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A METALHEAD AND ITS FISHING TRIP: i cinque dischi da ascoltare mentre siete a pescare

24 novembre 2017

Il web pullula di immagini di George Fisher dei Cannibal Corpse con in mano salmonidi o centrarchidi catturati nelle acque locali. Spero solamente che non sia stato il cognome ad avvicinarlo a questa diffusa pratica, bensì il soprannome Corpsegrinder, poiché sono piuttosto sicuro che se ne nutra mentre sono ancora vivi o in preda ai riflessi post-mortem.

Io non ho un collo largo quanto il suo, ovvero l’equivalente di un televisore curvo da 48 pollici, ma sono stato pescatore per circa venticinque anni e ho smesso di recente per una serie di motivi, il cui principale non era affatto riconducibile all’etica, ma ad una faccenda più grossa e triste che non è – ci tengo a sottolinearlo – il matrimonio (quindi, Ciccio, puoi correre a comprarti un’attrezzatura da qualche migliaio di euro e poi dare spiegazioni alla Signora: poi ti insegno io).

Di etica in realtà c’è ben poco, ma ci dividevamo in tre categorie principali. La prima è quella degli scannatori seriali da laghetto a pagamento (A). Decine di individui vestiti mimetici in un rettangolo di cemento riempito di acqua e pesci, per dare la sensazione a chiunque di saperci realmente fare e poterlo poi raccontare a familiari ed amici; il tutto con ampia area parcheggio e bar nei paraggi, ma comunque coadiuvati da solido abbigliamento tecnico al fine di sopravvivere alla minima brezza autunnale. I secondi sono i pescatori etici (B), che rilasciano il pesce utilizzando tutte le cautele del caso, come materassini, ami privi di ardiglione o carezze finali con mano inumidita e altri accorgimenti che la fidanzata si può solo sognare, ma che comunque gli forano la bocca e lo sottopongono a uno stress devastante come quello del recupero al fine di realizzare l’immancabile foto finale della cattura, effettuata prevalentemente in un ambiente naturale e ostico. I terzi, gli unici che – sono giunto a questa faticosa conclusione – hanno realmente ragione, cioè quelli che battono un ambiente naturale senza fare mattanze (C), e catturano solamente 1-2 pesci per mangiarseli evitando scusanti insensate per non covare sensi di colpa sulla sessione mattutina già mentre pranzano, o quando scopano la sera, incappando in impreviste disfunzioni erettili. Eccezion fatta per quest’ultima casistica, di etico nella pesca non c’è proprio un cazzo, così come il discorso vale per quei cacciatori che amano vivere in mezzo alla natura ma in una mattinata impallinano una quarantina di tordi e poi li gettano – correttamente, va detto – nel bidone dell’organico. Io sono stato A e B, e sfortunatamente non abbastanza a lungo C, ma sono qui per fare almeno finta di parlare di musica, e non per confessarmi con voi. 

GOTTA CATCH ‘EM ALL!

Appunto, a voi perché dovrebbe interessare tutto questo? Dubitando che vogliate mancare di rispetto al signor Fisher ed a capolavori come Vile e Bloodthirst, vi rammento che è giunto il momento di acquistare una attrezzatura semi-professionale, poiché ciò che vi vendono nei supermercati dedicati allo sport non ha una minima valenza in termini di resa e durabilità, e sia l’obsolescenza programmata, sia la potenza degli storioni in fase di recupero del pescato, non perdonano.

