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WITHERFALL – Nocturnes And Requiems

12 dicembre 2017

Witherfall-Nocturnes-And-Requiems.jpg

 

Blabbermouth è un mostro della notizia: se capita qualcosa nel mondo della musica che a noi piace, lui ce lo dice e lo fa pure in fretta. Ovviamente la curiosità del lettore spesso cade su quei titoli faciloni come “Kirk Hammett perde in aeroporto il telefonino con tutta la musica che aveva composto per il nuovo album dei Metallica. Non tanto perché tu sia uno stronzo ad avere poca cura di un oggetto del genere, lasciandolo nel primo Starbucks che incontri, ma perché in passato non hai mai scritto quasi niente per la tua band, assoli a parte, ed ora casualmente avevi tanto materiale da fare invidia ai The House Of Atreus dei Virgin Steele? In secondo piano naturalmente finiscono notizie come quella che lessi tempo fa, e che riguardava la formazione di un nuovo gruppo, side-project che dir si voglia, o spaghettata fra amici in sala prove a nome Witherfall – neanche troppo attraente, giacché suonava come un Opeth deepfuck Katatonia – con membri di Iced Earth, Circle II Circle e White Wizzard. Questi ultimi non li avevo neanche mai voluti sentire, per dirla tutta. L’album, Nocturnes And Requiems, era pronto da un pezzo ma dopo una poco chiacchierata autoproduzione per fortuna Century Media ha voluto mettere sotto contratto la band, e darle la meritata visibilità. Ora sì, che una notizia su Blabbermouth intitolata ai Witherfall la apri. Purtroppo si è sentito molto parlare di loro perché il batterista Adam Sagan è deceduto a trentasei anni stroncato da un linfoma, senza neanche godersi il riscontro della critica ad un lavoro realizzato con tanta passione, classe ed accuratezza. Nocturnes And Requiems sta facendo parlare di sé, tantissimo. Mi sono avvicinato al lavoro ad ottobre e lo recensisco solo ora dopo averlo sentito in media quasi una volta al giorno: inizialmente mi ha spiazzato e vi spiegherò rapidamente il perché.

La prima cosa che mi salta all’orecchio in un nuovo lavoro sono i suoi difetti. È facile parlare di quelli di Nocturnes And Requiems perché sono pochissimi ed anche facili da individuare. Il suono è discreto ma certamente un prodotto di questo livello qualitativo avrebbe meritato di meglio, soprattutto sulla batteria. Soprattutto per essere stato plasmato da personaggi che hanno lavorato con Megadeth e Queensryche. Ma c’è una sola cosa a mandarmi in bestia qua dentro. Jake Dreyer è un mostro della sei corde così come Blabbermouth lo è della notizia metallara: viene dal neoclassico (che non è un liceo) ed ha velocità e pulizia di esecuzione incredibili, e se gli togli l’elettrico sentirai perfino le cose migliori. Lo sanno tutti che è bravo e di sicuro non mi sono accorto di lui quando distrattamente ho ascoltato Incorruptible – che trovo trascurabile come quasi ogni lavoro degli Iced Earth dopo The Glorious Burden. Stop, fai quello che va fatto e non rischierai di rovinare un lavoro del genere o di dare l’impressione sbagliata a chi premerà play per la prima volta. Il debut dei Witherfall ha questo difetto: sebbene la band abbia sintetizzato alla perfezione i propri concetti, presentandosi al pubblico con cinque canzoni e tre tracce strumentali per un totale che supera di poco i quarantacinque minuti e che mai annoia, quasi ogni brano cantato si avvia con uno shredding di chitarra furioso, poco controllato e che non lavora in funzione della canzone neanche se ci si immerge e ci si immedesima in un contesto progressive metal. Avviate Portrait e superate il mirabolante assolo di Jake: che disco vi aspettate? Non quello che Nocturnes And Requiems è, ovvero un lavoro dinamico e oscuro, nonchè legato a tre principali influenze.

