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Dave Lombardo, Chuck Schuldiner ma soprattutto quel chiavatore di PHILLIP BOA

10 gennaio 2019


Voi come state smaltendo tutti i ricciarelli, panettoni o sacchetti di datteri che vi hanno regalato nelle settimane scorse? Personalmente sono entrato in un pericoloso loop, che prevede io mi prepari un Earl Grey dopo il lavoro; me lo verso nella mia adorabile tazza nera dei Black Sabbath e lo accompagno con un po’ di questa merda dolciastra e un album, fine. Il caso vuole che dopo mesi intensi ed emozionanti all’insegna di Judas Priest prima, Voivod e Witherfall poi, in questo momento non stia uscendo proprio un cazzo. Il travaso di bile è dietro l’angolo e me lo causeranno di sicuro i Bring Me The Horizon fra una settimana scarsa, ma nel frattempo ho scelto di ritirare fuori un po’ di quella roba vecchia e che una ventina d’anni fa mi faceva diventare matto, in linea di massima perchè dovevo averla tutta quanta originale. Ecco l’unico motivo per scrivere qualcosa sui Voodoocult.

Immaginate questo tizio che suona new wave in Germania – e per un decennio scarso intorno agli Ottanta di mezzo – pure con un discreto successo. Cinque o sei canzoni le ho pure sentite, e ricordo me ne piacesse una intitolata A Crown For The Wonderboy che deve essere addirittura recente. Lui ha un nome con cui non sfonderesti neanche come proprietario di una creperia, così decide di chiamarsi Phillip Boa, il che, in abbinamento al capello da chiavatore seriale di cui dispone, dovrebbe sistematicamente farne il nuovo Dieter Bohlen (uno dei due Modern Talking). Sfortunatamente le sue idee sono malsane, e posso solo presupporre che di ritorno da un concerto dei KMFDM – strafatto – il Boa abbia acquistato una qualche rivista metal finendo per rimanere ulteriormente traviato dai suoi ignobili contenuti. Di sicuro ha letto le recensioni di Individual Thought Patterns e qualche altro signor disco, e si è messo a telefonare come un pazzo di là dall’Atlantico. 

La risultante è che tutti gli hanno detto di sì, e il leader dei Phillip Boa and The Voodooclub aveva appena fondato una delle band meno longeve e concrete di sempre, con i seguenti effetti di ricaduta:

Innanzitutto il lancio dei Grip Inc., che a dire il vero già esistevano ma avrebbero di fatto debuttato un anno dopo i Voodoocult, in occasione di Power of Inner Strenght.

La composizione di uno dei più brutti brani che io ricordi, tale Albert is a Headbanger, qui pure in buona compagnia.

Da qualche parte negli Stati Uniti Phillip Anselmo stabilisce che, una volta litigato con tutti, formerà i Phillip H. Anselmo & The Illegals.

I Voodoocult di Phillip Boa hanno inciso due album per poi andare definitivamente a puttane. Una volta leggevo questo tizio scrivere che avrebbero dovuto cambiare cantante per trovare la quadra; la realtà era che lui impersonificava la band, e in occasione del secondo e omonimo lavoro cambiò quasi tutti (più probabilmente messi in fuga dall’evidente insuccesso di Jesus Killing Machine del 1994) naturalmente rimanendo al comando di questa nave mezza affondata e che continuava a imbarcare tanta altra acqua. La prima line-up sembrava quello che ti ritrovi in mano alla prima partita di Magic: The Gathering. Un’accozzaglia di elementi tanto diversi e incompatibili, un numero di chitarristi tale da rendere piccini gli Iron Maiden, ma giuro che a un certo punto di non ricordo quale canzone, in Jesus Killing Machine riuscii chiaramente a distinguere un passaggio memore del Chuck Schuldiner dei suoi lavori più orientati all’heavy metal. Quelli che non aveva ancora composto, per intenderci. Nonostante questa cosa da lacrima che scende lenta, Jesus Killing Machine si presentava come una sorta di zuppa post-thrash in cui erano a proprio agio sia Waldemar Soryctha, sia il Gabby Abularach a quei tempi impegnato coi Cro-Mags. Non che si capisse, dato che tutti suonavano sopra a tutti gli altri, ma lì dentro c’era pure l’elemento segreto nonché portato dalla Germania di cui il Boa era nativo, ed avente il nome di Mille Petrozza. Quest’ultimo avrebbe lavorato di lì a poco sul violentissimo Cause For Conflict, ma era evidente quanto si trovasse in una fase di rigetto nei confronti delle sonorità classiche a cui oggi lecca morbosamente il culo, quindi non fu sorprendente trovarcelo coinvolto, rispetto al Chuck Schuldiner che aveva da pochissimo lavorato insieme ad Andy LaRocque. E niente, il tutto suonava come avrebbero suonato gli Strapping Young Lad se fossero stati delle persone normali.