Premettendo che nello scrivere questo articolo sto ascoltando The Forest Seasons dei Wintersun – il che potrebbe anche trovare qui una sua collocazione logica – consiglierò ai metallari i cinque dischi che possono accompagnarvi in questa half immersion nella natura poiché il cinguettìo del pettirosso ed il fruscio delle foglie sono ok, ma il metal è decisamente di un livello superiore e adesso – non a caso – è su un blog che vi trovate, e non in un bosco ancora preservato dai piromani. Partiamo, e abbiniamo questi classici della musica di Satana alle casistiche più opportune:

#5 – CARPODROMO: Carcass – Reek Of Putrefaction
Il carpodromo è una parola che da sola commenta dove siete andati a buttare la vostra domenica mattina, cosa che io ho fatto per qualche anno. Esattamente come il quagliodromo (!!!), si tratta di un posto che è stato infarcito della vostra preda a tal punto da generare sovrappopolamento e – nei casi più estremi – forme diffuse di denutrizione e nanismo nei pesci. Ma a nessuno frega un cazzo, perché l’importante è tornare a casa raccontando di averne presi più della volta precedente, il che è traducibile in “miglioramento”. Particolarmente battuto da gare agonistiche, nel carpodromo i pesci vengono messi in lunghe nasse per la pesatura ed il confronto finale. Questi ultimi contenitori, quando sollevati, schiacciano col peso di quelli sovrastanti gli animali che si trovano in fondo ed alcuni esemplari, al rilascio in acqua, inevitabilmente muoiono. Una telefonata all’allevamento e le rimpiazzano subito! I bigattini sono l’esca più comunemente utilizzata dagli angler, per questo la canzone Maggot Colony – pubblicata dai Carcass nel lontano 1988 – mi fa pensare che questo sia il disco più adatto al succitato ambiente. Inoltre Reek Of Putrefaction faceva un casino impressionante, e molti psuedo-carpisti frequentano il carpodromo, anziché gli ambienti naturali, proprio per segnalare ai vicini di postazione le loro catture con i rumorosissimi segnalatori acustici di abboccata, e mettere in mostra attrezzature da 4000-5000 euro date in pasto ad una pesca in realtà molto più essenziale e di tutt’altro carattere tecnico. Per questo siete autorizzati a presentarvi al carpodromo con quei bellissimi stereo AIWA degli anni novanta e sotterrare il suono dei segnalatori acustici con classici del calibro di Regurgitation Of Giblets o Pyosisified (Rotten To The Gore). Quaranta minuti di cacofonia, o non eufonia, che diventeranno un problema inizialmente altrui, e non appena verrà chiamato il gestore del lago, comunque non vostro. Perché un album del genere è materiale a cui puoi soltanto volere bene.

#4 – GRANDE LAGO: In The Woods… – Heart Of The Ages

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Altro debut album da segnalarvi, quello degli In The Woods… ovvero la band nata dallo split dei Green Carnation e scomparsa praticamente nello stesso periodo in cui Tchort – ex Emperor – riformava la sua creatura metallica. Non sono pratico della pesca nei grandi laghi con la tecnica del carpfishing: ci ho provato pochissime volte e sempre con risultati scarsi escludendo l’atmosfera, il paesaggio e le gran bevute che riuscivo a portare a termine. Una volta ho ascoltato black metal tutta la notte, passando per Setherial, Darkthrone e nulla che fosse più morbido della musica del Conte, e sono sicuro che i volumi sopportati dalla vicina autoradio non abbiano influito sull’assenza delle catture, dato che l’esca l’avevamo calata con la barca a qualche centinaio di metri di distanza dalle nostre postazioni fisse, grazie alle capienti bobine dei mulinelli Big Baitrunner. In compenso, quella notte la temperatura calò fino a due gradi sotto lo zero, si ruppe la stufa nella tenda a causa della sua immonda qualità e dell’umido presente nell’aria, uno dei piedi del lettino si fracassò sotto la mia esile struttura, e ciononostante incontrai con sorpresa e soddisfazione una volpe (Vulpes Vulpes, Linnaeus 1758) mentre uscivo dal riparo per andare a riempire i cespugli del piscio derivante dalla troppa birra ingerita. Al mattino partì questo insensato temporale in pieno febbraio, e mi sono goduto un tè caldo ingurgitando biscotti come se mi trovassi sotto attacco di fame chimica. Era tutto meraviglioso, ma sapevo di avere sbagliato scaletta la sera precedente: ci volevano gli In The Woods…

#3 – PESCA AL SILURO: Tankard – B-Day
La pesca al siluro è una cosa meravigliosa, perché si insidiano prede dal peso in alcuni casi vicino al quintale, per poi non prendere generalmente niente quattro volte su cinque. Solitamente, se peschi teorizzi automaticamente su un sacco di cose come per dare un senso a quello che accade o non accadrà, e scegliere la serata teoricamente giusta – perché l’Arno sta crescendo per le recenti piogge o per l’apertura di qualche diga in quanto il siluro (Silurus Glanis, Linnaeus 1758) dovrebbe alimentarsi più di frequente a queste condizioni – di solito porta al consueto cappotto. Ovvero, a non prendere un bel niente. Ma poi arriva il momento in cui il pesce vivo, che hai eticamente agganciato ad un amo affinché venisse divorato da un predatore lungo 150-200 cm, finisce davvero nella sua bocca, che non è dentata ma piena di una sorta di rivestimento in simil-carta vetrata e con ossa adibite allo schiacciamento di piccoli animali. Lui li ingoia per intero e li digerisce lentamente, come l’ottoia marina gigante di quella cacata sci-fi che era Deep Rising – Presenze dal profondo, ma stavolta suo malgrado vi era nascosto un amo di misura 5/0 che lo sfonderà proprio nella sua parte anatomica predatoriamente più letale (Trainspotting, per favore, non ti eccitare), il che darà il via al faticoso combattimento. Una volta che lo avrai preso, mal di schiena permettendo e sperando che tu abbia utilizzato dei guanti antinfortunistici per afferrarlo, ti renderai conto che il siluro non è poi così differente da Gerre dei Tankard. Nel tour di supporto a B-Day, per chi scrive il loro album più riuscito, io ero in prima fila mentre il cantante tedesco faceva toccare la sua pancia sudata ai fan un po’ come il politico pentastellato Joey De Maio – non affatto in maniera schizzinosa – permetterebbe loro di sfiorare il suo sacro basso elettrico. Ho toccato la pancia del siluro ironizzando su quella volta al Siddharta di Prato in prima fila coi Tankard  – che avevo intervistato nel pomeriggio per MetalManiacs, rimediando una mezza sbronza – almeno quattro o cinque volte, perciò B-Day è il migliore album che possiate abbinare alla pesca al siluro, considerando anche che nelle lunghe attese previste si finisce sempre per bere tantissimo.

#2 – PESCA ALLO STORIONE: Primus – Sailing The Seas Of Cheese

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La pesca allo storione (Acipenser Sturio, Linnaeus 1758), quella vera, consiste nell’attendere il passaggio di questo meraviglioso pesce in grandi fiumi come il Po e sperare che in quel breve lasso di tempo il vertebrato acquatico finisca fra le vostre braccia. In realtà in Italia vengono riempiti piccoli laghetti artificiali di storioni di allevamento e il gioco è fatto. Chiunque può quindi pescare un pesce che pesa oltre venti chili e scopare la vicina di casa raccontandole l’aneddoto, e innescando in lei quell’associazione involontaria che fa il cervello, pudicamente, vedendo un grosso membro al posto dell’ossuto e simil-preistorico esemplare della rozza fotografia mostratale con orgoglio. L’esca principe per questa non-tecnica, che equivale a un porticciolo chiuso all’imboccatura e riempito di squali e gente che urla “Ehi, ho preso uno squalo!”, è il formaggio. Va bene sotto qualunque forma: sottiletta, formaggino, ma generalmente funziona e deve più che altro reggere la tenuta sull’amo. Quindi sono sconsigliati quei formaggini di merda che le nonne sciolgono nelle minestre per renderle meno ospedaliere possibile. Sailing The Seas Of Cheese, poiché i pescatori di storioni finiscono generalmente per pasturare troppo e rendere le acque oleose e, alla fine, mortali per i suoi inquilini di fondale (ciò che non viene mangiato alla fine si decompone e diventa talvolta letale). E gli storioni nuotano in acque di formaggio, come quel disco fantastico dei Primus che acquistai in musicassetta all’età di tredici anni, non capendoci un cazzo e ritrovandomi addirittura infastidito dal marcato suono del basso del virtuoso Les Claypool. A proposito, io che sono un fissato del thrash metal vi raccomando di ascoltare quel gran pezzo di musicista – se non lo avete già fatto – sul debut dei Blind Illusion, The Sane Asylum. Una roba pazzesca, almeno strumentalmente parlando.

