io, col mio gruppo, posso mettere online un EP senza troppe pretese e dire su Facebook: “Va be’, fateci sapere che ne pensate”. Dal mio gruppo ti puoi aspettare che sia un progetto a distanza dove non ci si vede quasi mai, non dai Falloch. O che abbiamo la cantante stonata e chiediamo a Marco Belardi di fare foto a insetti e carpe così poi le usiamo come copertine. Io non voglio sminuire l’atto creativo in sé, o il loro impegno e la loro passione nel comporre musica. Sto sminuendo la loro professionalità, quella sì. Quello che stanno facendo loro in questo momento lo potrebbe benissimo fare chiunque col suo gruppetto di amici. La differenza è che ormai hanno accumulato migliaia e migliaia di mi piace, che non hanno un unico fan a commentare sempre i loro post e, soprattutto, che quell’unico fan non è la loro mamma.

Tornando a bomba, il blackgaze è praticamente nato da un circolo virtuoso di reciproche influenze innescatosi attorno alla figura di Neige e di tre gruppi a cavallo della linea Maginot. Il loro male di vivere simboleggiato dai nomi d’arte presi da stagioni e fenomeni atmosferici cupi: Neige (neve), Herbst (autunno), Winterhalter (inverno)… Di tutti i recenti fallimenti di questi gruppi (Alcest, Lantlôs e Les discrets), Prospice è sicuramente il peggiore. Charles, proprio in occasione del concerto di Lantlôs e Falloch, scriveva che l’unica prospettiva che il genere lasciava intravvedere era un’asettica ripetizione dei soliti stilemi. Forse è finita anche peggio. (Edoardo Giardina)

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  1. 15 novembre 2017 18:22


    Niente male il progetto saor.

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