Gli ingredienti principali sono il power metal americano, l’heavy classico e naturalmente il prog. La scelta di Sagan non risulta giusta tanto perché ha lavorato con Zachary Stevens in una materia che rasentava non di poco quella dei Savatage, classici ma teatrali e atmosferici sempre al punto giusto: il suo modo di suonare la batteria qua richiama in non poche parti pattern ben più estremi e l’idea di base – in teoria bizzarra – risulta sempre molto piacevole. Sacrifice e pure la traccia conclusiva Nobody Sleeps Here si portano dietro l’eredità dei Nevermore, con le chitarre che richiamano soprattutto il periodo di Enemies Of Reality, mentre la voce di Joseph Michael – peraltro imparentato alla lontana con R.J. Dio – spinge sugli acuti ma con un forte stile recitativo, ricordando – sebbene da lontano – il potentissimo Tim Aymar dei Control Denied. Inoltre mi è tornato piacevolmente in mente pure Dirk Thurisch degli Angel Dust, ovvero quel favoloso gruppo di power metal tedesco che fece due o tre album incredibili poco meno di una ventina d’anni fa, per poi sparire e non venire più considerato da anima alcuna al mondo. Quindi, perché sbattere in copertina un delirio malmsteeniano laddove hai creato molto di più? L’essenzialità di Nocturnal And Requiems è il suo punto di forza numero uno: come ho detto, cinque pezzi ma uno più bello dell’altro. Il singolo End Of Time supererà anche i nove minuti ma lo fa senza affaticare minimamente, e pure lì si ha un crash test iniziale con uno di quei cazzo di assoli lunghi e virtuosi che saranno anche belli, ma meriterebbero un’altra posizione e contestualizzazione. Avete presente il lead finale di Smells Like Teen Spirit? Richiamava semplicemente la melodia portante e quello ERA l’assolo. Alternate il virtuosismo a cose del genere in un album così ed avrete ottenuto il mix perfetto per non fare mai storcere il naso sulle sue chitarre: il bacino d’utenza non sono i chitarristi in overdose, ma anche gli stronzi come me che ascoltano altro.

In definitiva, a due mesi dalla chiusura del 2017 ho scoperto quello che probabilmente sarà il mio disco dell’anno. Conosco già a memoria alcune delle sue canzoni grazie anche a cose come l’immediatezza del riff portante di What We Are Dying For, e ho goduto come un riccio quando certi rallentamenti ossessivi, intelligentemente posti a centro brano, mi hanno ricordato da vicino quelli di The Sound Of Perseverance dei Death. In Nocturnes And Requiems c’è davvero tanta roba ma non è mescolata a casaccio, bensì ricrea alla perfezione uno stile tetro e angosciante senza però rinunciare a porre in vetrina gli strumenti – nel bene e nel male, come ho scritto poc’anzi – e rimanere ancorata agli standard classici del metallo. Considerando poi che con le altre band di appartenenza nessuno di questi ragazzi ha fatto di meglio, una volta superato lo shock legato alla perdita di Sagan spero vivamente che il nome dei Witherfall si affermi nel panorama musicale odierno, e che ci consegni altri lavori di livello altissimo. Come questo. (Marco Belardi)

7 commenti leave one →
  1. 12 dicembre 2017 10:32

    Sottoscrivo ogni singola parola. L’avevo recensito all’uscita e l’avevo trovato un lavoro bello e fresco nonostante si presentasse semplicemente come una cosa ingenua e senza alcuna velleità di successo. Disco dell’anno pure per me.

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  2. 12 dicembre 2017 14:45

    Belardi, di questa recensione si ‘apisce ‘na seha, come dite voi. Meritano o no? Perché prima dici che sbrodolano troppo e risultano inconcludenti, e poi ne parli come disco dell’anno. Ohhé tu vuoi dire?

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    • Marco Belardi permalink
      12 dicembre 2017 14:52

      Bellissimo album, ma se avessero ammanettato il chitarrista (non con intenti erotici) lo sarebbe stato ancora di più. Ha quel difetto lì, poi fila che è una bellezza!

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