#1 – PESCA A BOLENTINO: Vomitory – Revelation Nausea
La pesca a bolentino sui barconi nell’Adriatico funziona più o meno così: si utilizza una corta canna da pesca, con un cimino sufficientemente sensibile da trasmettere le vibrazioni dell’abboccata, e si sosta laddove l’ecoscandaglio ha segnalato la presenza di banchi di pesce azzurro come lo sgombro. Vengono infine calate a poppa ed a prua delle reti sottili, fissate su resistenti supporti e con attaccati minuscoli pezzetti di pesce che fungono da pastura, e intrattengono il branco esattamente sotto all’imbarcazione. Sui due lati, i pescatori – citando i Radiohead – Packt Like Sardines in a Crushd Tin Box. Spesso il risultato di queste pescate notturne è buono: occorre soltanto portare con sé un secchio contenente del ghiaccio, poiché altrimenti le catture si conserverebbero male fino al mattino. In caso di cappotto, il contenitore potete sempre utilizzarlo per non vomitare in mare, ma al suo interno, generando così altro urto. Il problema è il mal di mare, non la presenza di quaranta pescatori in uno spazio che ne dovrebbe ospitare la metà. Parti alle due di notte con un sonno che fa provincia, ti imbarchi e peschi considerando che la colazione è prevista durante il viaggio di andata, o quello di ritorno. Attorno a te una serie di volti inizia a tendere al verdognolo o al bluastro, come in quelle foto col bilanciamento del bianco sballato. Poi tocca alla prima vittima, e i suoi conati squarciano il silenzio della notte attirando l’attenzione di molte persone apparentemente assonnate. Ti fai due risate e lo sfotti, provando anche un po’ di pena perché avrebbe dovuto essere lì per divertirsi. Poi tocca anche a te, è l’inevitabilità che viene a prenderti e ha più pazienza dei pescatori perché sa che hai tutta la notte per venire sollecitato dall’impercettibile culla che è il moto ondoso. E Urban Gustafsson questo lo sapeva anche senza pescare gli sgombri.

In conclusione, con una canna di tipo bolognese ed un mulinello a frizione anteriore con capienza di 150 metri di monofilo di diametro 0.20, dovreste essere pronti per approcciare le prime sfide extra-acquatiche in compagnia di George Fisher. Non ditegli che A Skeletal Domain non vi è piaciuto e soprattutto non ditegli che io non ho neppure finito di ascoltarlo. Ma soprattutto, ammettendo il mio amore per la pesca, vi consiglio di praticarla senza troppe menate, paranoie o preconcetti poiché si tratterà di un qualcosa che farete egoisticamente e per la vostra mera soddisfazione personale tipica da specie dominante sul Pianeta. L’etica pura non esiste, ma il cazzo più grosso di tutti quando prenderete un persico trota del peso di oltre due chili alla foce del torrente Greve utilizzando un amo del 22, quello c’è eccome. E rimetterli in acqua non significa aver vinto una sfida rispettosa con loro. Personalmente ho vissuto questa storia per un quarto di secolo come una droga e considero il tutto un capitolo chiuso, ma, esattamente come il metal, è una cosa che mi porterò dentro per sempre. (Marco Belardi)

10 commenti leave one →
  1. vito lomonaco permalink
    24 novembre 2017 11:17

    Ho provato una volta e mi sono cagato il cazzo dopo 3 minuti e mezza lattina di birra calda del Lidl,ma è un problema mio non giudico.

