Skip to content

Digerire il pranzo pasquale con MINISTRY – AmeriKKKant

3 aprile 2018

Circa dieci anni fa sono passato dal rasoio elettrico a quello classico, ma sinceramente non ricordo i motivi che mi portarono a prendere una decisione del genere. Sono sicuro solo di una cosa: i primi tempi riuscivo a ridurmi in modi che potevano far pensare all’autolesionismo, e la cosa mi portò velocemente all’acquisto di lame sempre più accurate e costose. Fino a che sono diventato bravo.

Un paio di giorni fa, in quel clima di rilassamento che segue la giornata di lavoro, ed in cui ci metti un’ora per fare una cosa che richiederebbe al massimo quindici minuti di tempo, ho deciso di mettere su AmeriKKKant dei Ministry mentre mi facevo la barba. E senza accorgermene, ho seriamente rischiato di ricominciare a tagliarmi.

Non perderò un solo minuto a soffermarmi sul lato tematico di questo platter, che sto tutt’ora ascoltando mentre digerisco a fatica il clamoroso pranzo di quattro ore fa. Questo perché fin dal primo ascolto di AmeriKKKant non ho individuato in esso una protesta politica, o denuncia verso la società o qualunque altra cosa potesse rappresentare l’idea di Al Jourgensen a cinque anni da From Beer to Eternity. Ho notato semplicemente che era una delle più brutte cose che avevo ascoltato negli ultimi dieci anni; un’accozzaglia di scratch, fiati, proclami e riffoni industrial talmente slegati da far sembrare ogni brano l’introduzione del successivo. L’esempio lampante lo troviamo nei primi due pezzi, dominati da atmosfere tipiche dei polizieschi degli anni ottanta ambientati nelle metropoli di allora: non fai altro che domandarti cosa stia per accadere ma al termine dell’ultima traccia la domanda sarà sempre la stessa, mentre abusate melodie orientaleggianti arrivano, ti scassano il cazzo, e se ne vanno via. Gira la testa, come in quei trailer schizzati dei film di Tony Scott in cui la telecamera balla di continuo, e ti sembra di essere alla guida di un veicolo con gli ammortizzatori logori nel bel mezzo di un passo appenninico, con la fidanzata accanto che ordina a più riprese di andare più piano perché altrimenti vomiterà. In We’re Tired of It tornano anche quelle cavalcate a metà fra industrial e thrash, tanto care al Max Cavalera dei primi tempi al timone del suo ultimo gruppo: e quando arrivano ti domandi nuovamente il perché, anche se non sarà l’unica concessione alla velocità. 

Ad essere sincero ci sono stati un paio di guizzi con cui ho momentaneamente creduto ad un barlume di ispirazione, come in occasione dei due rumorosi ritornelli di Game Over, dell’azzeccato assolo di chitarra che chiude l’album o delle trame meno disorganizzate di Antifa e Wargasm (in quest’ultima alcune ripartenze mi hanno fatto piacevolmente pensare addirittura agli Strapping Young Lad). Ma in linea di massima non apprezzo nella sua totalità nessun pezzo di AmeriKKKant, e né la partecipazione di Burton C. Bell né altro qua dentro, rappresenta in alcun modo un preciso punto di interesse in grado di tenere a galla una cosa del genere. E paradossalmente tutto quanto, a partire dalla produzione e passando per gli arrangiamenti, appare curato in ogni minuzioso dettaglio: merito della attuale line-up che eredita altri pezzi dalle passate annate dei Prong, anche se individualmente è Bechdel il pezzo forte. Vedo in questo disco la stessa volontà avuta in parallelo dai Pain Of Salvation una decina d’anni fa circa con Scarsick: creare un album fondato su una struttura caotica e che si scontrasse immediatamente con qualunque aspettativa presente dalla parte dell’ascoltatore. A Daniel Gildenlow il giochino riuscì alla perfezione, nonostante una grossa fetta dei suoi fan l’avesse accolto malissimo per prevedibili motivi. Qua è buio totale, e non proverei nemmeno a riaccendere la luce. (Marco Belardi)

2 commenti leave one →
  1. 3 aprile 2018 16:10

    “Nessuno è più ridicolo di un vecchio ridicolo” (cit.)

    Mi piace

  2. weareblind permalink
    8 aprile 2018 12:09

    M’è passata ora in Metalitalia playlist, che brutta roba…

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: