OPERA IX – Strix Maledictae In Aeternum (Agonia Records)

C’è un esile filo che lega la storia dei Litfiba e quella degli Opera IX, nonostante appartengano a due realtà musicali distantissime. Tanto Cadaveria quanto Pelù, pur non essendo affatto i compositori principali della band, rappresentavano l’aspetto commercialmente più spendibile, il valore aggiunto in fatto di visibilità, la prima perché uno dei primissimi esempi di vocalist donna in un gruppo metal estremo, il secondo per la sua immagine pubblica sempre più inflazionata a partire dagli anni novanta. Due fuoriuscite improvvise, all’indomani di due dischi particolarmente significativi, con le dovute distinzioni: The Black Opera era un capolavoro e rimane perla inarrivabile nella discografia dei piemontesi e del metal italico, Infinito dei Litfiba era il disco della definitiva svolta pop, dell’enorme successo di vendite ma, in definitiva, era e resta un disco di merda.

Destini analoghi anche per le successive carriere soliste dei due, arenatesi dopo l’iniziale exploit, dovuto più alle artificiose aspettative create intorno ai personaggi che non alla reale qualità dei dischi. A distanza di dieci anni non rammento neanche mezza nota di The Shadow’s Madame ma ricordo che all’epoca ne parlai benino, salvo poi gettarlo nel dimenticatoio (che non è una metafora, nella mia camera ho adibito uno scaffale a “dimenticatoio”) dopo una settimana. Il primo disco di Pelù, invece, era quello con Toro Loco e direi che non occorre aggiungere altro.

Tornando agli Opera IX, i nostri arrivano al terzo disco con la nuova formazione — che nell’ultimo decennio ha subito più rimpasti di un governo democristiano — e a distanza di ben otto anni da Anphisbena che, al netto delle ridondanze folk e tralasciando la drammatica questione del cantato in inglese, sembrava aver delineato in modo sufficientemente netto il nuovo corso artistico di Ossian e soci. Sembrava, per l’appunto, perché Strix riprende il discorso interrotto ai tempi di Cadaveria, più che presentarsi come ideale successore di Anphisbena. Merito (o demerito) anche del nuovo tastierista ancora non ufficiale, Alexandros, il sostituto temporaneo di Lunaris, che in realtà ha mollato cinque o sei anni fa. Insomma, l’impressione è che di fronte alle difficoltà nella ricerca di un elemento fondamentale nel sound degli Opera IX, i quattro abbiano pensato di fare di necessità virtù e di virare verso l’essenziale, che poi era il sentore che si percepiva con Mandragora, il videoclip uscito con due mesi di anticipo rispetto al disco, continuamente rimandato per problemi che nessuno comprenderà mai pienamente.

 Strix, pur nella sua essenzialità di cui sopra, è un disco complesso che non può essere esaurito nel giro di un paio di ascolti, un lavoro (eccessivamente) lungo che vive di momenti di rara suggestione e di episodi di sconcertante banalità capaci di rendere la track list un vero percorso ad ostacoli, a partire dall’intro che non è “alla Bartoccetti” , ma è proprio un pezzo di Bartoccetti e chi avesse dei dubbi può andarsi a riascoltare Neque Semper Arcum Tendit Rex.

Da lì in poi c’è di tutto, canti gregoriani, death metal, riti ancestrali, outtakke dei Graveworm (degli ultimi Graveworm, quelli irrimediabilmente uguali ai primi. Ma peggio), donne nude e pezzi in italiano che necessitano di lunghi minuti di riflessione per essere assimilati. I seguaci di vecchia data (tipo il sottoscritto) apprezzeranno senza se e senza ma i toni epici di Nemus Tempora Maleficarum o del dittico Vox In Rama parte I e II e chiuderanno un occhio di fronte ai sette minuti di Earth and Fire, probabilmente il brano peggiore mai composto dagli Opera IX in quasi venticinque anni di carriera. I più inossidabili potrebbero obiettare che otto anni di attesa potevano essere ripagati diversamente e notare la curiosa coincidenza dell’uscita di Horror Metal (noiosetto assai) di Cadaveria in perfetta sincronia con i ritardi di Strix. E, tornando al paragone iniziale, chissà che alla  fine il cerchio non si chiuda alla stessa maniera anche in questo caso (Matteo Ferri).

14 commenti

  • Concordo su tutto, e soprattutto “Infinito” è un disco dimmerda… :D

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  • mah… con Cadaveria era tutta un’altra cosa… dischi angoscianti come Call of the Wood non ne faranno sicuramente mai più! quella voce, altissima nel missaggio finale rispetto agli altri strumenti, quelle atmosfere tipicamente “italiane”… aggiaccianti! Per spiegarmi meglio: quella sensazione di lo-fi che accompagnava, per dire, anche i Goblin (mi viene in mente quell’organo in overdrive che si può facilmente sentire quando si mette su il 45 giri di Profondo Rosso, proprio nel finale).
    Call of the Wood per me era IL capolavoro della band. Anche il successivo Sacro Culo, pardon, Culto, non era male, ma sempre inferiore al debutto…

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  • Maleventum anno domini MMI era una bomba altro che Cadaveria e roba pop-indie-industrial!
    Poi si sono persi nel bosco e non ho avuto più voglia di sentii. Resta il fatto che dal 2001 x me non esistono più. Ossian è pazzo come Timo Tolki e Lunaris perdeva colpi. Idem Vlad. Dopo tanti anni ogni band ha delle flessioni e dovrebbe abbandonare le scene x darsi ai porno.

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  • Caro Matteo , sono Vlad il bassista degli Opera IX.
    Dunque io suono e calco palchi dal 1991 e mi posso anche permettere di piscire in testa ad uno come te , che a mio parere vale meno di un pezzo di carta usato per pulirmi il culo !!! almeno quello ha un suo scopo !!! Troppa gente si inventa e fà cose che non le si addicono , e francamente da quello che leggo hai totalmente sbagliato mestiere , il recensore non ti si addice . Guarda l’album puo piacere e non puo piacere, ma il punto non è questo , critiche negative ci stanno sempre se abbiano un senso, Che senso ha menzionare i litfiba ? che senso ha parlare di cadaveria che non ha più niente a che spartire con noi dal 2000? Scrivi una recensione su cadaveria e su quello che fà , ma non ha senso citarla in una recensione Opera IX dopo 10 anni ….Potevi scrivere che Strix è una merda potevi analizzare i brani e fare una recensione degna di questo nome ….ma non ne sei capace !!!
    La tua mente bacata ti ha fatto addirittura dire che abbiamo copiato Neque Semper Arcum Tendit Rex usandolo come intro …ti rendi conto della stronzata?
    Il mio consiglio….vai a zappare la terra e non scrivere piu stronzate grazie.

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  • Che tristezza… ora capisco perché fanno parlare sempre Ossian, che è una persona pacata! xD
    Vlad, se sei davvero tu, ‘ste dichiarazioni le fanno le fanno le band emergenti, e da una band navigata ci si aspetta maturità nel considerare le critiche…
    Viva gli Opera IX (con Cadaveria e senza) e lunga vita a Metal Sh…Skunk!

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