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  2. cattivone permalink
    24 novembre 2017 12:43

    Neanche io sono pescatore, ma questi racconti sono bellissimi.
    Ottime scelte tra l’altro.

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  3. Fanta permalink
    24 novembre 2017 13:46

    Ti invidio molto Belardi, perché pur volendo cimentarmi (da quasi esordiente) non potrei. Tengo famiglia e il poco tempo libero lo dedico ad attività fisica (corsa) da ritagliare a incastro su modelli statistico-inferenziali.
    In compenso cerco di pescare mia figlia, ossia di deviarla al metal tra una “All’alba sorgerò” (da Frozen, o frocen come preferisco io), l’immancabile “Esercito del selfie” e, last but not least, “Ci son due coccodrilli” (che canto anch’io in macchina in versione Glen Benton).
    La tecnica di pesca al metal della prole è sottile e strategica. Prima sfinisci il bambino e/o bambina, diciamo di tre anni circa, con la roba che ti chiede in auto (fornirsi di bluetooth). Quindi mettetevi l’anima in pace perché siete stati ampiamente anticipati dalla madre, le non ne, le zie, l’asilo, eccetera. Un dì Noè nella foresta andò!!! Ma non erano gli Ulver? No papà…Ah. Poi mentre la maniacalità dell’infante scema e arriva il languore del sonno, BAM! Commuti sulla tua chiavetta USB e attacchi con Hallowed be thy name. Dopo un paio di settimane di esposizione reiterata ho ottenuto questo: papà rimetti tua canzone? Sei tu che canti sulla canzone (eh…figlia, magara…)? Mi piace questa canzone papà. La rimetti? La rimetti? La rimetti? Dai…ora basta. Rimetti da capo? No, dai. Il problema è che mia figlia crede che Hallowed siano tre brani…e lei vuole sentire solo i primi 90 secondi.
    Alla fine ora a lei piacciono i Maiden e io li odio profondamente…

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  4. weareblind permalink
    24 novembre 2017 21:48

    Non ho capito 4 parole su 10. Non posso capire chi pesca, io dopo 90 secondi uscirei di testa come se avessi visto Chtulhu.

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  5. fredrik permalink
    24 novembre 2017 23:52

    Vi penserò la prossima volta che vado da furia a caorle a strafogarmi di pesce per 20€.

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  6. 26 novembre 2017 19:03

    Direi che per la pesca sul lago attuale ci vuole un bel best of di Povia: almeno sul lago di como, non c’è rimasto più un cazzo, quindi, tanto vale farsi il peggior male possibile…
    Una volta quando c’erano alborelle e persici era roba da Cruelty and the beast dei Cradle o Killing is my business del buon Dave & co: galleggiante da 20 con attaccati 10 ami (o 20 se volevi fare il ganassa), con il finalino e l’amo da alborella con solo su dei brillantini (visto che le alborelle puoi buttare in lago Barbara D’Urso e ci danno pure su quella) con l’alborella viva aspettavi il persico, da ferrare subito appena andava giù il galleggiante da 20 o con l’amino piccolo non lo beccavi. Di persici se ne tirava su, però le alborelle restavano attaccate ore e ad ogni lancio perdevano pezzi, qualche volta ho pure usato pezzi semivivi di alborella mezza smozzicata dai persici più furbi… una roba che a pensarci…
    Oppure la discografia dei Tankard andrebbe bene se provi a pescare cavedani coi fegatini di pollo. Tempo per riuscire a infilare un fegatino sull’amo: 20 minuti. Moccoli: 50. Tempo che il fegatino impiega a sganciarsi dall’amo per i cazzi suoi: 30 secondi netti. Rapporto lancio / cavedano che abbocca 1/1000. Ti porti dietro la puzza dei fegatini per giorni, torni a casa con qualche cavedano che fa pure schifo da mangiare, quindi non te ne fai un cazzo (almeno persici e alborelle anche se a pezzi son boni), i fegatini fan talmente schifo che sei conciato peggio di tizi che dormono nel vomito e nel piscio dopo 4 litri di tequila.

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