Prendete gli Anthrax di Sound Of White Noise per il groove, i Forbidden di Green ed i Gurd per il riffing, infine Renewal dei Kreator per l’attitudine indubbiamente punkettona. Escono fuori i Voodoocult, che in Jesus Killing Machine si giocavano le poche carte buone a disposizione quasi subito, fra una feroce Killer Patrol (il brano più aggressivo del lotto insieme a quello che prendeva in prestito il nome dalla band stessa) e una ottima Metallized Kids, per poi rallentare i ritmi di colpo con quella title-track davvero vicina allo stile di Youthanasia dei Megadeth ed alle sue possenti mid-tempo. E sorretta, aggiungo, da linee di basso seriamente impeccabili. A suonare queste ultime c’era David Ball, ovvero uno dei successori del rimpianto Paul Raven dei Killing Joke e dei Ministry: ma ovviamente non se lo inculò nessuno, questa era la nuova band di Schuldiner e di Lombardo, punto. Il batterista, messo alla porta dai contrasti interni presenti negli Slayer si venne a trovare in una fase di scarsa vena creativa. E’ ben riconoscibile a dispetto delle ottomila linee di chitarra che facevano pensare anche ad amici di Phillip Boa qui presenti in forma uncredited, ma un po’ il rullante effettato sulla scia dei suoni di fine anni Ottanta, un po’ il suo dirompente stile qui ridotto ai minimi termini come sarebbe accaduto anche su certe composizioni dei Grip Inc., non resero di certo memorabile la sua prova dietro alle pelli. Il Dave Lombardo definitivo lo trovammo in South Of Heaven e Seasons In The Abyss, e chiudo la parentesi perché ho in cantiere un articolo su batteristi in cui – se mi dilungo ora – poi non so che scriverò.

Dopo la decente Born Bad And Sliced! prende tristemente campo una parte centrale nella quale Jesus Killing Machine finisce per rivelarsi una autentica atrocità per l’ascoltatore. Si riprenderà un po’ verso la fine, ma non è abbastanza. A dirla tutta, trovo più continuo l’album omonimo del 1995, che forse peccava sul fronte delle hit (trovateci una Metallized Kids, no, non c’è) ma perlomeno non aveva quella mezz’ora abbondante di pezzi capaci di sfiancare quanto una gastroscopia fatta da uno stagista a cui tremano le mani. Piccola nota finale sul secondo disco e poi la finisco, lì avremmo riabbracciato Jim Martin dei Faith No More, o meglio in fuga da essi dopo Angel Dust, e la coppia formata alle chitarre con Gabby Abularach sarebbe finalmente divenuta compatta e dotata di una maggiore identità. Alla batteria, invece, si collocò un altro ex compagno di Waldemar Sorytcha, ovvero Markus Freiwald con cui suonò nei Despair (uno dei gruppi storici della Century Media di cui prima o poi parlerò, erano in sostanza un act thrash metal, erano anche molto avanti rispetto al resto del carrozzone per l’epoca e particolarità delle loro composizioni). Freiwald è stato di recente un membro dei Sodom, ma non racconterà di questo ai nipotini poiché si parla di roba come Epitome Of Torture e Decision Day.

Date una chance a Jesus Killing Machine, ma non dategliene due o rivomiterete cotechino, lenticchie e tutto quanto il resto. (Marco Belardi)

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  1. Silver permalink
    10 gennaio 2019 16:17

    Fa piacere che ne parliate almeno voi! Io avevo sempre pensato che i grandi nomi di sto disco fossero sollo delle apparizioni come guest, non che fosse una formazione vera e propria. Concordo sul fatto che il secondo disco avesse meno alti e bassi, quando incominciai a sentirlo mi esaltai non poco, gli preferisco comunque il primo. Fa troppo ridere quando il Boarolo dice cruccamente “mafiosi”, ma vabbe’…
    Spero che insieme ai dolciastri venga consumata anche una sigaretta contenente la droga, altrimenti l’ Earl Grey non si giustifica ;)

    Piace a 1 persona

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