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Mangiare come democristiani insieme ad ORDEN OGAN e REBELLION

7 dicembre 2012
Giuliano parla del salame di alce e mirtilli mentre Charles ammira estasiato. La spiegazione a tutto ciò la trovate in fondo all'articolo

il norsk arisk salame di alce e mirtilli

PREMESSA

Non so se avete presente Giuliano D’Amico. Scrive poco, purtroppo, ma noi lo sentiamo abbastanza spesso anche perché alcuni di noi lo conoscono dai tempi dell’università, grazie ad un amico in comune. Insomma, lui è torinese (e torinista) ma vive a Oslo. Per motivi di lavoro è dovuto scendere a Roma per un paio di giorni, quindi quella notte io e Ciccio l’abbiamo ospitato. Ovviamente abbiamo organizzato una cena di redazione, molto intima visto che in realtà alla fine, oltre a noi tre, c’erano solo Charles Buscemi e Matteo Ferri. A questi si è poi aggiunto un altro nostro amico, che per motivi di privacy chiameremo Benzino Napoloni.

Siccome il D’Amico, pur di origini terroniche come noi, è un torinese trapiantato ad Oslo, a me e a Ciccio è venuta una specie di distorta inconscia fobia del suo sprezzante giudizio sul nostro stile di vita, unita ad un fiero revanscismo verso il settentrionale fighetto; sentimento che ci ha accompagnato sin da qualche tempo prima dell’arrivo e che per comodità chiameremo TERRORE SABAUDO. Ovviamente era una cosa che non aveva senso di esistere, dato che quello si chiama D’Amico e va a presenziare alle cresime dei cuginetti in Sicilia, oltre a essere uno con la discografia originale degli Opera IX sul caminetto; ma quantomeno il TERRORE SABAUDO ci ha aiutato a tenere in ordine la casa. Roba del tipo Oh quando viene Giuliano puliamo bene il muro dietro al fornello, eccetera.

FINE PREMESSA

Degli ORDEN OGAN ho parlato qui. Sono degli alcolisti di Dortmund il cui cantante va sul palco con un mezzo copertone di camion sulla spalla destra. Fanno power metal molto corale e piuttosto birraiolo; io li ho scoperti perché Thomen Stauch aveva suonato la batteria in un pezzo del disco precedente. To The End è invece il loro quarto album e avrebbe potuto essere la colonna sonora dell’aperitivo preso prima della suddetta cena. Arrivo con un po’ di ritardo e trovo Giuliano che già discorre amabilmente con Matteo Ferri, col quale scriveva su Kronik anni fa. Dopo un po’ arrivano Charles Buscemi e l’audace Benzino Napoloni, e da lì iniziamo a farci portare salami e formaggi vari. Matteo Ferri sostiene di riuscire a mangiare a oltranza; Mangio come un democristiano, ribadirà poi. Il Ferri ci starebbe benissimo negli Orden Ogan, che non sono proprio dei buzzurri maleducati che ruttano a tavola tipo i Paragon ma che comunque si suppone mangino e bevano parecchio.

Il loro non è un power vicinissimo alla tradizione classica tedesca; lo possiamo considerare un gruppo power di seconda generazione cresciuto coi Blind Guardian; un po’ come i Persuader, anche se in maniera diversa. La loro maledizione è l’essere così dannatamente power metal in un periodo in cui questo non tira più, anche perché il quinquennio di gloria a cavallo tra i millenni non ha lasciato in eredità un vero zoccolo duro di ascoltatori bastante a sostenere un mercato decente. Una maledizione infame, perché le varie Dying Paradise, To The End, The Things We Believe In, Angels War sarebbero davvero adattissime per essere cantate dal pubblico di un megafestival, tutti col pugno in aria e la birra in mano. È un peccato che la gente non ascolti più il power metal. Se io a quell’aperitivo avessi parlato degli Orden Ogan mi avrebbero guardato tutti malissimo, essendo essi ignari dell’intimo legame che si crea tra una chitarra che fischia e un bratwurst. Sono tutti dei bravi ragazzi, ma a loro non interessa sapere che gli Orden Ogan sono in fissa coi Running Wild e che nell’ultimo album c’è la cover di The Battle of Waterloo; che è una cosa che col salamino di Norcia e il pecorino ci starebbe piuttosto bene. Di seguito il video di The Things We Believe In, cliccate qui per quello di Land Of The Dead.

 

L’aperitivo, seppur a base non di spritz ma di caciotta e salame, è una cosa giovine e allegra, ma a cena si va sul classico; nel frattempo ci raggiunge anche Ciccio e si punta su La Carbonara, una trattoria storica del rione Monti. Io ordino la coda alla vaccinara, prima coi rigatoni e poi da sola. Non so se l’avete mai mangiata; se non l’avete fatto, dovreste. Se lo avete già fatto, rifatelo con in sottofondo Arminius: Furor Teutonicus dei REBELLION. Dal titolo si può immaginare più o meno tutto. Recensii Macbeth, il debutto dei Rebellion uscito all’indomani della fuoriuscita di Gottlich e Lulis dai Grave Digger, facendolo top album e dicendo fondamentalmente che era un capolavoro e chi non era d’accordo non era amico mio. Tutte (tutte) le altre recensioni d’Italia affermavano che era una porcata disumana. Sono quindi contento che Arminius sia un buon disco di metallo tetesco con meno compromessi di quanti ne abbia la suddetta coda alla vaccinara quando si relaziona col processo digestivo.

coda alla vaccinara

che non siamo mica qui a pettinare le bambole

Uwe Lulis non c’è più ma Tomi Gottlich resiste indomito insieme al cantante Michael Seifert, un meraviglioso incrocio tra Rob Halford e un crooner con la broncopolmonite. Arminius è eterogeneo come da tradizione, sospeso tra pezzi più lenti e sofferti (Rest In Peace, The Seerees Tower), altri strutturati intorno a un riffone da pugno in aria (Varus, Ala Germanica), inni da stadio (Breeding Hate, Vae Victis) e così via. Come la coda alla vaccinara: esiste da secoli, è sempre fondamentalmente la stessa cosa, ma ogni volta che la mangi pensi che possono inventarsi tutti gli intrugli che vogliono e tuttavia niente riuscirà mai a battere la coda alla vaccinara. Matteo Ferri ha ordinato la pasta coi pistacchi, inimicandosi gli Dèi del metal. La redenzione giunge a fine cena, quando Giuliano D’Amico tira fuori dalla valigia un enorme salame norvegese di alce e mirtilli, la cui foto potete vedere in cima all’articolo. Ci spiega che in Norvegia i salami vengono fatti con filetti di cuore di maiale, e ciò disegna sul volto degli Dèi del metal un sorriso di approvazione. Prossima cena di redazione fissata per il 21 dicembre: perché noi di Metal Skunk vogliamo affrontare il Ragnarok con la testa alta e la pancia piena.
(barg)

Ps: durante il ritorno a casa il TERRORE SABAUDO ha ripreso a montare, ma fortunatamente sembra sia filato tutto liscio o, quantomeno, Giuliano non ha ritenuto opportuno chiamare i gendarmi dei Savoia per giustiziarci tramite immersione nella bagna cauda. Vorrei altresì porgere le mie scuse al collega Nunzio Lamonaca, convinto vegetariano, per averlo scosso con la descrizione dei filetti di cuore di maiale. Perdonami Nunzio, ma se avessi parlato di zucchine non avrebbe funzionato.

20 commenti leave one →
  1. Giuliano D'Amico permalink
    7 dicembre 2012 11:00

    Non ho avuto occasione di dirvelo vista la sveglia all’alba, ma vi amo (vale anche per Nunzio Lamonaca e Benzino Napoloni)

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    • Nunzio Lamonaca permalink
      7 dicembre 2012 14:21

      Ricambio, soprattutto dopo che sono stati fugati dubbi sul ‘salame di Giuliano’.

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  2. Orgio permalink
    7 dicembre 2012 11:09

    Se però non avete chiuso la cena a base di noci frantumate col Mjöllnir, è tutto da rifare.

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  3. 7 dicembre 2012 11:14

    Quel salame ai mirtilli, con la maglia degli Ulver sullo sfondo rende Giuliano D’Amico davvero grim.

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  4. pepato permalink
    7 dicembre 2012 14:08

    Fighissimo :)
    E comunque come avevo già scritto una volta – ed essendo stato anch’io per pochi mesi un torinese a Oslo – anche noi torinesi, una volta in Norvegia, siamo tutti terroni.

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  5. pepato permalink
    7 dicembre 2012 15:03

    P.S.: e comunque Furor Teutonicus è un capolavoro, cazzo! Certo, un capolavoro come può esserlo un disco che si intitola “furor teutonicus”, ma se devo rappresentare il concetto di “mantiene ciò che promette” questo disco è perfetto.

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  6. ignis permalink
    9 dicembre 2012 22:32

    Sempre Grande Giuliano!

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  7. Giuliano permalink
    10 dicembre 2012 13:57

    E visto che siamo in argomento, volevo ricordare questo evergreen:

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  8. 11 dicembre 2012 22:09

    cmq l’uomo (o sorta o parte di tale) la cui urbana gentilezza tanto vi terrorizza ama:

    – corteggiare ragazze svegliandole coi rutti di notte (dalla distanza, balcone a balcone modello serenata)
    – organizzare cene romantiche a lume di candela, a base di BALENA (cucinata male)
    – tentare di stringere nuove amicizie con persone normali cantando canzoni naziste
    – rompere il ghiaccio col primo sconosciuto chiedendogli di “raspargli i coglioni”
    – eccetera

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  9. Giuliano D'Amico permalink
    12 dicembre 2012 08:36

    Mi manchi Giordà. Meno male che ci vediamo a breve.

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  10. Libraccio permalink
    4 marzo 2015 10:32

    Sono andato alla Carbonara dopo aver letto questo articolo. MetalSkunk come Trip Advisor.

    Liked by 1 persona

Trackbacks

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